FuMe Festival, l’adrenalina dello sport si fa racconto a Cesena

Invisibile Kollettivo porta in scena "Open. La mia storia di Andre Agassi" Agenzia CUBO

Dal 2 al 13 settembre la settima edizione del festival ideato e diretto Michele Di Giacomo con Alchemico Tre punta i riflettori sulla narrazione sportiva, tra spettacoli site specific, incontri con gli autori e letture sceniche nei luoghi simbolo della città romagnola

Nonostante lo si voglia vedere sempre come un divertissement o un’area di intrattenimento light, lo sport è connaturato con la vita e la società, con il momento sociale e politico in cui si svolge, restando quindi un terreno dove si gioca molto di più. Lo scriveva già l’antropologo Marcel Mauss, definendolo un fatto sociale totale, capace cioè di attraversare economia, politica, corpo e collettività in un solo gesto.

La settima edizione di FuMe Festival sceglie come claim “Adrenalina” proprio per dedicarsi a una narrazione sportiva, che parla di unione, creazione di legami, mettendo in relazione corpi, menti, persone. Come ha spiegato il direttore artistico Michele Di Giacomo: “Lo sport riesce a compiere ciò che l’epica faceva nell’antichità, esalta gli animi. Oggi le grandi imprese sono quelle sportive”, sottolineando come questa disciplina sappia anche farsi veicolo di temi importanti, dal contrasto alle discriminazioni di genere e razziali fino ai modi in cui si affrontano le sfide più difficili.

Il festival è in scena a Cesena da mercoledì 2 a domenica 13 settembre con dodici spettacoli, incontri con gli autori e letture sceniche distribuiti tra il Chiostro di San Francesco, il Teatro Bonci e altri luoghi che diventano essi stessi parte della narrazione.

Corpi, imprese e legami sul palco

Si parte mercoledì 2 settembre nella Palestra Oddo Biasini, con “(S)Legati” di ATIR, realizzato insieme al CAI di Cesena. In scena Jacopo Maria Bicocchi e Mattia Fabris rievocano la spedizione di Joe Simpson e Simon Yates sulla parete ovest del Siula Grande, nelle Ande peruviane: un tentativo estremo in cui la sopravvivenza di uno dipende letteralmente dalle scelte dell’altro, e che diventa così racconto universale su cosa significhi fidarsi di qualcuno fino in fondo.

Giovedì 4 settembre, nel Chiostro di San Francesco, Invisibile Kollettivo porta in scena “Open. La mia storia di Andre Agassi“, con Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone ed Elena Russo Arman. Prendendo spunto dall’autobiografia del tennista, la lettura segue il percorso di un uomo che impara lentamente a togliersi di dosso le maschere che gli erano state cucite addosso da chi lo circondava, tra aspettative familiari e pressioni del mondo dello star system.

Sabato 5 settembre, al Centro Festival Malatestiana, Lodo Guenzi e Matteo Gatta leggono “Bar Sport” di Stefano Benni, a cura di Michele Di Giacomo: un classico che ha insegnato all’Italia intera a ridere di se stessa attorno a un bancone. A seguire, nel Chiostro di San Francesco, Laura Curino firma la regia di “Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce”, con Rossana Mola, Federica Fabiani e Rita Pelusio, prodotto da PEM Habitat Teatrali con Rara Produzione. Con un registro leggero e ironico si racconta la nascita, a Milano nel 1932, del primo club di calcio femminile italiano, e quanto poco, in fondo, certi pregiudizi si siano davvero affievoliti nel tempo.

Martedì 8 settembre, nella Palestra Ex GIL, debutta in anteprima “LEO. L’unica arte è un pugno”, per la regia di Girolamo Lucania e con Alberto Boubakar Malanchino, produzione Cubo Teatro e Dracma. Al centro c’è Leone Jacovacci, pugile italo-congolese che nel 1928 conquistò il titolo europeo dei pesi medi: cresciuto a Roma in condizioni di forte marginalità, cambiò identità e si arruolò nella marina inglese, dove scoprì la boxe. Il regime fascista lo ostacolò a lungo perché scomodo da raccontare, e solo negli ultimi anni la sua storia sta trovando finalmente lo spazio che merita.

Sabato 12 settembre al Teatro Bonci, Matteo Caccia scrive e interpreta “La maglia nera. Gesta e ingegno di Luigi Malabrocca“, per Teatro Carcano: mentre l’Italia intera aveva occhi solo per il duello tra Coppi e Bartali, un ciclista capì che c’era gloria anche nell’arrivare ultimi, e ne fece una piccola arte.

Domenica 13 settembre, il Club Ippodromo accoglie “MIRADA” di Elisa Sbaragli, produzione TIR Danza premiata a Danza Urbana XL 2024. La coreografa usa lo spazio di un campo sportivo per giocare con la percezione del pubblico, alternando inquadrature larghissime a primi piani ravvicinati sul corpo in movimento. A seguire il festival chiude con “ILVA Football Club”, di Usine Baug & Fratelli Maniglio per Campo Teatrale: la storia della più grande acciaieria d’Europa si intreccia a quella di una piccola squadra nata all’ombra delle sue ciminiere, restituendo Taranto attraverso le vite di chi è rimasto sospeso tra il bisogno di lavorare e quello di restare in salute.

Identità, amore, coraggio civile

Domenica 6 settembre, nel Chiostro di San Francesco, Ottavia Piccolo torna su un testo che porta in scena da quasi vent’anni: “Donna non rieducabile”, scritto da Stefano Massini per Officine della Cultura e Argot Produzioni, con le musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi. Attingendo a scritti e articoli di Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa nel 2006 nell’androne di casa sua a Mosca, lo spettacolo restituisce non solo l’orrore di quella morte ma anche la lucidità e persino l’ironia con cui la reporter aveva scelto di raccontare la Russia di Putin. A distanza di due decenni dal debutto, il tema della libertà di stampa non ha perso un grammo della sua urgenza.

Giovedì 10 settembre, al Teatro Bonci, Alessandro Bandini interpreta “Per Sempre”, produzione LAC Lugano, dedicato al legame sentimentale tra il drammaturgo Giovanni Testori e il giovane Alain Toubas. Il testo nasce da un carteggio inedito di lettere e cartoline che i due si scambiarono tra il 1959 e il 1962, materiale privato che diventa qui drammaturgia originale.

Venerdì 11 settembre, sempre al Teatro Bonci, va in scena “La Diva del Bataclan”, ideato da Gabriele Paolocà con le musiche di Fabio Antonelli e interpretato da Claudia Marsicano, già premio Ubu under35 con “R.osa”. Prodotto da Cranpi, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione e Romaeuropa Festival, il musical prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto: quello di una donna che, ai margini della società, decise di inventarsi vittima dell’attentato di Parigi del novembre 2015, pur di sentirsi per una volta al centro di qualcosa.

Una città diffusa che diventa scena

Il festival abita quest’anno luoghi che raccontano Cesena tanto quanto gli spettacoli stessi. Oltre al Chiostro di San Francesco e al Teatro Bonci, il cartellone si allarga alla Palestra Oddo Biasini, alla Palestra Ex GIL e al Club Ippodromo. Al Centro Festival Malatestiana, con ingresso da Piazza Maurizio Bufalini, dal 4 al 6 settembre prendono vita gli aperitivi del FuMe Bar, animati dal food truck di Green Pepper, un momento informale che completa l’esperienza del festival tra un incontro e uno spettacolo.