Premiato a Cannes 2025 per la miglior attrice, il nuovo film della regista Hafsia Herzi arriva nelle sale italiane dal 23 aprile, ma vietato ai minori di 14 anni. La polemica sulla censura
Si chiama Fatima, ha diciassette anni, è la più piccola di tre sorelle cresciute in una famiglia musulmana di origini algerine nella periferia parigina. Tra preghiere sussurrate la mattina e sogni che non osa ancora nominare, studia filosofia e cerca se stessa con la determinazione silenziosa di chi sa che il mondo che ha dentro non coincide con quello che la circonda.
È il ritratto al centro di “La più piccola”, terzo lungometraggio dell’attrice e regista franco-tunisina Hafsia Herzi, uno dei volti del cinema di Abdellatif Kechiche (“Cous Cous”, “Mektoub, My Love”) e adattamento dell’omonimo romanzo autobiografico di Fatima Daas, pubblicato in Italia da Fandango Libri.
Scoperta della propria sessualità, identità, e presa di coscienza si intrecciano in un film intimo, introspettivo e senza giudizio. Henzi mostra sensibilità, sincerità e un equilibrio su tanti temi importanti, evitando di scivolare in spettacolarizzazione e ideologia religiosa.
Un viaggio interiore
Il film racconta il viaggio interiore di Fatima verso l’accettazione della propria omosessualità, in un percorso che la porta a conoscere Ji-Na (Ji-Min Park), una giovane coreana che apre davanti a lei un’altra Parigi, un altro modo di essere al mondo. Scopre una dimensione fino ad allora sconosciuta, e sperimenta se stessa in una nuova veste.
La protagonista non ama essere etichettata da nessuno e non vuole che altri determinino il suo essere. Alla ricerca della propria libertà, la ragazza prosegue allontanandosi dalla famiglia.
“Prima di fare un coming out, lei fa un coming in”, ha spiegato l’attrice protagonista Nadia Melliti. “Deve prima di tutto accettare la propria identità, perché porta dentro una forma di omofobia interiorizzata. Questo film dà voce a chi non è mai stato rappresentato”.
L’esordiente che ha conquistato Cannes
Nadia Melliti, ventitré anni, veniva dal calcio femminile professionistico. Nessuna esperienza cinematografica alle spalle. Eppure, con una presenza scenica rara, ha convinto la giuria del Festival di Cannes 2025 che le ha assegnato il premio come migliore attrice, un riconoscimento straordinario per un’esordiente assoluta. Sempre sulla Croisette ha ricevuto la Queer Palm e a seguire sono arrivati il César 2026 come Miglior Attrice Emergente e il premio per la Miglior Regia nella sezione Concorso Internazionale al Bif&st di Bari.
Sul palcoscenico come sul campo, Melliti non ama essere definita dagli altri. “La bellezza del mondo sta nel fatto che si possa viaggiare e scoprire modi di vivere completamente diversi”, ha detto, “a patto che le persone non facciano del male, siano felici, possano vivere senza tensioni”. E con la lucidità di chi osserva senza giudicare: “Le guerre, oggi, nascono spesso dall’ignoranza, dalla mancanza di empatia verso chi è diverso da noi”.
Un cinema che disturba, e per questo illumina
Hafsia Herzi ha costruito un film intimo e universale, capace di raccontare la complessità dell’identità senza semplificarla. “Amo tutto ciò che disturba”, ha dichiarato Melliti al Bif&st. “Questo argomento è un tabù, soprattutto in Francia. Ma bisogna disturbare per svegliare le coscienze, per farle evolvere”.
Il cinema, in questo senso, diventa strumento politico nel senso più alto: “Il diritto all’aborto, i diritti delle donne in genere, sono nati anche grazie a film capaci di abbattere le frontiere”. Fatima Daas, autrice del romanzo da cui il film è tratto, ha dichiarato più volte di aver sentito la scrittura come un dovere morale: quando era giovane, nessuno raccontava la sua storia. Herzi ha raccolto quella responsabilità e l’ha trasformata in immagine.
Chiamala se vuoi censura: il divieto italiano e la polemica
Nel momento del debutto italiano, fissato al 23 aprile, distribuito da Fandango, il film si trova al centro di una controversia. La Commissione per la Classificazione Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura ha stabilito il divieto di visione ai minori di 14 anni, motivandolo con la presenza di “riferimenti sessuali espliciti che, pur non essendo trasformati in immagini pornografiche, sono descritti in modo dettagliato e potrebbero influire negativamente sullo sviluppo emotivo” dei più giovani.
Nella classificazione compaiono anche le indicazioni: sesso, linguaggio, turpiloquio e incitamento all’odio.
Fandango (già colpita dal negato finanziamento al documentario di Simone Manetti “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”) ha annunciato ricorso, definendo la decisione in netto contrasto con la ricezione internazionale del film: distribuito in tutto il mondo senza restrizioni analoghe, accolto ovunque con calore da critica e pubblico.
La stessa Herzi si è detta “profondamente rattristata”, sottolineando che “il film è stato visto in tutto il mondo, durante il tour internazionale di un anno che abbiamo fatto insieme a Nadia Melliti, la protagonista, ho avuto modo di incontrare e parlare con il pubblico e non mi sono mai trovata di fronte a osservazioni di questo tipo. L’accoglienza degli spettatori è sempre stata molto calorosa e credo sinceramente che La più piccola mostri la vita di un personaggio importante per molte giovani donne”. Per Fandango, vietare il film ai quattordicenni “dimostra l’arretratezza del nostro Paese quando si tratta il tema dell’educazione sessuoaffettiva”.
