Tre amiche, un’estate del 1997 e il diritto ostinato di restare piccole: il film rivelazione di Locarno 2025 arriva nelle sale l’11 giugno
“Tutto ciò che appare inventato è vero, e tutto ciò che sembra vero è finzione”. Nicole Bertani affida a questa paradossale chiave di lettura il senso profondo di “Le bambine”, esordio alla regia suo e della sorella Valentina, selezionato in Concorso internazionale al Festival di Locarno 2025 come unico titolo italiano in gara.
Siamo nel 1997. Linda ha otto anni, pochi denti e una nonna svizzera ricchissima da cui si allontana insieme alla madre Eva, bellissima e instabile come certi pomeriggi d’agosto. A Ferrara trova Azzurra e Marta, due sorelle con cui stringerà un’amicizia che diventerà il centro di gravità della sua infanzia.
È un film delle sorelle Bertani che costruisce il suo racconto con intimità e stratificazione, osservando le protagoniste nel loro muoversi tra gioco e prime forme di consapevolezza, senza mai forzare il senso di ciò che mostrano. Le immagini hanno una luminosità sospesa, capace di cogliere il momento esatto in cui l’infanzia si scontra, spesso in silenzio, con le regole del mondo adulto. Più che una classica storia di formazione, “Le bambine” è il contrario: non la corsa verso la maturità, ma la difesa ostinata del diritto a restare piccole. Una commedia con le ginocchia sbucciate, dicono le registe, e i lividi sul cuore.
Un film cucito sulla pelle delle protagoniste
I personaggi delle tre giovani protagoniste, nel film chiamate anche zanzarine, nascono da un lavoro di stratificazione identitaria condotto con pazienza: sono rielaborazione delle due registe, della loro migliore amica d’infanzia e della sceneggiatrice Maria Sole Limodio, che, come racconta Valentina, “è entrata in questa storia in modo molto profondo”. Le bambine scelte per il film hanno poi contribuito con le proprie personalità, al punto che scene e dialoghi sono stati riscritti insieme a loro. “Le abbiamo lasciate libere di reinterpretare“, aggiunge la regista.
Tra i personaggi adulti spicca Carlino, babysitter queer ritratto con affetto nostalgico: total denim, foulard al collo, una libertà di essere che nessun altro grande nel film possiede. Non a caso è l’unico adulto, insieme alla madre Eva, a ricevere un nome. “È il solo capace di parlare alle bambine, in qualche modo il più responsabile di tutti”, spiega Nicole.
Il film è apertamente autobiografico, e le sorelle lo rivendicano con ironia. “C’era la vicina spiona, la madre che entra in modo dirompente” ricorda Valentina. “Ormai saremo diseredate”.
La forma come linguaggio
Il formato quadrato, 1:1 per quasi tutta la durata, non è una scelta estetica ma mnemonica: “È stretto, come quando socchiudi gli occhi e cerchi di ricordare qualcosa”, chiarisce Nicole. La tavolozza cromatica, i costumi, ogni dettaglio visivo parlano in modo coerente l’italiano degli anni Novanta, con una venatura magica che si insinua nel reale senza spiegarlo. Il tono oscilla tra la malinconia di un romanzo di formazione e una comicità naturale, mai costruita. “Fa parte di noi”, dice Nicole, “l’abbiamo seguita con naturalezza”.
Uno degli aspetti che più colpisce il pubblico è la rappresentazione della scoperta della sessualità femminile, affrontata con una libertà rara nel cinema italiano. “Ci sono dettagli sul femminile che sinceramente non avevo mai visto rappresentati”, racconta Jessica Piccolo Valerani, che nel film interpreta la madre di Azzurra e Marta. “Un pugno nello stomaco, ma con le stelline”.
Una generazione che si riconosce
Le sorelle Bertani non si considerano isolate. “Le bambine” appartiene a un filone preciso del cinema italiano contemporaneo, quello di registe e registi che hanno smesso di chiedere permesso: “Patagonia” di Simone Bozzelli, “Amanda” di Carolina Cavalli, “Disco Boy” di Giacomo Abbruzzese, “Una sterminata domenica” di Alain Parroni. “Film con un’identità fortissima, che somigliano ai cineasti che li hanno fatti”, dice Valentina. “Penso ci sia una generazione di autori liberi, stanchi delle regole del cinema italiano. Vogliamo creare un gruppo coeso. Se non ci supportiamo tra di noi, non cresceremo neppure artisticamente”.
Nel cast, per la prima volta sul grande schermo, Mia Ferricelli, Agnese Scazza e Petra Scheggia, affiancate da Clara Tramontano, Milutin Dapčević, Jessica Piccolo Valerani, Cristina Donadio e Matteo Martari. Un posto speciale spetta a Benjamin e Joshua Israel, i gemelli protagonisti del precedente film di Valentina Bertani, “La timidezza delle chiome”, che tornano a creare un filo narrativo ideale tra le due opere.
“Le bambine”, prodotto da Emma Film con Rai Cinema, Adler Entertainment e 360 Degrees Film, in coproduzione con Cinédokké, RSI Radiotelevisione Svizzera e Mathematic Studio Production, è distribuito nelle sale italiane dall’11 giugno da Adler Entertainment.
