Sesta edizione, un cartellone internazionale, una città che si fa palcoscenico. Il festival di arti performative di Sardegna Teatro torna a Cagliari dal 3 al 14 giugno con un programma denso e ambizioso
C’è una frase di Françoise Vergès che apre idealmente la nuova edizione delle Giornate del Respiro e che vale la pena tenere a mente mentre si scorre il programma: rivendicare il respiro significa rivendicare la vita stessa, contro le forze dell’estrattivismo e del dominio. Respirare a fondo diventa allora un gesto di resistenza, il rifiuto di un sistema che vorrebbe vederci senza fiato, esausti, piegati.
Con questa bussola, la curatrice Giulia Muroni costruisce per Sardegna Teatro la sesta edizione del festival di arti performative contemporanee che animerà Cagliari per dodici giorni, da mercoledì 3 a sabato 14 giugno.
Il progetto, sostenuto da Creative Europe, dal Ministero della Cultura, dalla Regione Autonoma della Sardegna, dal Comune di Cagliari, dalla Fondazione di Sardegna e da InSitu, porta in città uno dei cartelloni più generosi degli ultimi anni, tra prime nazionali, debutti italiani, installazioni sonore, performance urbane e concerti. I luoghi sono quelli già familiari al pubblico del festival, Sa Manifattura e l’EXMA, a cui si aggiunge Piazza del Carmine, la città intera come spazio drammaturgico.
Il mostro, la primavera, la guerra
Ad aprire il festival, mercoledì 3 e giovedì 4 giugno a Sa Manifattura, sono i Motus, compagnia riminese fondata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, che da oltre trent’anni lavora in quella zona di confine dove il teatro incontra la performance e l’installazione. Il titolo che portano è “Frankenstein (history of hate)”, secondo e conclusivo movimento di un dittico dedicato al mostro immaginato dalla giovanissima Mary Shelley. Una creatura rifiutata per il solo fatto di non essere conforme, storia di odio ma anche di tenerezza radicale, riletta attraverso una sensibilità queer che rende il racconto quanto mai contemporaneo.
Venerdì 5 giugno l’atmosfera cambia completamente. Nel pomeriggio, con partenza da Sa Manifattura, è in programma “Unreal State_demo Cagliari” dell’artista argentino Marcos Krivocapich, performance urbana immersiva che somiglia a un gioco di ruolo: i partecipanti girano per la città guidati da un’app, in una riflessione sul modo in cui lo schermo è diventato l’interfaccia principale tra le persone e il mondo, capace di restringere l’attenzione verso l’interno. La serata del 5 giugno prosegue poi con “Anixi” dell’artista greca Alexia Sarantopolou, in scena con Fedra Morini e Ondina Quadri. Anixi in greco significa primavera e, tradotto alla lettera, apertura. Lo spettacolo è un’ode alla vita che scivola via, ispirata ai diari di Derek Jarman, alle poesie di Frank O’Hara, alla musica di Lena Platonos.
Sabato 6 giugno arriva uno degli appuntamenti più attesi dell’intera edizione, la prima nazionale di “Gathering” dello Yaa Samar Dance Theatre della coreografa palestinese Samar Haddad King. In scena più di una dozzina di artisti per una performance corale che esplora amore, perdita, trauma e sradicamento. La storia è quella fittizia di un villaggio sotto assedio e di una giovane donna che tenta di ricomporre i propri ricordi frantumati. La colonna sonora intreccia “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi nell’arrangiamento di Max Richter con “Those Were the Days” di Gene Raskin. Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con Sardegna Palestina e i proventi dell’evento saranno devoluti alle attività dell’associazione.
Corpi in movimento, feste e danze
Il primo weekend si chiude domenica 7 giugno con due proposte molto diverse tra loro. Nel pomeriggio, a Sa Manifattura, Salvo Lombardo presenta “Breathing room”, con la danzatrice sarda Giulia Cannas. La drammaturgia si ispira alla raccolta “Il silenzio” è cosa viva di Chandra Livia Candiani e cita musicalmente “Ira” di Iosonouncane. È uno spazio dilatato in cui praticare la perdita di controllo sull’atto creativo, un ambiente in perenne costruzione in cui l’artista cede la scena a un’interprete proveniente dalla danza e dalla performance.
Più tardi all’EXMA, prende vita “Intercity notte n.2” del coreografo Vincent Giampino: un’indagine sulla festa, sul ballo come ambiente psicofisico e sociale. Performer professionali e non, selezionati attraverso una open call e retribuiti secondo il contratto nazionale dello spettacolo, si ritroveranno a fare un treno, cominciare a ballare e non fermarsi per un tempo relativamente lungo, senza mai perdere il contatto con la musica, le vibes, il movimento.
Lunedì 8 giugno a Sa Manifattura è il momento di Cristina Kristal Rizzo, tra le personalità più rilevanti della coreografia italiana contemporanea. “ULTRAS, sleeping dances” è un sistema di danze intime e collettive, sostenuto da una playlist dai toni melanconici, in un ambiente ogni volta irripetibile. Un lavoro che allenta lo sguardo e invita a contemplare il primo piano di un volto, il dettaglio di una lacrima, la forma particolare delle cose. Qualcosa di simile a un nuovo teatro danza, con la qualità temporale del cinema.
