Il musicista veneto è candidato ai David di Donatello per la colonna sonora del sorprendente film “Le città di pianura”

C’è un momento in “Le città di pianura” di Francesco Sossai in cui la camera indugia su una band che suona in un locale sperduto lungo una provinciale. Quel musicista sul palco è Krano. E non è un semplice cameo ma è un tutt’uno con quel sentimento del vagare/vaneggiare disarticolato e stralunato che il film descrive. Un luogo dell’anima pieno di suggestioni, dove le musiche dello stesso artista hanno giocato un ruolo decisivo.
Non sorprende, allora, che la 71esima edizione dei David di Donatello abbia riservato a Krano due candidature (Miglior Compositore e Migliore Canzone Originale per il brano “Ti”) all’interno di un film che si è rivelato la vera sorpresa, guidando la corsa ai premi con 16 nomination complessive. E lasciandosi alle spalle “La grazia” di Paolo Sorrentino (14) e “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini (13). Un risultato che dice molto su quanto questo piccolo film veneto abbia colpito nel segno.
La colonna sonora de “Le città di pianura”
Quella di Krano non è una colonna sonora nel senso convenzionale del termine. È qualcosa di più viscerale: un organismo che respira insieme alle immagini, che le abita. Sossai ha voluto Spigariol in scena (ora chansonnier agrodolce in una notte veneziana di biliardo e confessioni a bassa voce, ora voce ruvida di una festa che sa già di addio) e le sue canzoni country/folk diventano la texture stessa del nordest che il film racconta. Senza Krano avremmo visto un altro film.
La colonna sonora, pubblicata a novembre 2025 per Maple Death Records e terzo album vero e proprio a tre anni da “Lentius Profundis Suavius”, percorre un territorio preciso: ballate spettrali come “Merica merica”, l’honky-tonk psichedelico e sfrangiato di “Ti”, il rock’n’roll storto di “Workaholica”, fino alla chiusura in punta di piedi de “La ninna nanna”.
Un arco emotivo che ricalca quello dei due protagonisti del film, Doriano e Carlobianchi, con i loro sogni spezzati e una livida alba del nordest sulle spalle.
Un folk che profuma di Piave e di polvere americana
Dopo l’esperienza con Vermillon Sands e Movie Star Junkies, Marco Spigarol (in arte Krano) si è ritirato nelle colline di Valdobbiadene e ha sfornato i dischi “Requiescat in Plavem” (2016) e “Lentius Profundius Suavius” (2022).
L’ispirazione viene dalla tradizione americana degli anni Settanta (Bill Fay, Skip Spence) ma rielaborata senza nostalgia, con un senso di straniamento che è profondamente e riconoscibilmente italiano. Folk con venature ambient, post rock, psichedeliche. Dialetto. Il Piave. La laguna. Una geografia sonora che non potrebbe esistere altrove.
Il film più candidato dell’anno ai David di Donatello
Prodotto da Vivo Film con Rai Cinema e distribuito da Lucky Red, “Le città di pianura” era già passato dal Festival di Cannes (Un Certain Regard, 2025) prima di arrivare nelle sale. Ora si presenta ai David con candidature nelle categorie principali: miglior film, regia, sceneggiatura.
Krano dal vivo
Tante sono state le date che hanno portato Krano in giro per l’Italia dopo la pubblicazione della colonna sonora. Il tour intanto continua infaticabile con altri nuovi appuntamenti in agenda:
7 aprile – Arci Bellezza, Milano
10 aprile – Club Kristalia, Prata di Pordenone
