“La Tempesta” approda al Castello Aragonese di Ischia: Scordio racconta il film nato dalla pandemia

Una scena de "La Tempesta" di Giuseppe Scordio Ufficio stampa

Shakespeare, il Covid e la natura che si riprende i suoi spazi: il regista e attore Giuseppe Scordio presenta all’Ischia Film Festival la sua rilettura dell’ultimo capolavoro del Bardo, un ibrido tra cinema e teatro girato interamente sull’isola

Il 30 giugno, alle 21:30, la Cattedrale del Castello Aragonese di Ischia ospiterà la proiezione speciale de “La Tempesta”, il film di Giuseppe Scordio, nell’ambito della 24esima edizione dell’Ischia Film Festival, sezione Fuori Concorso – Film girati a Ischia.

Prodotto da iBeHuman e Spazio Tertulliano, con la regia di Attilio Tamburini e dello stesso Scordio, il progetto è una rilettura dell’ultimo capolavoro di William Shakespeare, sospesa tra cinema e teatro, e arriva al festival dopo le proiezioni a Milano, San Donato Milanese e Como. Ne abbiamo parlato con il regista, prima della serata.

Come nasce “La Tempesta”?

Nasce nel 2021, nel pieno della pandemia. Oltre al dramma che ha investito la popolazione mondiale – chi ha pagato il prezzo più alto, chi un po’ meno, ma tutti in una situazione davvero molto drammatica e avvolta dal mistero – stavo leggendo “La Tempesta” di Shakespeare e collegavo il nostro periodo a quello in cui era stata scritta. A Londra c’era la peste, qui arrivava il Covid in maniera impietosa.

E il parallelo con Shakespeare si è fatto più stretto…

Gli artisti sono stati i primi a dover cedere: hanno chiuso teatri, cinema, sale da concerto. Un po’ come un abbandono delle scene, così come Shakespeare abbandona le scene con la sua ultima opera, che è proprio “La Tempesta”. Tutte queste cose insieme, più i contenuti del testo, mi hanno portato a pensare a un progetto che potesse, dal momento in cui il pubblico non poteva arrivare nei teatri, arrivare nelle case.

Come hai risolto il problema di portare Shakespeare nelle case?

In quel periodo andavano molto gli spettacoli teatrali filmati e dati in streaming. Ma quella formula non mi è mai piaciuta fino in fondo: dava sempre un’immagine molto piatta. Un conto è dal vivo, un conto è vedere uno spettacolo teatrale in tv con una regia teatrale, una camera fissa. Era un po’ come immaginare una scatola di sardine invece delle sardine vive che guizzano nel mare. Allora ho pensato di fare qualcosa di diverso, e grazie alla produzione – a iBeHuman, ad Andrea Bianchedi, Giovanni Zucchini, Filippo Colombetti – ho trovato tutto l’occorrente per portare avanti il progetto.

Oltre alla pandemia, c’è un altro tema che hai trovato nel testo di Shakespeare…

Sì, il tema dell’ambiente. Con tutti fermi, tutti a casa, la natura ha riconquistato i propri spazi, gli animali anche. E Shakespeare ne parlava già quattrocento anni fa. Ho trovato di grande attualità sia l’aspetto psicologico dei personaggi, sia il discorso della natura che tornava a riprendersi lo spazio da noi forse esageratamente occupato.

Una scena de "La Tempesta" di Giuseppe Scordio
Ufficio stampa

Perché Ischia?

Mi è piaciuto pensare che Prospero, per tornare a Napoli, potesse essere approdato sull’isola di Ischia. Avevamo valutato anche l’Elba e Procida, ma alcuni attori non più giovanissimi avrebbero faticato sulle strade interne di quelle isole. Ischia invece si è presentata come il palcoscenico ideale: nell’arco di cinquecento metri abbiamo trovato tutto. Il bosco – il Bosco di Zaro, tra l’altro il luogo in cui costruì la sua villa Luchino Visconti – la spiaggia di San Montano, attaccata allo stesso parco. L’unica location un po’ spostata era il Castello Aragonese.

Con questa proiezione proprio al Castello Aragonese è come se si chiudesse un cerchio

Se è vero che Shakespeare, scrivendo “La Tempesta”, pensasse agli Aragonesi, ho pensato che il Castello – in particolare la parte diroccata e la Cattedrale dell’Assunta – potesse essere la giusta dimora del povero Prospero esiliato con la figlia dal Castello Sforzesco. Ho unito tutte queste cose, e si è rivelata la scelta giusta.

Come hai gestito la convivenza tra linguaggio teatrale e linguaggio cinematografico?

Io vengo dal teatro, quindi mi sono fatto affiancare da un giovane regista cinematografico, Attilio Tamburini, per la parte cinema. Ho creato questa riduzione tenendo fede alla poesia di Shakespeare: il film non tradisce il testo e parte con una tempesta teatrale che avviene in teatro. Ho voluto qualcosa di sobrio – i naufraghi, i re spaventati, li ho visti in silenzio, petto in fuori, sguardo alto, ad aspettare l’onda con onore e con coraggio. Per poi svilupparsi sull’isola, dove è come se fosse uno spettacolo all’aperto in una scenografia naturale. Lo dichiariamo all’inizio: questo non è un film, ma uno spettacolo all’aperto dove la natura si riprende la sua scena.

Come ha reagito il pubblico nelle proiezioni precedenti?

La natura teatrale del progetto ha dato modo di comprendere e apprezzare la profondità del testo, di scavare come minatori nei caratteri dei personaggi e scoprirne le passioni principali: la gioia, la tristezza, il coraggio, il tradimento, la meraviglia dei giovani. E poi alla fine il perdono, perché “La Tempesta” è prima di tutto una storia di perdono. Prospero porta davanti a sé i suoi nemici, cerca di capire i motivi dei loro tradimenti, ma non li giudica: li perdona. Il pubblico si è lasciato trasportare, ed è rimasto colpito, con grande sorpresa – anche perché si tratta di una produzione indipendente, senza effetti speciali, senza armi, senza magie ricreate artificialmente. La magia è il fulmine che ogni tanto arriva. Quello che conta è la sostanza, senza orpelli.

Se dovessi indicare una sola cosa che vuoi che lo spettatore porti a casa, quale sarebbe?

Mi piacerebbe che portasse via la profondità del testo, la poesia, e soprattutto la consapevolezza di aver passato un’ora e venticinque, un’ora e trenta potendo comprendere tutto e approfondire aspetti che diversamente sarebbero passati troppo velocemente inosservati.

Dopo questa sera al Castello Aragonese, quale futuro immagini per il film?

Nasce come progetto per arrivare nelle case, ma mi piacerebbe che potesse arrivare soprattutto ai giovani. Con un mezzo – il cinema – un po’ più vicino al loro mondo rispetto al teatro, che consente una maggiore fruibilità. E poi, attraverso il cinema, scoprire anche il teatro. Questo mi piacerebbe. In parallelo, ci sarà l’uscita nelle sale: non sarà facile fare grandi numeri, ma ci impegneremo al massimo.