Madalena Reversa si ispira a Messiaen per “Pour la fin du temps”: invito a cercare dentro di sé un tempo più profondo

Il nuovo spettacolo di Madalena Reversa è una performance installativa Ufficio stampa

Dopo il debutto al Festival delle Colline Torinesi, la performance installativa del progetto artistico di Maria Alterno e Richard Pareschi arriva a Milano per Fog. Parte dal quartetto composto dal musicista francese durante la prigionia in un campo nazista per chiedersi come si resiste quando la storia diventa insostenibile

La sera del 15 gennaio 1941, nello Stalag VIII-A di Görlitz, la temperatura scese a meno quindici gradi. In una baracca si ritrovarono prigionieri e guardie naziste per ascoltare la prima esecuzione del “Quatuor pour la fin du temps” di Olivier Messiaen. Il musicista sedeva al pianoforte, accanto a lui un violinista, un violoncellista e un clarinettista, che suonavano strumenti rotti. Una composizione nata in uno dei luoghi della fine del mondo e del tempo. A quell’opera è liberamente ispirato “Pour la fin du temps”, il nuovo lavoro di Madalena Reversa, che arriva in prima italiana il 13 ottobre al Teatro Astra di Torino, nell’ambito della trentunesima edizione del Festival delle Colline Torinesi mentre il 17 e 18 ottobre lo spettacolo sarà alla Triennale di Milano per Fog.

Una soglia da abitare

Il progetto, nelle parole della compagnia, non vuole commemorare quella serata ma entrare nella domanda che porta con sé: cosa fare quando il tempo storico diventa impossibile da sostenere. Per Messiaen la risposta passava dalla bellezza, intesa come forma di rivolta. Il compositore ricorreva all’Apocalisse di Giovanni, ma non vi leggeva una catastrofe: vi cercava un varco verso un’altra dimensione.

È un’idea che chiede di essere vissuta più che raccontata. Per questo la forma scelta dal progetto artistico creato da Maria Alterno e Richard Pareschi, che firmano ideazione, regia e drammaturgia musicale, è quella della performance installativa: una situazione in cui lo spettatore è invitato a fermarsi e a cercare dentro di sé un tempo più profondo e più sacro, tra suoni lenti, silenzi e una luce ostinata.

Il quartetto tra freddo e uccelli

Il quartetto di Messiaen si compone di otto movimenti, tutti legati al Libro dell’Apocalisse, e nasce da una musica in cui fede, ricerca ritmica e passione per il canto degli uccelli convivono e costituiscono i pilastri inscindibili della sua intera poetica musicale. Quest’ultimo aspetto non è un dettaglio: Messiaen faceva il turno di guardia all’alba proprio per sentire gli uccelli svegliarsi. Nel campo, in mezzo al fango e al ghiaccio, sono loro a offrire un’immagine di luce.

I linguaggi di Madalena Reversa

Madalena Reversa nasce nel 2016 per iniziativa di Alterno e Pareschi e si muove dove il teatro incontra le arti visive. La compagnia lavora con luce, suono, oggetti e corpi per costruire atmosfere che trasmettano un’emozione precisa, senza mai rinunciare alla drammaturgia, che resta il suo elemento imprescindibile. Nel curriculum compaiono “Dreaming Beauty”, installazione immersiva finalista a Scenario Infanzia nel 2018, “Blaue Blume”, creata nel 2019 per Biennale College a Venezia, e “Romanticdisaster”, presentato a Fog nel 2021 e finalista nella sezione under 30 di Biennale College.

Gli ultimi anni hanno portato la compagnia su un terreno più letterario. “Manfred” rilegge il poema di Lord Byron, mescolando monologhi interiori, paesaggi sonori rumoristi e melodie di Schumann. Poi è arrivata “Salomè”, dalla tragedia di Wilde, presentata in prima alla Triennale nel febbraio 2024 come riscrittura per corpo, luce e suono. Con Messiaen il lavoro cambia ancora direzione: dal teatro che interroga il rapporto tra uomo, natura e invisibile si passa a un’esperienza che prova a rendere tangibile il tempo stesso.