Dal 16 al 31 luglio la 42esima edizione del festival altoatesino mette in scena oltre 40 appuntamenti tra prime italiane, capolavori restaurati e nuove creazioni, trasformando la città in un palcoscenico diffuso aperto a tutti
Da oltre quarant’anni Bolzano Danza accompagna l’estate del capoluogo altoatesino con un appuntamento capace di intrecciare la grande tradizione internazionale della danza contemporanea a un dialogo costante con la città e i suoi abitanti. Diretto dal 2025 da Anouk Aspisi e Olivier Dubois, la seconda tappa della loro “Trilogia della Passione” è sotto il segno dell’Orizzonte, scegliendo di guardare alla danza come apertura e materia viva, in dialogo tra memoria e futuro, da riattraversare insieme al pubblico piuttosto che custodire a distanza.
Il festival arriva alla sua 42esima edizione confermandosi tra le manifestazioni più importanti del settore in Europa, con sedici giorni di programmazione distribuiti in 17 location diverse, anche fuori dai luoghi tradizionali, dai teatri storici ai bunker sotterranei, dai chiostri medievali ai parchi affacciati sul Talvera. Trentasei artisti e compagnie, sette prime italiane, due prime assolute e un’anteprima nazionale compongono un calendario che vuole coinvolgere direttamente lo spettatore non per farlo osservare passivamente ma invitandolo a partecipare all’esperienza artistica.
Una città che si trasforma in palcoscenico
Il calendario si apre giovedì 16 luglio a Castel Mareccio, dove il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto firma un doppio appuntamento serale: la trilogia di brevi assoli MicroDanze, in prima assoluta, e “Il combattimento di Tancredi e Clorinda”, con la regia di Fabio Cherstich e la partecipazione dei solisti dell’Orchestra Haydn. A seguire, al Teatro Studio, Louise Lecavalier porta in scena “danses vagabondes”, omaggio in movimento agli scritti del fisico Carlo Rovelli, un lavoro che trasforma il corpo in archivio di tempo e memoria.
La memoria della danza come materia viva
È proprio l’idea di un patrimonio da riattraversare, a tenere insieme alcuni dei momenti più attesi della rassegna. Mercoledì 22 luglio, alla Waltherhaus, torna in prima italiana “Rosas danst Rosas” di Anne Teresa De Keersmaeker, pietra miliare del 1983 qui restituita con un cast interamente rinnovato a oltre quarant’anni dal debutto. Stessa logica per la chiusura del 31 luglio, quando la Sala Grande del Teatro Comunale accoglie “Badke(remix)”: nato nel 2013 dalla collaborazione tra les ballets C de la B e dieci danzatori palestinesi, lo spettacolo è oggi interamente nelle mani della compagnia Studio48, segno di un passaggio di testimone che il festival sceglie di raccontare apertamente. Dopo lo spettacolo, la dj palestinese ADAN chiude la rassegna con un set che intreccia sonorità dabke e club contemporaneo.
Il pubblico protagonista
La parola d’ordine di questa edizione è partecipazione, e si traduce in formati che escono dal recinto tradizionale dello spettacolo. Venerdì 17 luglio Anna Basti porta in Piazza Walther una lezione di danza classica aperta a tutti, libera dai codici accademici del balletto. Sabato 18, ai Prati del Talvera, torna ExtraDanza, la festa che lo scorso anno ha messo insieme 200 artisti e migliaia di spettatori tra performance, workshop e dj set. Per le famiglie, ABC – Allegra Brigata Cinematica propone “PlayJam”, esperienza interattiva tra danza e musica pensata per bambini da 0 a 3 anni. E al NOI Techpark, martedì 21, Margherita Landi apre al pubblico il suo Landi’s Cube, progetto che fonde realtà virtuale e coreografia ispirandosi al Cubo di Laban.
Corpi, identità, nuove geografie
Diversi lavori scelgono di affrontare il corpo come terreno politico. Chiara Bersani, domenica 19, dedica “Michel – The Animals I am” al pianista Michel Petrucciani, condividendo con lui la stessa condizione genetica. Mohamed Toukabri, mercoledì 29, intreccia hip-hop e pensiero decoloniale in un viaggio tra migrazione e trasmissione del sapere.
Il collettivo romano Industria Indipendente, martedì 28 alla Fondazione Antonio Dalle Nogare, prosegue invece la sua indagine sulla figura di Don Chisciotte insieme alla danzatrice Annamaria Ajmone. Non manca lo sguardo sul paesaggio urbano, con “Veduta_Atlante Mediterraneo” di mk e Lorenzo Bianchi Hoesch, che giovedì 30 e venerdì 31 porta la performance dalla terrazza della Biblioteca Civica fino ai prati di San Martino in Badia.
Le grandi firme internazionali
Completano il programma alcuni dei nomi più rilevanti della scena europea. Peeping Tom presenta “Diptych”, venerdì 17, mentre Leïla Ka, già coreografa per Beyoncé, firma “Maldonne” il 20 luglio. Ayelen Parolin arriva il 27 con “Irresistible Revolution”, fresco trionfo bruxellese che mescola murga e cumbia, e Alexander Vantournhout propone una nuova versione di “Through the Grapevine Live” con musica dal vivo di Andrea Belfi. Venerdì 24, Olivier Dubois firma “Les Mémoires d’une seigneure”, versione al femminile di un lavoro del 2015 che vede in scena, insieme all’interprete storica Marie-Laure Caradec, un coro di cinquanta donne non professioniste reclutate sul territorio.
