Milano e il jazz continuano a dialogare tra passato, presente e futuro grazie a JazzMi 2026

Isaiah Collier ta i principali protagonisti di JazzMi 2026 Johanna Brinckman

Dal 19 ottobre all’8 novembre, l’undicesima edizione propone un programma di 160 concerti tra grandi teatri, club, musei, hotel e università. Un festival che guarda ai maestri senza smettere di rincorrere la musica che verrà

Nel calendario milanese, tra Milano Music Week, MiTo e Piano City, JazzMI ha ormai un posto da protagonista tra gli appuntamenti che segnano l’anno. Il legame tra Milano e il jazz è storico e profondo, e il festival in dieci anni ha dimostrato qualità e capacità di rinnovarsi, nato proprio per riannodare quei fili. Il jazz di oggi si pone traguardi sempre nuovi e dialoga in libertà con funk, pop, elettronica, soul, rap, in un flusso creativo senza limiti né schemi. La rassegna continua a puntare a restituire questa apertura verso il nuovo, le contaminazioni e i giovani, senza perdere di vista i nomi che hanno fatto grande questa musica.

Un programma diffuso

L’undicesima edizione conta 160 concerti, 61 dei quali gratuiti, distribuiti in una geografia che mescola grandi palcoscenici, luoghi della cultura, spazi di design e architettura, club e realtà indipendenti. L’anteprima è il 12 ottobre, all’Alcatraz con i Lake Street Dive, alla loro prima volta in Italia. JazzMi è prodotto dal 2016 da Associazione JAZZMI, Ponderosa Music & Art e Triennale Milano Teatro, in collaborazione con Blue Note Milano, con la direzione artistica di Luciano Linzi e Titti Santini. Main partner è Volvo.

La Triennale, ponte tra passato e presente

Il teatro della Triennale resta il luogo in cui la storia e il presente si incontrano. Si comincia con Enrico Intra, che riporta dal vivo l’incontro con Gerry Mulligan nato negli Studi Ricordi nel 1975, e con il Gaetano Liguori Idea Trio, formazione del 1972 che tiene insieme free jazz, rock progressivo e tradizione popolare. Accanto a loro la scena internazionale più recente: il batterista Nate Smith, la voce di China Moses, il duo danese Svaneborg Kardyb, il sassofonista di Chicago Isaiah Collier, David Binney con il suo Action Trio.

Due centenari attraversano il cartellone. Per John Coltrane, Dimitri Grechi Espinoza, Aziz Şenol Filiz e Guido Zorn presentano “Meditation on a Love Supreme”. Per Miles Davis torna “A New Sketches of Spain”, l’incontro tra il danzatore Israel Galván e il trombettista Michael Leonhart, che riporta a Milano la Spagna immaginata da Davis e Gil Evans nel 1960.

Completano il quadro Bill Frisell in trio con Luke Bergman e Tim Angulo, Enzo Favata che dopo diciotto anni riprende “Atlantico” con il suo storico quintetto, “The Songs of Joni Mitchell” con Jesca Hoop e Lail Arad, e la chiusura affidata a Calibro 35, con un progetto che attraversa la Los Angeles notturna di James Ellroy.

Il Blue Note, tra voci e talenti italiani

Il Blue Note apre e chiude con musicisti italiani. Il primo è Fabrizio Bosso, che presenta il quartetto di “Routes”. L’ultima serata è di Malasartoria Milano, collettivo che rilegge la discografia di Roy Ayers. In mezzo, un percorso dominato dalle voci: Amii Stewart, Dee Dee Bridgewater con il quartetto tutto femminile di “We Exist”, Judith Hill, Mica Millar, i Take 6 e la tradizione a cappella.

Non mancano Richard Bona, Peter Cincotti e il Nick The Nightfly 5tet, che con Ulf Wakenius porta in anteprima un omaggio ai cento anni di Oscar Brown Jr. e Mose Allison.

Volvo Studio Milano, una rassegna al femminile

Il Volvo Studio, sempre più centrale nel festival, propone un programma interamente affidato ad artiste. Il 24 ottobre apre Sofi Paez, pianista, cantante e compositrice costaricana che mette in relazione pop e musica classica. Il 5 novembre è la volta di Lubiana, tra le pochissime donne al mondo a suonare la kora, strumento dell’Africa occidentale tradizionalmente riservato agli uomini. Il 6 novembre sale Chiara Civello, e il 7 novembre chiudono gli Ibibio Sound Machine con la loro miscela di elettronica, soul e suoni afro.