Voci, karaoke e kitsch politico
Martedì 9 giugno l’EXMA ospita la “Serenata lesbica” di Sara Leghissa e Taquitojocoque, un momento corale che scompone e ricompone testi e partiture della tradizione messicana e cilena, intendendo richiamare la presenza dei corpi nella costruzione di una dimensione politica e romantica collettiva.
Giovedì 11 giugno, sempre all’EXMA, doppio appuntamento. Va in scena l’anteprima di “Scemi del villaggio”, progetto teatrale di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, vincitore del bando SIAE Per Chi Crea nella sezione Nuove Opere. Con sguardo satirico e beffardo, in quadri comico-picareschi, lo spettacolo racconta il rapporto conflittuale con gli spazi sociali, tra ansie urbane e processi di gentrificazione sempre più diffusi.
E poi “KaraOCHE” di Lucia Di Pietro: un improbabile karaoke-show animato da un’oca, un’aragosta, una tacchina arrosto e una custode di cigni. L’atmosfera è quella di un karaoke bar sospeso tra realtà e finzione, dove si intrecciano storie animali, tragedie umane e interrogativi esistenziali.
Venerdì 12 giugno l’EXMA accoglie “KITTENS” di Angelo Petracca, duetto con Verciana Gelao che oscilla tra iper-tenerezza e perturbazione, ispirato alle estetiche kawaii, alle sottoculture digitali e all’immaginario fantascientifico. Un lavoro sul rapporto tra corpo, immagine e desiderio nell’epoca digitale, coloratissimo e spietato insieme.
La città come partitura
Tra il 12 e il 14 giugno Piazza del Carmine si trasforma in luogo di ascolto grazie a “Memory of Birds” dell’artista libanese Tania El Khoury, insegnante di teatro e performance al Bard College di New York e direttrice fondatrice del Center for Human Rights and the Arts.
L’installazione sonora interattiva si svolge tra gli alberi, realizzata in collaborazione con una terapeuta specializzata in traumi e con gli uccelli migratori. Esplora la violenza politica sepolta, nel senso letterale e figurato, in territori contesi.
Il gran finale: Iosonouncane in acustico
A chiudere il festival, sabato 13 e domenica 14 giugno all’EXMA, e poi lunedì 15 giugno al TEN Teatro Eliseo di Nuoro, il concerto acustico di Iosonouncane. Voce tra le più radicali della scena contemporanea italiana ed europea, costruttore di paesaggi sonori in cui elettronica e scrittura si fondono, torna al formato essenziale di chitarra e voce per riproporre brani dai suoi album e alcune cover nella forma più diretta e immediata possibile.
Ad aprire i concerti sarà Lacana, cantautore e polistrumentista sardo la cui musica attraversa il violoncello, la chitarra e il pianoforte in un percorso di ricerca sul suono folkloristico insulare, dall’Irlanda alla Sardegna, con un linguaggio personale e riconoscibile.
Incontri, cinema e presenze speciali
Il festival si apre qualche giorno prima con una serie di anteprime cinematografiche in collaborazione con MUBI, a Sa Manifattura, a ingresso gratuito con registrazione su EventBrite. La selezione è curata da Greta Boschetto, attivista culturale impegnata nella scrittura cinematografica e nell’analisi dei processi didattici. Si comincia lunedì 1 giugno con “Witches” della regista inglese Elizabeth Sankey, documentario intimo sugli stigmi sociali che le donne hanno dovuto affrontare nei secoli. Martedì 2 giugno è la volta di “First Cow” di Kelly Reichardt, che ridefinisce completamente la nozione di western, e mercoledì 3 giugno di “Magic Farm” di Amalia Ulman, vivace commedia degli errori e parodia dei media dell’era millennial.
Mercoledì 3 giugno, a Sa Manifattura, si tiene un incontro sulle nuove politiche culturali con Milena Dragićević Šešić, rettrice dell’Università delle Arti di Belgrado e fondatrice della Cattedra UNESCO in Interculturalismo, in dialogo con Enrica Puggioni, project manager con oltre quindici anni di esperienza nella pubblica amministrazione e nel settore culturale. L’incontro è in inglese con traduzione simultanea.
Martedì 9 giugno all’EXMA, nell’ambito del progetto Esemplari Salmastri promosso da Micro Fratture Teatro, protagonista è la scrittrice croata-statunitense Tea Hačić-Vlahović, nota per il suo stile punk, irriverente e provocatorio. Il suo “Sopravvivere all’amore, frammenti di un discorso amoroso nel pieno dell’apocalisse”, diventa una conversazione con l’autrice e creativa Primavera Contu: una chiacchierata seria come l’ironia, senza peli sulla lingua.
Infine, dal 12 al 14 giugno all’EXMA, in occasione dei dieci anni dalla prima messa in scena de “L’uomo che cammina”, STRIAZ presenta “Con gli occhi aperti in un ruggito”, proiezione di tre cortometraggi che ripercorrono la traiettoria artistica del collettivo DOM, con stralci di appunti e riflessioni teoriche sulle tre tappe del progetto.
