Fino al 16 novembre 2026 la mostra che attraversa arte, design, moda e fantascienza per raccontare come il secolo scorso immaginava il domani e perché oggi quelle visioni continuano a parlare al presente
Il futuro è già arrivato. Eppure assomiglia molto meno a quello che il Novecento aveva immaginato. Per decenni il domani è stato rappresentato come un luogo ordinato, luminoso e tecnologico, popolato da automobili volanti, città perfette e macchine pronte a migliorare la vita delle persone.
Oggi quello stesso immaginario diventa materia di riflessione nella mostra Futurama, ospitata al Man di Nuoro fino al 16 novembre. Terzo capitolo della trilogia dedicata al rapporto tra essere umano, realtà e tempo, l’esposizione invita il pubblico a osservare come siano cambiate le aspettative sul futuro e quale spazio occupino ancora nell’immaginario contemporaneo.
Quando il futuro sembrava una promessa
Nel secondo dopoguerra la fiducia nel progresso attraversava ogni ambito della società. La crescita economica, le conquiste scientifiche e l’accelerazione tecnologica alimentavano la convinzione che il futuro avrebbe portato benessere e sviluppo. Questa visione si rifletteva nell’arte, che sperimentava materiali innovativi e nuove idee di spazio, ma anche nel design, nell‘architettura e nella moda, accomunati dalla ricerca di forme capaci di esprimere modernità.
Anche la cultura popolare contribuì a costruire questo immaginario. I robot giocattolo arrivati dal Giappone, i romanzi di fantascienza, le copertine delle collane editoriali e le imprese spaziali trasformarono il futuro in un racconto condiviso, fatto di ottimismo e curiosità. Futurama ricostruisce quell’atmosfera attraverso linguaggi diversi, mostrando come arte e cultura abbiano dato forma a un’idea di domani che sembrava ormai a portata di mano.
Futurama, un viaggio tra arte, design, moda e fantascienza
Curata da Chiara Gatti ed Elisabetta Masala, in collaborazione con Storyville, Futurama costruisce un percorso che attraversa alcune delle immagini più iconiche del futuro elaborate nel secolo scorso. La mostra prende il nome dalla celebre esposizione organizzata da General Motors alla New York World’s Fair del 1939, che presentava una visione spettacolare dell’America del domani attraverso enormi plastici progettati da Norman Bel Geddes.
Da quel punto di partenza il percorso si sviluppa tra opere d’arte, design, moda, editoria e cultura pop. Sono esposti lavori di protagonisti come Lucio Fontana, Mario Schifano, Giulio Turcato, Piero Gilardi, Gino Marotta, Enrico Baj, Agostino Bonalumi e Grazia Varisco, insieme a oggetti di design degli anni Sessanta che raccontano un’estetica fortemente proiettata verso il futuro.
Una sezione, curata da Michela Gattermayer, è dedicata alla moda, mentre la fantascienza è rappresentata attraverso una selezione di volumi della storica collana Urania provenienti dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Il percorso comprende anche video installazioni dedicate alla corsa allo spazio, simbolo della competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.
La nostalgia di un domani che sembrava possibile
La parte finale della mostra sposta l’attenzione sul presente. L’ottimismo che aveva caratterizzato gran parte del Novecento ha lasciato spazio a una percezione più incerta del futuro, segnata da crisi economiche, emergenze climatiche, pandemie e conflitti. La tecnologia continua a promettere nuove soluzioni, ma convive con timori e interrogativi che rendono molto più complesso immaginare ciò che verrà.
È in questo scenario che Futurama introduce il concetto di “nostalgia di futuro“. Non si tratta del rimpianto per il passato, ma della nostalgia per un’epoca in cui il domani veniva considerato un orizzonte condiviso, capace di alimentare fiducia e progettualità. La mostra restituisce così il ritratto di un immaginario collettivo che si è trasformato nel tempo e invita a riflettere su come tornare a pensare il futuro non come una previsione, ma come una possibilità da costruire.