Lo spazio ospita anche la mostra “Il tempo del jazz“, con le fotografie di Herman Leonard e Pino Ninfa, dal 23 ottobre al 7 novembre, e il 29 ottobre alle 11 il libro di Paolo Fresu e Pino Ninfa, “Solo, concerto per jazz e fotografia”. Dall’ottava edizione del contest per band under 35 “Jam the Future”, con semifinale e finale già disputate, nasce l’attenzione alle nuove generazioni.

Altri luoghi, altri ascolti

Armani/Silos propone il 26 ottobre un’improvvisazione solista al violino di Warren Ellis e, dal 21 ottobre, “Play It Again”, rassegna dedicata al dialogo tra cinema e jazz con sei film di Woody Allen, da “Manhattan” a “Blue Jasmine”, in lingua originale con sottotitoli e ingresso gratuito su prenotazione. Il 29 ottobre c’è il concerto con Today at Apple e Apple Music: protagonista Yazmin Lacey, con le canzoni di “Teal Dreams”, e in apertura ARYA. La registrazione gratuita si apre il 19 ottobre alle 12.

All’ADI Design Museum il 31 ottobre l’Artchipel Orchestra suona Frank Zappa, e il 1° novembre Sandro Fazio e Francesco Bearzatti dedicano a Coltrane “Dear Trane”. Per la prima volta c’è anche l’Università IULM: il 22 ottobre alle 18 i Grandbrothers, duo che trae ogni suono da un pianoforte a coda trasformato con dispositivi elettromeccanici. La musica entra poi in una serie di hotel e dimore, da Casa Brera all’Excelsior Hotel Gallia, per scoprire i lati più riservati del jazz.

I grandi teatri completano la mappa: Paolo Fresu Quintet suona “Ascensore per il patibolo” sul film di Louis Malle al Lirico Giorgio Gaber, Ibrahim Maalouf è agli Arcimboldi con gli studenti di tromba del Conservatorio, Tommy Emmanuel al Dal Verme, Sergio Cammariere al Conservatorio, mentre al San Fedele si incontrano Kjartan Sveinsson (fondatore dei Sigur Ròs), Gyða Valtýsdóttir (violoncellista dei Mum), Bert Cools e Indrė Jurgelevičiūtė.

La notte e le sue sperimentazioni

Nei club il festival diventa più libero e lascia entrare suoni meno prevedibili. Al Biko la geografia si allarga fino al Mali con i Songhoy Blues, che in “Héritage” prendono le distanze dal rock del deserto dei primi dischi e si affidano a timbri più sfumati e a strumenti tradizionali, specchio della Bamako di oggi. Poco distante nel calendario c’è il mitico Idris Ackamoor con i suoi Pyramids, mezzo secolo di spiritual jazz e visioni afrofuturiste. Il resto della programmazione guarda altrove: Louis Matute con il suo ensemble getta un ponte tra Europa e America Latina, Dario Jacque e Filippo Bubbico indagano il rapporto tra jazz ed elettronica, Momoko Gill debutta da solista con un disco che dalla scena londinese arriva a Milano, mentre S!RENE, dj e producer di origine nigeriana, trasforma tutto in un set da pista.

Alla Santeria Toscana 31 il trio L’Antidote di Rami Khalifé, Redi Hasa e Bijan Chemirani mette in conversazione pianoforte, violoncello e zarb, tra Medio Oriente e Mediterraneo. Da Glasgow arriva Corto.Alto, che frulla jazz, dub, hip-hop ed elettronica, mentre The Messthetics, ovvero la sezione ritmica dei Fugazi, suonano con il sassofonista James Brandon Lewis. Per la prima volta in Italia c’è anche MT Jones, con un soul intimo e una voce profonda.

All’Alcatraz, dopo l’anteprima, si alternano Rokia Traoré, che porta l’Africa occidentale dentro il folk e la canzone d’autore, e Gregory Porter, voce soul e gospel che chiede soprattutto di essere ascoltata. A Base Milano, infine, Fresh Mula presenta “Diario di bordo”, tra rap e radici afro, insieme ai diciotto giovani dei Deaf Kaki Chumpy.

Le mostre

Sul fronte delle mostre, oltre a quella al Volvo Studio, a Noise – Il Cinemino dal 19 ottobre all’8 novembre c’è “Miles in Italy” di Luciano Viti: per la prima volta si espone per intero la sessione fotografica realizzata con Miles Davis, in ritratti intensi e struggenti, nell’anno in cui si celebra il centenario della sua nascita.