Festival di Cinema e Donne: a Firenze lo sguardo femminile da Jane Campion alle nuove voci

Jane Campion protagonista dell'apertura del Festival di Cinema e Donne di Firenze Grant Matthews

Dal 21 al 25 ottobre il Cinema La Compagnia ospita un festival che dal 1979 racconta il mondo attraverso gli occhi delle donne. Ad aprirlo sarà la regista neozelandese, accanto a Céline Sciamma, Francesca Archibugi, Kasia Smutniak e sei opere di registe emergenti

Per Jane Campion tre cose bastano a farla gioire: il cinema, le donne e Firenze. E sarà lei ad aprire la 47esima edizione del Festival di Cinema e Donne. La manifestazione si tiene dal 21 al 25 ottobre al Cinema La Compagnia di Firenze, con la direzione di Camilla Toschi e l’organizzazione dell’Area Cinema di Fondazione Sistema Toscana, e fa parte del cartellone della 50 Giorni di Cinema a Firenze.

Una serata in compagnia di Jane Campion

Prima donna a vincere la Palma d’Oro a Cannes, nel 1993 con “Lezioni di piano”, e Premio Oscar per la regia nel 2022 con “Il potere del cane”, Jane Campion non sarà un’ospite di passaggio. Attraversa il festival in più momenti, a cominciare dalla serata inaugurale di mercoledì 21 ottobre, costruita su una Carte Blanche: al festival ha chiesto di scegliere il film da condividere con il pubblico, e la sua scelta è caduta su “Orlando” di Sally Potter, del 1992. È la trasposizione visionaria del romanzo di Virginia Woolf, con una Tilda Swinton in stato di grazia.

Nella stessa serata la regista neozelandese presenta anche “Socks” di Todd Karehana, un cortometraggio nato dentro “A Wave in the Ocean”. Si tratta del progetto di formazione e mentorship che la regista ha ideato e dirige insieme alla produttrice Philippa Campbell, avviato nel 2022 con il sostegno di Netflix. Accompagna autori e autrici emergenti nella ricerca della propria voce attraverso il corto, e nel corso del festival ne verranno proiettati diversi.

Ritratto di signora, trent’anni dopo

Sabato 24 ottobre Jane Campion torna sul palco in dialogo con Piera Detassis, Editor at Large Cinema & Entertainment di Hearst Italia, per introdurre “Ritratto di signora”. Il film compie trent’anni ed è tratto dal romanzo di Henry James. La storia, ambientata all’inizio del Novecento, segue una giovane aristocratica ricca e ambiziosa che finisce intrappolata in un matrimonio infelice, ed è affidata a Nicole Kidman, John Malkovich e Barbara Hershey.

Per la regista è anche un ritorno in Toscana, dove il film fu girato in buona parte: a Lucca, a Palazzo Pfanner, e a Firenze, in piazza Santissima Annunziata. La proiezione inaugura inoltre una retrospettiva completa sulla filmografia della regista neozelandese, che proseguirà al Cinema La Compagnia tra novembre e gennaio.

Quasi mezzo secolo di cinema al femminile

Il festival è nato nel 1979 e in questi decenni ha accolto autrici come Chantal Akerman, Agnès Varda, Marguerite Duras, Lina Wertmüller e Margarethe von Trotta. Quest’anno mette accanto grandi maestre e nuove generazioni, con Campion, Céline Sciamma, Francesca Archibugi, Kasia Smutniak e Paloma Schneideman. Cinque giorni di proiezioni e incontri che girano intorno a identità, desiderio, memoria, autodeterminazione e parità di genere.

Céline Sciamma e la storia riscritta

Tra le presenze più attese c’è quella di Céline Sciamma, autrice di “Ritratto della giovane in fiamme” e “Petite Maman”, un cinema che ha raccontato con rara delicatezza il formarsi dell’identità, i corpi e le relazioni. Sabato 24 ottobre la regista francese terrà l’incontro “Per una storia transfemminista del cinema”, una proposta per rileggere la storia della settima arte da prospettive diverse, recuperando figure, opere ed esperienze rimaste ai margini del racconto tradizionale.

Domenica 25, in conversazione con la regista Adele Tulli, sarà la volta di “Riscrivere lo sguardo”. In quell’occasione Sciamma presenterà “Tutti Frutti”, mediometraggio che intreccia memoria personale, attivismo e cultura digitale, e “Tomboy (New Director’s Cut)”, nuova versione del film del 2011 sull’infanzia, la fluidità di genere e la scoperta di sé.

Archibugi e Smutniak, due memorie diverse

Il cinema italiano è rappresentato da Francesca Archibugi e Kasia Smutniak, con due opere lontane per forma ma vicine per attenzione alla memoria e all’esperienza femminile. Venerdì 23 ottobre Francesca Archibugi porta “Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo”, documentario sulla scrittrice, critica d’arte e teorica femminista che ha inciso a fondo sul pensiero italiano del Novecento. Attraverso materiali d’archivio, anche inediti, il film ripercorre la sua vita pubblica e privata e ne interroga l’eredità intellettuale e politica, a partire dalla scelta di lasciare una carriera brillante nella critica d’arte per fondare Rivolta Femminile.

Giovedì 22 ottobre arriva a Firenze Kasia Smutniak con “Mustang”, il suo nuovo documentario scritto con Marella Bombini. Il punto di partenza sono le immagini di un viaggio fatto nel 2003 con Pietro Taricone nella remota regione himalayana da cui il film prende il nome. A più di vent’anni di distanza quei filmati diventano l’occasione per riflettere sulla memoria, sul tempo e sui legami familiari.

Il concorso internazionale, sei sguardi nuovi

Sei lungometraggi compongono il concorso internazionale, dedicato alle nuove voci della regia femminile. Si parte giovedì 22 con “Sad Girlz”, opera prima della messicana Fernanda Tovar, racconto di formazione sull’amicizia tra due adolescenti accomunate dalla passione per il nuoto, già premiato con l’Orso di Cristallo e il Grand Prix della Giuria Internazionale nella sezione Generation 14plus della Berlinale 2026.

Dal Cile arriva “El Deshielo (The Meltdown)” di Manuela Martelli, già autrice di “1976”. Il film, ambientato nel 1992, mescola infanzia, sparizioni e memoria ed è stato presentato a Un Certain Regard, a Cannes 2026. La spagnola Gemma Blasco firma “La Furia“, storia di una giovane attrice che cerca nel teatro e nella figura di Medea un modo per elaborare una violenza subita, con due candidature ai Goya 2026, tra cui quella come miglior regista esordiente. Dalla Corea del Sud viene “En route to” di Yoo Jaein, passato alla Berlinale in Generation 14plus: due adolescenti affrontano una gravidanza indesiderata, tra responsabilità e autodeterminazione, dentro le forme del road movie e di una solidarietà tutta femminile.

Chiudono la selezione il documentario “Mustang” di Smutniak e “Big Girls Don’t Cry” della neozelandese Paloma Schneideman, in sala a Firenze sabato 24 ottobre. Ambientato nell’estate del 2006, segue la quattordicenne Sid alla scoperta di desiderio, identità e sessualità. È il primo lungometraggio nato dal programma “A Wave in the Ocean” di Jane Campion, il che chiude un cerchio con la serata d’apertura.

La giuria

A giudicare le opere saranno Daniela Brogi, critica letteraria e cinematografica, Caroline Deruas Peano, regista, sceneggiatrice e attrice francese, e Giuliana Fantoni, presidente nazionale della FICE, la Federazione Italiana Cinema d’Essai.