FOG Triennale Milano Performing Arts: la stagione autunnale tra musica, danza e nuove voci internazionali

Lo spettacolo di Yanghee Lee "Shimmering" inserito nel cartellone di FOG 2026 PAMS2025 KAMS

Dal 19 settembre al 15 novembre, la nona edizione del festival milanese raddoppia per la prima volta nella sua storia con un capitolo autunnale: 14 appuntamenti, 34 repliche e artisti da 25 Paesi, con metà dei nomi alla loro prima volta in città

Negli anni, FOG Triennale Milano Performing Arts si è ritagliato uno spazio che in Italia non ha davvero equivalenti. È un festival che vive di interdisciplinarietà, che intreccia il teatro con la danza, la musica e le arti visive fino a farne un linguaggio unico, e che porta a Milano uno sguardo internazionale raramente così ampio nel panorama nazionale. Con la sua coerenza e vocazione pubblica precisa, FOG è oggi una delle realtà più internazionali che si possano trovare in Italia, e ha contribuito non poco a portare nel tessuto nostrano compagnie e linguaggi che altrove restano marginali. Con il tempo è diventato una certezza della scena performativa, un punto fermo a cui guardare per capire dove si sta muovendo la ricerca contemporanea.

A questa identità si affianca una forte componente di scouting, portata avanti con coerenza edizione dopo edizione. FOG funziona come un laboratorio di ricerca, capace di individuare compagnie internazionali che abbiano qualcosa da dire alla città, che possano offrire al pubblico una visione e uno spunto di riflessione sulla contemporaneità. Non stupisce, quindi, che la metà dei nomi in programma per questa edizione autunnale arrivi a Milano per la prima volta: un equilibrio studiato tra grandi presenze già consolidate e voci nuove, che tiene insieme la solidità dei nomi affermati e la scommessa su chi ancora deve farsi conoscere.

Un’unica stagione, per la prima volta in due tempi

Dopo la chiusura della prima parte di programmazione lo scorso aprile, la nona edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts riprende dal 19 settembre al 15 novembre con 14 appuntamenti e 34 repliche complessive, tra cui 6 produzioni e coproduzioni, 4 prime assolute e 3 prime nazionali. È la prima volta che il festival raddoppia in questo modo, articolandosi in due momenti distinti dell’anno. In questa fase la metà degli artisti coinvolti non è mai stata a Milano, in un programma che tiene insieme danza, musica, performance e teatro.

Se c’è un filo che attraversa questa seconda parte dell’anno, è la musica, che assume qui un ruolo davvero da protagonista, capace di spaziare dalla quella contemporanea a quella classica, dalla sperimentazione sonora al clubbing fino al barocco, componendo una vera drammaturgia sonora.

La musica come drammaturgia

Il festival si apre sabato 19 settembre con una prima assoluta firmata da Lina Lapelytė, tra le artiste più affermate dell’ultima generazione, Leone d’oro alla Biennale Arte di Venezia nel 2019 per “Sun & Sea (Marina)”. Nel Giardino di Triennale, l’artista lituana presenta alla sua prima volta a Milano una durational performance di cinque ore, “Mud Works”, che unisce canto e azione scultorea, un lavoro nato nell’ambito del progetto europeo PIT Perform Transform Inform, in cui un coro accompagna un pubblico chiamato a partecipare attivamente e a costruire fisicamente l’opera insieme ai performer.

Martedì 6 ottobre arriva in teatro un altro momento centrale del programma, con il ritorno a FOG del Premio Pulitzer per la Musica Caroline Shaw, che insieme all’Attacca Quartet presenta un percorso attraverso l’album “Evergreen”, vincitore del Grammy Award per la migliore interpretazione di musica da camera, in una prima nazionale.

Sabato 3 e domenica 4 ottobre è invece il barocco a incontrare la sperimentazione elettroacustica, con l’anteprima italiana di “Dido and Aeneas” firmata da Dewey Dell, compagnia guidata da Teodora e Agata Castellucci che dopo l’acclamato “Le sacre du printemps” torna a confrontarsi con le grandi strutture narrative dell’antichità, qui attraverso il melodramma di Henry Purcell reinventato in chiave contemporanea.

