Franco Fontana, il colore oltre la fotografia: l’eredità di uno sguardo che ha reinventato il paesaggio

Franco Fontana, Los Angeles, 1990 Franco Fontana, Los Angeles, 1990 ©Franco Fontana

Tra i nomi più importanti della fotografia italiana degli ultimi decenni, è morto il 29 agosto a poche settimane dalla mostra che lo avrebbe visto protagonista a Milano

“Ciò che rimarrà di me quando me ne andrò? Il colore” ha detto Franco Fontana. Una frase che riassume l’eredità di un maestro che ha fatto della fotografia un modo per reinventare il reale.

È morto il 29 agosto 2026, a 92 anni, dopo una vita vissuta con entusiasmo e autoironia e senza mai abbandonare la macchina fotografica. È stato una delle ultime figure che hanno attraversato in prima persona le avanguardie visive del secondo Novecento. Negli anni in cui la fotografia raccontava il mondo quasi solo in bianco e nero, ha scelto di usare i colori saturi e le geometrie per trasformare la realtà in pura forma.

Chi era Franco Fontana

Quando si avvicina alla macchina fotografica per la prima volta, Franco Fontana ha già passato i trent’anni. Nato a Cognento, in provincia di Modena, il 9 dicembre 1933, è stato parrucchiere e arredatore prima di diventare fotografo. È ancora un autodidatta e la sua Pentax, comprata a rate, è inizialmente soltanto la macchina con cui fotografa durante le gite domenicali al lago di Garda.

La svolta arriva nel 1967, quando a Praga fotografa dall’alto di un ponte una piccola automobile rossa: la “macchinina rossa” destinata a diventare una delle immagini più celebri del suo percorso. Nel 1970, con la prima mostra al Diaframma di Milano di Lanfranco Colombo, inizia una carriera che lo porterà a essere riconosciuto tra i più importanti fotografi italiani sulla scena internazionale.

Il successo arriva rapidamente, ma Fontana conserva un rapporto ironico con la propria notorietà e con la sua città, dove continua a essere una presenza quotidiana. Luigi Ghirri è tra i primi a riconoscere la portata della sua ricerca e nel 1977 pubblica Skyline come primo volume della casa editrice Punto e Virgola. Fontana, intanto, continua a cercare nuovi soggetti e nuovi territori, dagli Stati Uniti alla Route 66, dal nudo alle sculture di Staglieno, senza voler restare prigioniero dei paesaggi che lo avevano reso famoso.

Colore, geometrie e paesaggi nella fotografia di Franco Fontana

Il colore, per Franco Fontana, è ciò da cui parte per costruire l’immagine. Rosso, giallo, blu, verde diventano superfici compatte, accostate con precisione; le colline si trasformano in strisce, le architetture in geometrie, le città in sequenze di linee e volumi con il soggetto resta riconoscibile, ma senza la sua importanza originaria.

È qui che la fotografia di Fontana si allontana dalla semplice documentazione. Quello che cerca è capire che cosa il soggetto può diventare attraverso l’inquadratura. Un paesaggio qualsiasi può ridursi a pochi piani di colore, un edificio a una successione di forme, una strada a un contrasto netto tra superfici. La realtà è il punto di partenza, non il punto di arrivo.

Questa libertà di intervenire sul reale porta le sue immagini vicino all’astrazione, anche se Fontana non amava questa definizione. I suoi colori, per quanto accesi e spesso esasperati, nascono sempre da qualcosa che esiste davvero. È proprio nella distanza tra ciò che l’occhio vede e ciò che la fotografia restituisce che si trova la sua ricerca.

In questo senso il colore nei suoi scatti costruisce la composizione più che accompagnarla. E quello che sembrava un paesaggio diventa una forma, quello che sembrava un dettaglio diventa l’immagine intera.

Franco Fontana e Atanasio Soldati, il dialogo tra fotografia e pittura

La notizia della morte di Franco Fontana arriva poche settimane prima dell’inaugurazione di una mostra che la Galleria Gracis ha programmato per celebrare il grande fotografo. “Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall’astrattismo all’avanguardia fotografica 1930 2017″, aprirà i battenti a Milano dal 7 ottobre al 23 dicembre 2026, in collaborazione con la Galleria Photo and Contemporary di Torino.

Il percorso accosta le fotografie di Fontana alle opere di Atanasio Soldati, mettendo in relazione due ricerche lontane nel tempo e diverse per linguaggio, ma accomunate dall’attenzione per il colore, le geometrie e la costruzione dello spazio. A completare il progetto è un focus dedicato ai paesaggi naturali di Fontana, che permette di seguire la stessa trasformazione del reale anche al di fuori degli ambienti urbani.

Oltre il colore

Fontana ha passato una vita a guardare il mondo cercando quello che gli altri non vedevano. Non ha inventato paesaggi, città o oggetti, ma ha dato loro un’identità attraverso l’inquadratura, il colore e la sottrazione. È quello che intendeva quando parlava di “cancellare per eleggere”: togliere il superfluo per far emergere qualcosa che era già lì, ma che fino a quel momento non aveva trovato la forma per essere visto. Per questo le sue fotografie continuano a funzionare anche al di là del loro stile inconfondibile: non chiedono di riconoscere un Fontana, ma di fermarsi a guardare.