Le Alleanze dei Corpi torna a Milano e si interroga su l’abitare, lo spazio e la città

"FLLNGLS" di Sara Napoletano Sara Napoletano

Dal 17 al 27 settembre l’ottava edizione del festival curato da Maria Paola Zedda invade via Padova e altri spazi cittadini con danza, performance e pensiero critico, per raccontare le geografie nascoste di una città che cambia pelle

Quello che fa da otto anni Le Alleanze dei Corpi non si limita a riempire un calendario di appuntamenti, ma prova a mettere in discussione lo spazio stesso in cui viviamo. Il progetto milanese curato da Maria Paola Zedda che dal 2018 indaga il legame tra i corpi e lo spazio pubblico, intreccia danza, performance e arti visive in una trama che si fa via via più fitta e più necessaria.

Quest’anno il festival, che si svolge dal 17 al 27 settembre con un’anteprima il 12 e 13 settembre, sceglie di guardare all’abitare, a quelle forme inquiete con cui la città si trasforma continuamente, e alle mappe delle lotte che questo movimento disegna sul territorio. Il sottotitolo scelto, On Demonic Grounds, richiama il pensiero della geografa afrocanadese Katherine McKittrick e, prima ancora, quello della teorica Sylvia Wynter. Il termine demonico qui non ha nulla di oscuro, indica piuttosto la possibilità di aprire nuove epistemologie a partire da spazi non riconosciuti, da percorsi fuggitivi e luoghi di riparo che reagiscono alla violenza strutturale del vivere quotidiano. C’è anche un rimando al significato matematico della parola, legato a sistemi imprevedibili, incomputabili, che sfuggono al controllo.

Il cuore pulsante della manifestazione resta il quartiere di via Padova, ma il dialogo si allarga ad altri luoghi e istituzioni culturali della città, in un intreccio che quest’anno tocca temi urgenti come la giustizia abitativa, la violenza di genere e le nuove generazioni che crescono nelle periferie milanesi.

L’apertura e i primi giorni: Pasolini, memoria e vuoti urbani

Dopo l’anteprima del 12 e 13 settembre con la firma di Sandi Hilal, fondatrice di DAAR, Decolonial Architecture Art Research, Leone d’oro alla Biennale Architettura 2023, il nucleo centrale del festival si apre il 17 settembre con l’installazione performativa “Pilgrimage around Milan” di Giorgos Efthimiou e Vassu Pitsi, esito di una ricerca sull’abbandono e sulla progressiva scomparsa dei margini urbani. L’artista e filmmaker greco documenta il suo cammino tra video e performance, negli spazi di Careof, con un percorso che si conclude il 22 settembre alla Fabbrica del Vapore con una retrospettiva dei suoi lavori.

Sempre il 17 settembre, alla Fabbrica del Vapore, Enzo Cosimi porta in scena “Pasolini/Fuga verso l’inferno”, un progetto che attraversa l’universo poetico e politico del grande intellettuale friulano, con giovani performer under 25 selezionati tramite call pubblica. È l’apertura di LA NUOVA GIOVINEZZA, percorso che da settembre 2026 a novembre 2027 coinvolgerà adolescenti e preadolescenti in un lavoro ispirato allo sguardo di Pasolini, curato dallo stesso Cosimi insieme a Zedda e vincitore del bando di Fondazione di Comunità Milano.

Corpi, suoni e territorio nel cuore di via Padova

Dal 18 settembre il festival si sposta negli spazi dell’ex piscina del Parco Trotter con “FLLNGLS” di Michael Incarbone, un live set che unisce suono e corpo con la danzatrice Erica Bravini, intorno all’idea di caduta come esperienza esistenziale, specchio del presente sociale e politico. Il 19 settembre arriva la sua declinazione partecipativa, “Fallen Angels”, costruita con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Francesco Cappelli, tra sonorità trap e riflessioni sugli stati di caduta.

Il 18 settembre inaugura anche “(Un)real Estate Agency” di Elisabetta Consonni, in replica il 19, una finta agenzia immobiliare che con il linguaggio dell’operazione commerciale mette in crisi la percezione di ciò che è reale, criticando un sistema dell’abitare che ha perso ogni aderenza con la vita concreta delle persone.

Il 19 settembre, negli spazi di Archive, l’artista palestinese Jumana Dabis presenta la videodanza “Sarkha (Il Grido)”, seguita da un Q&A condotto da Felice Moramarco. La giornata prosegue con la presentazione del libro “Immaginari incarnati”, di Marco Bertozzi e Daniela Sacco, in dialogo con Laura Marcolini e Maria Paola Zedda. Nello stesso weekend, nel patio davanti alla ex Chiesetta del Parco Trotter, trova spazio la tenda “Non un minuto di silenzio”, curata dal collettivo veneziano s-collettiva, dedicata al tema della vergogna e dell’esposizione alla violenza di genere.

Proprio in questi giorni si avvia anche la prima fase di ricerca di Edgelands, progetto a lungo termine sul contrasto alla violenza di genere. La coreografa belga Sarah Vanhee lavora sul tema della giustizia e della riparazione, con un workshop pubblico il 20 settembre dedicato alla ricerca tigers, spirits, stones.

Abitare come diritto: il simposio e le voci del quartiere

Il 20 settembre è la giornata che forse più di ogni altra condensa il senso di questa edizione. Come espansione di “(Un)real Estate Agency”, il simposio” Liberare l’abitare” riunisce voci diverse, tra cui Sarah Gainsforth, Bertram Niessen, Michele Lancione, Rahel Sereke, Mackda Gebremariam Tesfaù, il Leoncavallo e Giulia Greppi di Scomodo, per una giornata aperta al quartiere che affronta da più prospettive la questione della giustizia abitativa.

Sempre il 20, ad Archive, va in scena “Cruna” di Muna Mussie, con le musiche di Massimo Carozzi, una riflessione sull’oblio personale e collettivo costruita attraverso l’arte tessile e il ricamo, dove la memoria si fa gesto manuale prima ancora che racconto.

Diaspore, corpi non conformi e il tempo sospeso della notte

Il 25 settembre, negli spazi di Fattoria Vittadini alla Fabbrica del Vapore, Giulia Cannas presenta “Alba”, un’indagine intima sulle radici che intreccia il suo background migratorio con la memoria della diaspora albanese, restituita attraverso il linguaggio della danza.

Il 26 e 27 settembre il festival dedica due giornate al pensiero queer e crip, alle corporeità non conformi e al piacere, con un affondo particolare sulla notte e i suoi rituali. Il programma include “Ritual IV – String from the Earth” di Alos, versione site-specific pensata per gli spazi di Giardino Nascosto in Cascina Martesana, la performance-concerto “STAR” di Thomas Valerio, “ConTatto” di Federica Dauri, storia d’amore tra corpi non conformi, e “Intercity Notte” di Vincent Giampino, indagine sulla festa come ambiente psicofisico e sociale. Non manca il laboratorio “I’m no body! Who are you?” di Dalila D’Amico e Giulia Traversi, spazio di scrittura autobiografica su abilismo e accessibilità nelle arti performative, insieme alla presentazione del libro “Performance + Pedagogia” con la curatrice Giulia Crisci.

Il festival si chiude domenica 27 settembre al club Tropical di via Giacosa, con un closing party in collaborazione con Chullu Agency, Hundebiss Nights e Isciàn, e con un talk di mezzanotte dello studioso Stefano Tomassini dal titolo “Dopo la festa. Sonno e narcodanza”, dedicato al tempo sospeso della danza quando sconfina nel sonno e nel sogno, come rito di chiusura che è anche promessa di continuazione.