Fino al 1 novembre a Palazzo dei Priori l’esposizione racconta la vita di due donne meno diverse da quello che sembra a prima vista, restituendo loro un’umanità che va oltre l’icona
Sebbene siano vissute più o meno negli stessi anni, Marilyn Monroe e Frida Khalo non si sono mai incontrate nella vita reale. Lo fanno virtualmente in questi giorni a Fermo, nella mostra “Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele”. Fino al 1 novembre a Palazzo dei Priori, l’esposizione a cura di Carolina Dema, Tanino Bonifacio e Alberto Rossetti ripercorre la vita di due donne simbolo della cultura contemporanea che, ciascuna a proprio modo, ha saputo rompere gli schemi e disegnare un certo tipo di immaginario. Lo fa attraverso scatti di grandi fotografi come Edward Weston, Richard Avedon e Milton Greene e opere d’arte di Warhol, Rotella, Lodola e Zang Hongmei.
Il percorso espositivo
Le opere in mostra ripercorrono la storia e l’evoluzione di Marilyn Monroe e di Frida Khalo. Dall’infanzia, con immagini delle due protagoniste bambine, fino alla costruzione del mito, passando per gli amori tormentati, le lotte e le passioni. Un viaggio per immagini che mette in luce le differenze, ma soprattutto le somiglianze di due donne tanto diverse, ma forse così lontane solo in apparenza. Un itinerario che si snoda lungo la prima metà del Novecento, un’epoca di rivoluzione dei costumi che fa da sfondo a queste vite fuori dall’ordinario.
Le foto di grandi maestri della macchina da presa come Guillermo Kahlo, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo Matiz, Lola e Manuel Alvarez Bravo, Edward Weston, Sam Sahw, Ed Feingersh, Milton Greene, Cecil Beaton e Richard Avedon descrivono l’immagine pubblica delle protagoniste della mostra, ma aprono un spiraglio anche su quella privata. E allo stesso tempo raccontano i rapporti che hanno tessuto con figure importanti e ingombranti come Diego Rivera, compagno di Frida, con Joe Di Maggio o Arthur Miller e lo stesso John Fitzgerald Kennedy, che hanno fatto parte della vita di Marilyn.
Il rapporto con Nickolas Muray
Anello di congiunzione del percorso espositivo, ma anche figura che crea il trattino d’unione tra Marylin Monroe e Frida Khalo, Nickolas Muray. Il fotografo ebbe una lunga relazione e “quasi una venerazione” per Frida e una storia appassionata ma tenuta segreta sino alla sua morte con Marilyn. I suoi ritratti, raccontano le due protagoniste da un’angolatura privilegiata: quello di chi ha visto e conosciuto la donna oltre al personaggio.
Il mito che appiattisce, la complessità che resiste
Diventando icone, Frida Kahlo e Marilyn Monroe hanno ereditato quello che di ogni icona è il tratto fondamentale: la bidimensionalità. Lo dimostra anche il fatto che nell’evoluzione da persona a idolo abbiano perso il cognome. Le chiamiamo per nome, Frida e Marilyn come si fa con le divinità o con coloro con cui abbiamo (o supponiamo di avere) estrema confidenza. E infatti pensiamo di conoscere tutto di loro visto quanto si è raccontato. Due donne così umane, così piene, sfaccettate, ricche di sfumature, si sono piano piano appiattite fino a diventare stereotipi di personalità agli antipodi. Una è la diva hollywoodiana, la bionda atomica, la pin-up sensuale, frivola e svampita. L’altra la donna forte e coraggiosa, volitiva, combattente. Certo sono state anche questo, ma non solo questo.
L’attrice, presentata sempre come epitome di frivolezza e vanità, era in realtà una donna tormentata, in conflitto con il proprio personaggio, costretta a scrivere poesie in segreto per per non rovinare la propria immagine pubblica. La pittrice è ricordata come la rivoluzionaria che ha trasformato il dolore in arte. La narrazione postuma la descrive come una donna che ha tratto forza e ispirazione dalle proprie disgrazie, nobilitandole e uscendone vittoriosa. In realtà la sua è una sofferenza cruda e il racconto che ne fa è clinico e chirurgico, non portatore di redenzione.
Le narrazioni intorno a entrambe sono polarizzate, e descrivono due modi in netta opposizione di vivere la femminilità. Un conflitto tra due ideali che in realtà non esiste: primo perché entrambi sono legittimi, e secondo perché Frida e Marilyn sono state più simili di quanto possa sembrare.
Il valore della mostra
È questo, forse, il valore più grande della mostra “Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele” a Fermo. Non tanto l’esposizione di fotografie e opere dall’indiscutibile valore artistico, quanto il rendere giustizia a due donne troppo spesso fraintese. Ciò che il percorso aiuta a mettere a fuoco, sono le similitudini, più che le differenze, che accomunano i due percorsi. Tanto Frida quanto Marilyn sono state dilaniate da amori tormentati, dal desiderio precluso di diventare madre, e da un impegno politico. E anche nella morte, che alcuni ipotizzano sia stata volontaria ma ancora a distanza di decenni avvolta nel mistero, si trovano tratti comuni.
Quello che alla fine resta all’osservatore sono le loro sfaccettature e sfumature: non più figurine ma prismi che cambiano luce a ogni angolazione. Il mito resta intatto, la diva e la rivoluzionaria non scompaiono, anzi diventano ancora più nitide. Ma quelle che si incontrano per la prima volta nella stessa stanza, alla fine, sono due donne che si riconoscono più vicine di quanto loro stesse avrebbero mai immaginato.
