Il maestro tedesco trasforma la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale in un pantheon al femminile: 42 grandi teleri per restituire voce alle alchimiste dimenticate dalla storia. Fino al 27 settembre, una delle mostre più potenti e necessarie dell’anno, e non solo per gli appassionati d’arte
C’è un luogo a Milano che porta ancora addosso le cicatrici della guerra. La Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, bombardata nel 1943, ha visto i corpi delle sue sculture femminili cancellati dalle bombe,mutilati, erosi, dimenticati. Ottant’anni dopo, Anselm Kiefer ha scelto proprio questa sala per restituire corpo e voce a un altro gruppo di donne che la storia ha fatto di tutto per dimenticare: le alchimiste.
Il risultato è “Kiefer. Le Alchimiste”, una mostra concepita appositamente per questo spazio e per questo dialogo impossibile tra ferita e rinascita. Quarantadue grandi teleri, realizzati con piombo, zolfo, cenere, ossidi e oro, che dal 7 febbraio al 27 settembre occupano la sala come un atto di risarcimento collettivo. Non una retrospettiva, non un’antologia: un’opera unica, pensata come un solo respiro lungo sette mesi.
Il pittore che trasforma la materia in storia
Anselm Kiefer non dipinge quadri. Costruisce mondi. A 78 anni, il maestro tedesco è ancora uno degli artisti viventi più potenti e riconoscibili del pianeta, uno di quelli che quando entri in una sua sala ti si ferma il fiato in gola prima ancora di capire perché. La sua poetica ha sempre ruotato attorno agli stessi grandi temi: mito, memoria, distruzione, rinascita.
La Germania del dopoguerra come ferita aperta. La Storia come peso che non si può scrollarsi di dosso. La materia come linguaggio, piombo che cola, cenere che si deposita, oro che emerge dal buio come una promessa.
In “Le Alchimiste” tutto questo trova una nuova direzione. Per la prima volta Kiefer costruisce un pantheon esplicitamente femminile, popolato da figure che la cultura dominante ha marginalizzato, perseguitato o semplicemente ignorato. Scienziate e visionarie, ricercatrici e condottiere, donne che sapevano cose che non avrebbero dovuto sapere, e che per questo hanno pagato un prezzo altissimo.
Dai materiali densi e corrosi delle tele emergono volti e corpi come atti di resurrezione. Non è una metafora: è pittura come processo alchemico, materia che muore e si rigenera sulla superficie della tela.
Le donne che hanno cambiato la scienza (e che nessuno ricorda)
Chi erano le alchimiste? Non le streghe dei racconti popolari, non le figure oscure evocate per spaventare. Erano donne di straordinaria intelligenza e coraggio che, in secoli in cui la conoscenza era un privilegio riservato agli uomini, trovarono nell’alchimia uno spazio per fare scienza, ricerca, medicina.
La curatrice Gabriella Belli sottolinea un aspetto fondamentale: queste donne seppero andare oltre gli obiettivi tradizionali dell’alchimia, abbandonando la ricerca della pietra filosofale, per orientarsi verso pratiche concrete che aprirono nuove strade alla scienza moderna. Il loro sapere era cura, rigenerazione, conoscenza applicata.
Kiefer le evoca una per una, costruendo una costellazione di esistenze straordinarie. Caterina Sforza, legata a Milano, condottiera e scienziata, autrice di un manoscritto fondamentale di ricette mediche e alchemiche. Kleopatra, non solo regina ma studiosa. Sophie Brahe, astronoma danese. Margaret Cavendish, filosofa naturale nell’Inghilterra del Seicento. Marie Meurdrac, prima donna a pubblicare un trattato di chimica in Francia. Perenelle Flamel, Isabella Cortese, Cristina di Svezia, Mary Anne Atwood, Anne Marie Ziegler: nomi che meriterebbero libri di testo e invece faticano a trovare spazio nelle enciclopedie.
La Sala delle Cariatidi: quando il luogo diventa opera
Parlare di questa mostra senza parlare del luogo in cui è allestita sarebbe un errore. La Sala delle Cariatidi non è una cornice neutra: è una presenza attiva, un interlocutore silenzioso che trasforma il significato di ogni opera che ospita. Nel 1943 i bombardamenti distrussero gran parte dei corpi delle sculture femminili che sorreggono l’architettura della sala. Quelle figure mutilate, corpi di donne letteralmente cancellati dalla violenza della guerra, sono rimaste lì, in quello stato, come scelta consapevole di non dimenticare.
Kiefer ha scelto questo spazio sapendo perfettamente cosa stava facendo. I suoi corpi femminili che emergono dalla materia corrosa dialogano con i corpi mutilati delle cariatidi in un cortocircuito visivo ed emotivo di rara potenza. Distruzione e rinascita. Cancellazione e restituzione. La sala stessa diventa parte dell’opera, e il visitatore che si muove tra i teleri si ritrova dentro qualcosa che assomiglia più a un rito che a una visita museale.
Specchi, riflessi e trasformazione: un’esperienza immersiva
L’allestimento non si limita a disporre le opere nello spazio. Specchi e giochi di riflessione moltiplicano le immagini delle alchimiste, coinvolgendo direttamente chi guarda. Non si resta semplici osservatori: si diventa parte del processo di trasformazione che è al cuore della poetica di Kiefer.
È un’esperienza che ha qualcosa di iniziatico. Come sottolinea la curatrice Belli, il percorso espositivo assume un carattere emotivo che va ben oltre la fruizione estetica. Si entra in un certo modo e si esce diversi. O almeno, con qualcosa in più da portarsi dietro.
Perché questa mostra è necessaria, adesso
Le Alchimiste rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026, promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Galleria Lia Rumma e Gagosian. Un contesto importante, una vetrina internazionale. Ma il valore della mostra va ben oltre il calendario olimpico.
In un momento storico in cui il contributo delle donne alla scienza, alla cultura e alla storia viene ancora sistematicamente sottovalutato o dimenticato, Kiefer compie un gesto che è insieme artistico e politico: costruisce un monumento. Non di marmo o bronzo, ma di piombo, cenere e oro. Materie impure, trasformate. Materie alchemiche. Come lo erano quelle donne.