Il clubbing entra invece in scena venerdì 23 e sabato 24 ottobre con “Shimmering”, ultimo capitolo della trilogia Dance’s Pleasure della coreografa sudcoreana Yanghee Lee, alla sua prima volta in Italia con un proprio spettacolo: un’opera che fonde la danza tradizionale coreana dello Shinmuyong con l’energia della cultura rave e da discoteca degli anni novanta, trasformando il palco in un luogo di memoria culturale condivisa.

La danza internazionale

Sabato 10 e domenica 11 ottobre il Teatro ospita “Muette”, ultima opera di Boris Charmatz, già alla guida del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, pensata come seguito del precedente solo “SOMNOLE” presentato a FOG nel 2022.

Mercoledì 14 e giovedì 15 ottobre è invece il turno di “Cassette Vol.1” di Kyle Abraham, alla sua prima volta a Milano con la compagnia A.I.M, un omaggio alla cultura dei video musicali degli anni ottanta, da Suzanne Vega a Salt-N-Pepa, LL Cool J e Prince, capace di raccontare come la musica pop abbia contribuito a plasmare l’immaginario collettivo. Dopo lo spettacolo, gli spazi di Voce ospitano il dj set Dance Jam di R.ocks a cura di Radio Raheem, con un’incursione performativa dei danzatori della compagnia.

Installazioni e nuove drammaturgie del suono

Sabato 17 e domenica 18 ottobre debutta in prima italiana “Pour la Fin du Temps”, installazione immersiva firmata da madalena reversa, il progetto artistico fondato da Maria Alterno e Richard Paresch, che prende ispirazione dal “Quatuor pour la fin du Temps” di Olivier Messiaen, composto nelle latrine del campo di prigionia nazista di Görlitz ed eseguito per la prima volta nel gennaio del 1941 davanti a una platea di prigionieri e soldati.

Venerdì 23 e sabato 24 ottobre, gli spazi di Voce Triennale accolgono Voice Box, progetto site specific in prima assoluta della sound artist Agnese Banti, accessibile anche al pubblico cieco e ipovedente, pensato per il soundwall di altoparlanti dello spazio e frutto di uno studio radicale sulla voce umana.

Teatro, identità e corpo

Mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre segna la prima presenza assoluta in città del regista e compositore sudcoreano Jaha Koo, vincitore pochi mesi fa del prestigioso Premio Internazionale Ibsen, che con “Haribo Kimchi” conduce il pubblico in un viaggio intimo e surreale ambientato in un pojangmacha, tipico chiosco notturno di street food coreano, tra malinconia e riflessione sull’identità.

Sabato 7 e domenica 8 novembre, nell’ambito del network blOOm, arriva in prima italiana “Stanza” di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, performance one-to-one che invita lo spettatore a entrare in una stanza abitata per otto ore al giorno da un performer in stato di volontario abbandono, un lavoro che interroga il sonno come condizione di vulnerabilità condivisa.

A chiudere il programma, venerdì 13 novembre, sono i debutti di due artisti associati di Triennale Milano Teatro per il triennio 2025-2027: Amir Reza Koohestani, tra i più rilevanti drammaturghi iraniani contemporanei, presenta in prima assoluta “UN/SENT”, creato appositamente per il festival, mentre il Salone d’Onore ospita “The Lovely Gears” di Chiara Bersani, installazione site specific realizzata con gli studenti dell’Accademia di Architettura dell’Università di Mendrisio, un paesaggio di oggetti sospeso tra umano e non umano in cui il pubblico è invitato a perdersi e ritrovarsi.

Tra gli altri protagonisti della stagione anche Romeo Castellucci (un incontro dopo la spazio la proiezione dello storico capolavoro della Socìetas Raffaello Sanzio “Amleto, la veemente esteriorità della morte di un mollusco” del 1992), in un cartellone che conferma Triennale Milano Teatro come una delle case delle arti performative più vive del panorama italiano.