Colori gioiosi per raccontare il lato oscuro del mondo: in mostra le opere spiazzanti di Fares Cachoux

Fares Cachoux, Khaled, 2016, serie "Eye to Eye" Ufficio Stampa

Dal 13 agosto al 3 novembre lo Spazio Multimediale San Francesco di Civitanova Marche ospita “…Oltre”, prima personale italiana dell’artista franco-siriano, a cura di Cristina Falco ed Enrico Lattanzi

L’arte grafica ha da sempre un rapporto privilegiato con la protesta e la memoria collettiva: manifesti, illustrazioni e cartelloni hanno accompagnato rivoluzioni, guerre e movimenti sociali molto prima che i social network diventassero il principale strumento di documentazione visiva. È in questa tradizione che si inserisce il lavoro di Fares Cachoux, artista nato a Homs e oggi attivo a Parigi, che a Civitanova Marche presenta per la prima volta in Italia una retrospettiva completa della sua produzione. Il Museo MAGMA, specializzato proprio nella grafica e nel manifesto, ospita fino al 3 novembre “…Oltre”, mostra che ripercorre le serie più rappresentative dell’artista e ne restituisce l’evoluzione stilistica e tematica.

Chi è Fares Cachoux, tra Homs e Parigi

Fares Cachoux nasce a Homs, città siriana devastata dalla guerra civile iniziata nel 2011, e si trasferisce a Parigi per completare gli studi artistici. Un dato biografico che non è un dettaglio accessorio, ma uno strumento che aiuta a leggere il suo lavoro. L’artista guarda alla Siria e al mondo arabo con lo sguardo di chi è partito, mantenendo però un legame diretto con gli eventi che racconta.

A rendere immediatamente riconoscibile il suo stile è l’uso di colori vibranti e di linee nette, in una sintesi visiva che riduce all’essenziale situazioni complesse senza banalizzarle. La tavolozza gioiosa con cui descrivere situazioni drammatiche come la rivoluzione siriana, crea uno stridore, un disallineamento tra quello che l’occhio si aspetta di vedere e quello che vede davvero. La guerra è spesso raccontata con toni scuri e cupi: l’osservatore la riconosce all’istante e la incasella, la filtra, mette una distanza. Quelli allegri di Cachoux costringono invece a fermarsi, a chiedersi cosa si sta guardando. Un disagio visivo che genera attenzione, e che a sua volta genera riflessione.

Le serie in mostra, dal niqab alla guerra travestita da gioco

Nel percorso espositivo della Mostra a Civitanova Marche sono raccolte le serie più note dell’artista, ciascuna costruita attorno a un nucleo tematico preciso. In EYE to EYE sono protagonisti gli occhi, unico elemento visibile di una donna coperta dal niqab. La serie li trasforma in simbolo di individualità: evitando toni moralistici restituisce attraverso questo elemento la complessità delle donne ritratte, sospese tra tradizione e modernità nelle società mediorientali contemporanee. La Rivoluzione siriana affronta invece direttamente gli eventi che dal 2011 hanno segnato il paese natale dell’artista, con manifesti che funzionano come cronache illustrate dei momenti chiave del conflitto.

Polka Dots lavora per sottrazione ironica: i teschi e le bombe a mano sono ricoperti di pois colorati, in un travestimento visivo che interroga il modo in cui le immagini di morte e oppressione vengono normalizzate dalla ripetizione mediatica. Queens celebra la figura femminile e la sua resilienza intrecciandola con elementi naturali, mentre le sale War & Peace e quella dedicata alle riflessioni universali allargano il discorso a temi come tolleranza, maschilismo e tutela ambientale, dimostrando la capacità dell’artista di applicare lo stesso metodo visivo a questioni che superano i confini geografici e culturali di partenza.

Il significato del titolo

Il titolo della mostra, “…Oltre”, riprende l’idea di superamento che attraversa l’intero percorso espositivo: oltre le apparenze, oltre i pregiudizi, oltre la rappresentazione consueta di temi come il conflitto siriano o la condizione femminile nel mondo arabo. La curatrice Cristina Falco descrive così l’incontro con il lavoro dell’artista: “Più mi immergevo nel mondo artistico di Fares, più avevo la sensazione di entrare in un universo che rifletteva l’uomo stesso. È uno spirito libero e un artista profondamente impegnato”.

L’assenza di un approccio didascalico nell’affrontare temi universali ha suscitato il suo interesse: “Ciò che mi colpisce del suo lavoro è la sua apertura mentale e l’approccio critico con cui affronta grandi questioni che riguardano tutti noi: l’ambiente, il razzismo, l’immigrazione, il conflitto e la rivoluzione. Lo fa senza offrire risposte o strumentalizzare il messaggio; piuttosto, presenta una realtà che invita alla riflessione. La sua pratica artistica si fonda su un forte senso di responsabilità, affrontando temi essenziali e urgenti: un bisogno condiviso, un modo di cercare e trovare risposte ai problemi che ci coinvolgono. È questo che rende il suo lavoro potente, contemporaneo, mai invadente e soprattutto stimolante.” Le parole della curatrice chiariscono un aspetto importante del lavoro di Cachoux: l’assenza di soluzioni preconfezionate, sostituita da un invito alla riflessione che lascia allo spettatore il compito di elaborare una posizione personale.