Con oltre 170 opere e materiale privato mai esposto prima, fino al 24 gennaio 2027 la mostra a Milano accompagna il visitatore alla scoperta dell’artista francese
Il modo migliore per conoscere Francis Picabia, è passare una notte con lui. Una di quelle notti trascorse nelle boîte de nuit che amava tanto, a ballare o meglio ancora a guardare ballare gli altri. Serate mondane, eventi, feste sfrenate, erano il suo haibitat naturale. Ed è una festa, più che una mostra, quella che gli dedica Palazzo Reale di Milano fino al 24 gennaio 2027: un racconto per immagini di una vita vissuta alla ricerca del piacere.
Con un percorso espositivo che si snoda tra 170 opere e materiale inedito e privato, “Picabia. Aprire Le Porte Della Notte” è un’opportunità per “riscoprire la figura di un artista profondamente innovatore, capace di attraversare le Avanguardie del Novecento, anticipando sensibilità e interrogativi che appartengono ancora al presente”, ricorda l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi.
Il percorso espositivo
Tutto il percorso è pensato come la narrazione di una notte bianca insieme a Picabia. Nel buio della prima sala è una musica charleston a dare il benvenuto con un video d’epoca che crea immediatamente l’atmosfera. La mostra a Palazzo Reale, la più grande mai dedicata all’artista in Italia, trasporta il visitatore in una festa parigina negli anni Trenta. Man mano che le sale si susseguono, la notte fa il suo corso. Una sala dopo l’altra, si incontrano le figure che hanno popolato la vita e l’immaginario di Picabia: ballerine di flamenco e di can can, clown, pin-up, amori, amanti, amici come Duchamp e Satie. La serata inizia a teatro, e prosegue con i balli sfrenati. Mentre la notte avanza si perdono le inibizioni, ci si lascia andare all’erotismo, e poi all’oppio e le immagini psichedeliche che suscita. A quel punto arrivano gli incubi che affollano la mente dell’artista, e poi la spiritualità. Sono sale scure, con le luci soffuse e specchi che rimandano immagini a volte distorte in un’atmosfera sempre più onirica, da attraversare una dopo l’altra fino a raggiungere l’alba che, proprio quando la notte sembrava più nera, si apre in tripudio di rosa. Un nuovo giorno, una nuova promessa, un nuovo inizio: “La vita non è il contrario della morte, né il giorno il contrario della notte”, ricorda Picabia.
Tra le opere esposte in questo viaggio al termine della notte, ce ne sono alcune delle più importanti di Picabia come Femmes au bull-dog, Balance, Mardi Gras, che ricostruiscono il percorso di un artista eclettico, difficile da incasellare. Molte provengono da prestigiosi musei europei e da importanti collezioni internazionali, dal Mart di Rovereto al Centre Pompidou di Parigi. Ma alcune sono inediti prestiti della famiglia Picabia, che restituiscono un’immagine più intima e nitida dell’artista.
L’arte di Picabia
Nel corso di una carriera da artista durata oltre 50 anni (in mostra ci sono anche il primo e l’ultimo quadro che ha dipinto, a raccontarne l’evoluzione), Picabia si è avvicinato a tutti gli ismi del Novecento senza mai sposarne definitivamente nessuno: impressionismo, cubismo, surrealismo, dadaismo, e poi astrazione, neoavanguardia, fino addirittura ad anticipare la pop art e l’arte concettuale. Da ciascuno di questi ha preso, e ha ciascuno di essi ha dato, in una ricerca artistica che era prima di tutto una ricerca personale. Incasellarlo in un’unica corrente è sempre stato difficile, e forse di questa sua caratteristica ha pagato lo scotto perché la critica dell’epoca non è mai riuscita a metterlo del tutto a fuoco. Oggi però la capacità di parlare numerosi linguaggi è il suo punto di forza, perché è evidente come questa libertà espressiva abbia saputo anticipare il futuro, prefigurando la libertà linguistica dei giorni nostri. Se a Duchamp, suo amico fraterno per tutta la vita, va il merito di aver trasformato il concetto di opera d’arte, a Picabia va quello di aver contribuito a trasformare l’idea stessa di artista.
Il confine tra artista e uomo
Uno degli obiettivi raggiunti della mostra a Palazzo Reale è far conoscere al grande pubblico chi fosse davvero Francis Picabia, e quanto fosse labile il confine tra artista e uomo. Vievur, frequentatore dei salotti mondani e dei party più esclusivi, pittore, poeta, scrittore, un uomo dalle grandi passioni. Oltre alle opere d’arte, sono soprattutto ritagli di giornale, disegni, lettere, fotografie, manoscritti, biglietti d’invito, opuscoli e appunti messi a disposizione dalla famiglia per essere esposto a Palazzo Reale ad aiutare a costruirne l’immagine più nitida e umana di una vita vissuta in tutte le sue sfaccettature: alla luce del sole, e nelle tenebre della notte. Come ricorda Anne Berest Picabia, nipote dell’artista e curatrice della mostra: “Per lui non era sufficiente semplicemente vivere; bisognava vivere due volte, vivere di giorno e di notte, vivere con stile, trasformando l’esistenza in una celebrazione, in un’avventura perseguita fino all’estasi”.
