Al via un ciclo di tre appuntamenti culturali per riscoprire l’eredità sommersa e l’eccellenza artigianale che hanno ridefinito il design d’autore tra gli anni Novanta e Duemila

Il design italiano non è mai stato soltanto una questione di forme, ma un racconto di persone, di intuizioni nate nelle botteghe e di visioni capaci di anticipare il futuro. Esiste una stagione d’oro, a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, in cui il Made in Italy ha saputo fondere l’innovazione industriale con la sartorialità più pura, in un modo di progettare colto, misurato e distante dalle mode passeggere. Cogliere questa preziosa eredità e trasformarla in un percorso di riflessione contemporanea è l’obiettivo di DGM di Pietro Tassi che, sotto il coordinamento del Prof. Luca Vivanti, inaugura “Il Design Garbato“, un ambizioso ciclo di incontri ideato per celebrare i grandi creativi visionari del nostro Paese. Un viaggio che unisce memoria storica e attualità, nato per ricordare a professionisti, accademici e appassionati che il vero design è quello capace di migliorare il quotidiano con misura, armonia ed eleganza.
“Il Design Garbato”, il ciclo di incontri
Questo stimolante percorso culturale si articola in un trittico di appuntamenti distribuiti nell’arco di alcuni mesi, configurandosi come un osservatorio privilegiato sulla creatività italiana d’autore. Sotto il cappello di una filosofia progettuale che fa della discrezione e della cura del dettaglio i propri punti di forza, la rassegna – che gode del prestigioso patrocinio di AlPi – punta a riscoprire figure straordinarie e anticonvenzionali.
Se il viaggio è iniziato celebrando la figura di Vittorio Hodara, i prossimi mesi vedranno i riflettori accendersi su altrettanti percorsi artistici unici: quello di Alessandro Gedda e quello di Sergio Perrero. L’intero progetto si propone come un’operazione culturale di alto profilo, guidata da DGM nel suo ruolo di custode di collezioni e documenti originali, per dimostrare come il lusso autentico risieda nella qualità della manifattura e nell’intelligenza del progetto, ben lontano dalle logiche della produzione seriale e dell’ostentazione.
L’ADI Design Museum: la cornice ideale
Per inaugurare una rassegna di questo valore non poteva che esserci una scelta simbolica e prestigiosa come l’ADI Design Museum di Milano. Il museo, punto di riferimento internazionale per la cultura del progetto, rappresenta la cornice naturale per ospitare riflessioni che legano il passato e il futuro del design.
Inaugurare il ciclo di incontri all’ADI significa inserire queste retrospettive nel tempio in cui si celebra l’eccellenza del sistema design italiano, offrendo al pubblico non solo un luogo di memoria, ma uno spazio vivo di confronto per architetti, designer e stampa specializzata.
Il primo capitolo: l’omaggio a Vittorio Hodara
Il sipario sulla rassegna si è alzato lunedì 18 maggio con un evento speciale intitolato proprio “Il Design Garbato”, un omaggio esclusivo all’eleganza visionaria di Vittorio Hodara a dieci anni dalla sua prematura scomparsa. Cuore della serata è stato un talk intimo e coinvolgente condotto dalla giornalista e storyteller Marianna Porcaro, che ha guidato il pubblico tra aneddoti, testimonianze e riflessioni profonde. Non si è trattato di una semplice celebrazione, ma di un’esperienza immersiva che ha permesso ai presenti di ammirare da vicino alcune delle creazioni più iconiche di Hodara, tra cui la celebre sedia “Sinuosa” (già esposta in Triennale e al MDM Museum), pezzi unici capaci di esprimere un’idea di “lusso silenzioso”.
Ma chi era Vittorio Hodara? Il suo è stato un percorso affascinante: dopo anni passati alla guida dell’azienda di famiglia, la Hodara Utensili, ha saputo trasformare una passione giovanile per le linee e le forme in una seconda, straordinaria vita imprenditoriale nel design d’autore, fondando nel 2013 il marchio Hodara Art Designer. La sua lunga esperienza nel settore metalmeccanico ha segnato profondamente il suo approccio, unendo la precisione costruttiva alla sensibilità artigianale della Brianza.
Il minimalismo di Hodara non è mai stato rigido o astratto, ma caldo, materico e umano; una ricerca sensoriale capace di valorizzare materiali come il plexiglass, la pelle e l’Alcantara attraverso curvature sofisticate. Fondamentale nel suo metodo era il dialogo costante tra progettista, artigiano e committente. Questa visione così nobile del fare design nacque anche dall’incontro e dalla profonda amicizia con Pietro Tassi, detto Aldo, proprietario della storica Tisettanta. Fu proprio a lui che la collezione di Hodara venne affidata, e oggi DGM ne prosegue l’opera, custodendone la memoria e portando la sua estetica senza tempo nel futuro del design italiano.
