Le Alpi tra maestosità e fragilità: tre mostre le raccontano

Silvia De Bastiani, Nicola Nannini e Claudio Orlandi utilizzano linguaggi e stili diversi per descrivere un paesaggio struggente ed affascinante, ma anche vulnerabile e che merita di essere salvaguardato prima che sia troppo tardi

Se chiedete a tre persone di raccontare uno stesso evento o di descrivere uno stesso paesaggio, otterrete sicuramente tre versioni totalmente diverse. Cambieranno linguaggio, stile, ed energia. Cambieranno i dettagli su cui soffermano l’attenzione e i significati che gli attribuiscono.

E’ quello che succede a Silvia De Bastiani, Nicola Nannini e Claudio Orlandi. Tre artisti che hanno scelto le Alpi come protagoniste dei loro lavori, affrontandole e raccontandole ognuno da punto di vista assolutamente personale.

Sono visioni e analisi differenti le loro, ma unendo i puntini delle singole prospettive emerge un quadro in cui le Alpi appaiono in tutto il loro fascino e maestosità ma anche vulnerabilità. Un paesaggio concreto che riempie di meraviglia gli occhi, ma che è anche luogo dell’anima, in cui perdersi metaforicamente lungo sentieri mentali. Un’ecosistema resistente ma fragile, che va protetto e messo in salvo prima che sia troppo tardi.

La montagna come paesaggio dell’anima nelle opere di Silvia De Bastiani

Nelle opere di Silvia De Bastiani la montagna diventa linguaggio identitario. Attraverso la pittura, l’artista ne racconta l’aspetto concreto soffermandosi su morfologia, geologia, vegetazione. Ma il suo è anche un paesaggio emotivo, che invita lo spettatore a compiere un viaggio interiore.

La mostra “Water and Peaks“, alla Fabbrica del Vapore di Milano fino al 6 aprile, racconta la sua visione delle Dolomiti trentine attraverso 30 acquerelli, anche di grandissime dimensioni (2,3 x 4,5 metri) in cui si mescolano rigore e poesia. Un’esperienza avvolgente e multisensoriale in cui la pittura è accompagnata da note profumate di montagna grazie alle creazioni olfattive di Alps.

Gli acquerelli di Silvia De Bastiani sono realizzati en plein air, spesso in condizioni estreme. Il lavoro è lento, fatto di velature sottili che svelano il paesaggio con un virtuosismo tecnico che raggiunge una profondità che ricorda i grandi maestri del passato. Questo si unisce a una sensibilità rara, che permette all’osservatore di cogliere l’essenza del paesaggio alpino e di immergersi in esso.

Le Dolomiti come racconto mentale nella pittura di Nicola Nannini

Anche quello proposto da Nicola Nannini è un viaggio. Il suo, come accade soprattutto con quelli in montagna, non procede in linea retta ma ci sono pause, attese, sospensioni, ritorni. Le sue opere dedicate al paesaggio delle Dolomiti prendono per mano il visitatore e lo conducono attraverso un percorso per immagini, un sentiero frammentato che porta in un luogo che è fisico ma anche mentale.

“Se una notte di inverno…” è la mostra fino al 9 aprile alla Galleria Area\B di Milano che riunisce circa cinquanta opere inedite tra oli su tela, tavola e disegni su carta (dai piccoli formati di 30×30 cm fino alle grandi dimensioni di 100×100 cm). Un percorso in 4 tempi che esplora il paesaggio delle Dolomiti, con i suoi colori e le sue vibrazioni, e i personaggi che lo animano.

In questi dipinti l’artista da un lato osserva davvero e restituisce gli scenari delle maestose catene montuose, le vette, il cielo, la luce. Dall’altro ricostruisce quasi a memoria un luogo che è fatto anche da immagini mentali, stati d’animo e impressioni. Quello che restituisce alla fine è una sorta di topografia interiore tra realtà e immaginazione, memoria e visione.

Ghiacciai che scompaiono: le fotografie di Claudio Orlandi

L’aspetto più vulnerabile delle Alpi è quello raccontato da Claudio Orlandi. Protagonisti sono i ghiacciai, sopravvissuti per millenni e oggi in equilibrio sempre più precario. Gli scienziati già da tempo hanno lanciato l’allarme con dati e previsioni allarmanti, che solo in parte vengono ascoltate. Forse i freddi dati da soli non bastano per smuovere le coscienze, e allora chissà che non tocchi agli artisti sciogliere l’indifferenza.

Su questo aspetto si sofferma il fotografo con il suo lavoro: un progetto che porta avanti dal 2008 e che racconta le trasformazioni irreversibili dei ghiacciai. “Claudio Orlandi. Ultimate Landscape | L’illusione del ghiaccio” è la mostra fino al 14 giugno al Museo Alto Garda a Riva del Garda: il grido silenzioso dell’artista che invita il visitatore a ripensare al proprio rapporto con l’ambiente.

Le fotografie, accompagnate dall’installazione sonora “Unveil” del musicista e sound designer Alessio Mosti, ritraggono questi luoghi estremi, tanto spettacolari quanto vulnerabili. Qui l’elemento naturale si intreccia con quello umano: in alcune zone montane per proteggere il ghiaccio nelle estati sempre più calde, si usa coprirlo con grandi teli in fibre sintetiche.

Lo sguardo del fotografo si sofferma sulle pieghe, sulle cuciture, sulla sovrapposizione tra telo e ghiaccio diventando metafora di un tentativo di correre ai ripari che svela tutta la precarietà dell’equilibrio.

Guardare le Alpi attraverso l’arte

Queste tre esposizioni usano i linguaggi dell’arte contemporanea come filtro attraverso il quale guardare il mondo permettendoci di soffermarci sui dettagli, di sentire ciò che sfugge a uno sguardo superficiale. Ci insegnano a leggere il paesaggio non solo con gli occhi, ma con la mente e con l’anima, restituendo la complessità e la ricchezza di luoghi che spesso diamo per scontati.

In un mondo in cui la natura viene percepita solo per ciò che può essere sfruttato o ammirato, la pittura e la fotografia offrono uno spazio in cui soffermarci sulla bellezza della comprensione. Attraverso l’arte l’invisibile diventa visibile, ricordandoci che le Alpi, nella loro maestosità e vulnerabilità, sono un patrimonio che merita di essere osservato, sentito e custodito.