I “Suoni dal Futuro” si ascoltano dal vivo: il progetto di Manuel Agnelli

In collaborazione con Siae, l’iniziativa nell’arco di un triennio punta a rimettere al centro la musica live e a ricreare la rete di connessione tra artisti, club e pubblico: sul palco 12 band emergenti con 96 concerti e 196 esibizioni

Manuel Agnelli
Ufficio Stampa

“Hanno una forza straordinaria, suonano dovunque e comunque perché è questa la loro ragione di vita. Sono una grande occasione per tutti noi. Ce la stanno mostrando e ce la stanno regalando. Noi non vogliamo perderla” dice Manuel Agnelli, parlando di una nuova generazione di musicisti stanca del successo a tutti i costi e desiderosa di rimettere le emozioni al centro.

Ed è per sostenerli, per consentire loro di sbagliare, di cambiare, di ricrearsi e di costruirsi lontano dalle leggi dei numeri e del mercato che lancia “Suoni dal Futuro“: un progetto triennale che nasce dalla collaborazione tra il collettivo di GERMI – LdC e SIAE, e che rimette al centro della scena la dimensione della musica suonata dal vivo.

Suoni dal futuro, un progetto in due fasi

Con Michele Riondino come direttore artistico, “Suoni dal Futuro” si sviluppa lungo due direttrici. Da un lato GERMI – LdC di Milano, lo spazio culturale fondato da Manuel Agnelli ospiterà circa 100 band l’anno con 5 serate al mese per 10 mesi: una programmazione continuativa che punta su originalità, qualità compositiva e identità artistica.

Contemporaneamente il “Suoni dal Futuro Live Tour” porterà 12 progetti musicali selezionati nei club di Milano, Roma, Bologna, Napoli, Palermo, Taranto, Pesaro e Torino, con 96 concerti complessivi distribuiti in due tranche distinte tra primavera e autunno.

Appuntamenti che, merita di essere sottolineato, saranno a ingresso gratuito, proprio per favorire l’incontro tra i giovani artisti e il pubblico. “Se il progetto va bene avremo più iscritti, più depositi e più autori e autrici. Ma il vero successo sarà quanta gente verrà ai concerti” ha commentato Salvatore Nastasi, presidente della Siae, “Se tra tre anni avremo ricreato un circuito che può vivere anche oltre il progetto, sarà stato un successo”.

L’obiettivo di Suoni dal Futuro

Il progetto vuole prima di tutto aiutare giovani artisti a farsi strada in maniera sana, fatta di crescita sul palco e di formazione: “Stiamo cercando di aiutarli a crescere in libertà, senza bruciare le tappe, permettendogli di sbagliare, di confrontarsi, di ricominciare, ma, soprattutto, di vivere il percorso, non solo il risultato. La cosa più bella che ci stanno dimostrando è che non dobbiamo dipendere dal satana dei numeri. Possiamo esistere anche in un altro modo” spiega bene Manuel Agnelli.

Ma alla base di “Suoni dal Futuro” c’è anche la volontà di (ri)costruire quella rete che negli anni si è andata strappando, e che metteva in connessione club, artisti e pubblico. Con la chiusura di molti locali che in passato sono stati centro nevralgico della produzione e della sperimentazione musicale, è andata perdendosi anche la possibilità di creazione di una comunità, insieme a quella della contaminazione, della possibilità di crescita data dallo scambio.

Le nuove generazione stanno dimostrando la voglia di riappropriarsi di tutto questo. Di sperimentare, di parlare di sé stessi e delle proprie insicurezze e del proprio malessere, attraverso la musica. Di condividerlo con persone in carne ed ossa e non con algoritmi di una piattaforma streaming. Ed è a loro e al loro bisogno che si rivolge “Suoni dal Futuro”, e anche a tutti quelli delle generazioni passate che hanno bisogno di riappropriarsi di una dimensione più vera, che ha segnato un’epoca ma che si sta perdendo.

La musica del futuro

Manuel Agnelli non ha mai esitato a definire stagnate l’industria musicale, tra formule commerciali standardizzate, appiattimento dei contenuti, dominio dei numeri a discapito della creatività. Ma, specifica: “Il fondo del barile non è l’attuale industria musicale, ma l’intelligenza artificiale, che rischia di produrre musica dietro cui non c’è un essere umano”.

L’incontro tra le due cose potrebbe essere letale: “Il rischio è che l’industria si butti su questo tipo di produzione, con musica artificiale che prenderà il posto di quello che consideriamo musica popolare”. In questo senso, riportare il pubblico ai concerti è un modo per rimettere l’elemento umano al centro: “Andare a un live ha una forza di sensazioni e di scambio sociale enorme. Anche se oggi discografia e generi musicali sono lontani dalla musica suonata, nei live i numeri più grandi continuano a farli le band, soprattutto le band rock”.

Gli appuntamenti

Si parte in primavera quindi con il tour che parte dal Germi – Ldc di Milanoil 10 aprile e si conclude allo Spazio 211 Torino il 20 maggio. In mezzo, gli appuntamenti allo Spazio Porto di Taranto, all’Urbica di Pesaro, ai Candelai di Palermo, all’Auditorium Novecento di Napoli, al Wishlist Club di Roma e a Il Covo di Bologna. Sul palco si alterneranno i Dirty Noise, Dlemma, Grida, Kahlumet, Mars on Suicide e Wayloz. Ventitré appuntamenti dal vivo per cominciare a riscrivere la musica del futuro.