All’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano dal 30 maggio al 30 giugno torna la rassegna teatrale nata grazie a Olinda, dodici spettacoli che invitano a mettersi nei panni dell’altro senza pregiudizio in un luogo che un tempo era di esclusione e che ora è una realtà viva e partecipata
Trent’anni fa l’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, nella periferia nord di Milano, era un’enorme cittadella in dismissione che ospitava pazienti psichiatrici. Molti padiglioni erano chiusi, con l’intonaco scrostato e le grandi finestre protette da sbarre. I lunghi corridoi erano spogli e i pavimenti consumati. Fuori, il parco era trascurato, la vegetazione selvaggia, e il perimetro era protetto da mura che lo rendevano inaccessibile.
Poi, dal 1996, la struttura cambia totalmente faccia, uso e significato. Il merito è di Olinda, un progetto guidato dallo psichiatra svizzero Thomas Emmenegger che oggi racconta: “Da roccaforte inavvicinabile si è trasformato in sola aperta”. Ora infatti è un luogo dinamico e vivo, con un ristorante dove c’era la sala delle autopsie, un bar al posto della camera mortuaria, un teatro nelle vecchie cucine.
E anche a quest’anno, come da trent’anni a questa parte, l’ex manicomio torna ad essere abitato da attori e pubblico con la rassegna teatrale “Da vicino nessuno è normale” dal 30 maggio al 30 giugno. Un anniversario importante, celebrato con 12 spettacoli in cartellone tra prime milanesi e debutti assoluti. I temi sono quelli più attuali, dalle guerre alla rinascita dopo il dolore, che invitano il pubblico alla condivisione e alla riscoperta.
Gli spettacoli e i temi
“Da vicino nessuno è normale” apre la sua 30esima edizione il 30 maggio con “La Tempesta“, il testo di Shakespeare portato in scena dalla compagnia La Ribalta in prima nazionale. Un’opera d’apertura che segna una direzione per la rassegna, perché porta con sé tutti i colori del teatro. E in più si svolge su un’isola, come isola(to) è stato a lungo l’ex Ospedale Psichiatro Paolo Pini: luoghi, entrambi, in cui realtà e visione si sono sovrapposti fino a confondersi. In maniera analoga realtà e menzogna si mescolano anche in “Veglia” di Menoventi (21 giugno): uno spettacolo in cui il gioco, l’inganno e lo scherzo sono meccanismi attraverso i quali riflettere su questioni più amare.
I fantasmi che popolano la nostra mente e i nostri incubi sono uno dei temi ricorrenti della rassegna: da quelli delle vittime di Hiroshima che tornano a bussare alla porta di Claude Eatherly in “Atomica” della compagnia Muta Imago (5 e 6 giugno) a quelli di chi ci è stato acconto e non c’è più come in “Lettere dall’Aldilà” (18 giugno), fino quelli che ci mettono in contatto con la parte più profonda di noi stessi come succede in “Ghosts” (9 giugno).
Anche il passato che ci parla è un tema ricorrente di questa trentesima edizione e dall’antica Grecia arrivano fino a oggi Tiresia, Cassandra e i guerrieri della Battaglia di Salamina. Sono i protagonisti rispettivamente di “Nata vicino ai fantasmi. Nata tempesta” di Bluemotion (19 giugno), “Il vangelo di Cassandra” di Fabbrica Europa (23 giugno) e “I Persiani“, la tragedia di Eschilo messa in scena dal Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse (26 giugno). Opere che mostrano come certi messaggi e certi temi sanno attraversare tempo e spazio.
Con “Dedicato” (7 giugno) si riflette su sofferenza e resilienza, su come si sopravvive a una notizia che ti stravolge la vita. La bellezza e il dolore della solitudine sono indagati dall’organismo di produzione Pallaksch in “Geln(n). Una Variazione” (14 giugno), mentre “Armande sono io!” di AtelierSi (13 giugno) si sofferma sulla questione femminile partendo dal seicentesco movimento delle Preziose. Non manca spazio alle tematiche ambientali, grazie a Solares Fondazioni delle arti con “A fil di cielo” (16 e 17 giugno) e a KLm con “Le stelle se ne stanno dove sono” (27 giugno, in contemporanea alla presentazione del libro “Che Cos’è la salute mentale” a cura di Mario Colucci).
Il rapporto con il quartiere e con le scuole
L’entusiasmo di “Da vicino nessuno è normale” è dilagante e non si accontenta di stare chiuso nel perimetro del Paolo Pini, ma vuole coinvolgere prima tutto il quartiere, poi tutta la città. Per farlo parte dalle scuole, con un laboratorio teatrale gratuito dedicato agli adolescenti.
La “Non-scuola” inizia il 9 giungo, appena chiudono gli istituti. I ragazzi si ritrovano, stanno insieme, e insieme scelgono e allestiscono lo spettacolo da mettere in scena durante le serate conclusive della rassegna il 29 e il 30 giugno. Un’esperienza di condivisione pura, in cui i ragazzi imparano a mostrarsi per quello che sono, senza paura di non essere “adeguati”.
“Da vicino nessuno è normale”, un nome un programma
Questo invito ad accettare la fragilità, del resto, è racchiuso nel titolo del progetto. “Da vicino nessuno è normale” è un nome che viene da lontano: dal Brasile per l’esattezza. “De perto, ninguém é normal” è un verso che canta Caetano Veloso nella canzone “Vaca Profana”. Ha attraversato l’oceano con Franco Basaglia, che ne ha fatto una sorta di manifesto. La normalità assoluta non esiste, ci dice. Ognuno, se guardato attentamente, ha le sue sfumature dissonanti, i suoi angoli bui, le sue fragilità. E il teatro aiuta un po’ a fare questo: a guardare l’atro da una distanza ravvicinata, senza giudizio ma con curiosità. Spinge a mettersi nei panni di chi si osserva, di entrare in contatto grazie a una prossimità emotiva ma anche fisica che permette di abbandonare la distanza di sicurezza e così anche il pregiudizio. Sul palco, la vulnerabilità diventa un valore.
Quello che offre la rassegna al Paolo Pini non è solo intrattenimento, ma un’esperienza che invita ciascuno e tutti a guardare da vicino ciò che normalmente incute timore per scoprire che, alla fine, non è così diverso da noi. Del resto, come ci ricorda il celebre Stregatto di “Alice nel Paese delle Meraviglie”: “Siamo tutti matti qui. Io sono matto, tu sei matta. Se non fossi stata matta non saresti venuta qui”.
