La Galleria NOTTE propone una mostra con 14 opere di uno dei protagonisti del Novecento pittorico tra amore, sogno e spiritualità. Visitabile fino al 15 giugno

La galleria NOTTE di Milano ha scelto di aprire il proprio calendario espositivo con un nome che non ha bisogno di presentazioni ma che, sorprendentemente, mancava da anni dal circuito delle gallerie private italiane. Marc Chagall. “Il Volo Meraviglioso” è la prima mostra che uno spazio privato dedica all’artista bielorusso nel nostro Paese da quando è iniziato il nuovo millennio.
La cura dell’esposizione, visitabile fino al 15 giugno, è affidata a Carolina Lanfranchi e Mattia Melzi, che hanno costruito un percorso di quattordici opere capace di entrare nel microcosmo di Chagall senza la fredda distanza della retrospettiva classica. L’obiettivo non è la catalogazione, ma l’immersione.
Un pittore fuori dal tempo e per questo eterno
Nato nel 1887 nell’Impero russo e scomparso nel 1985 a Saint-Paul-de-Vence, quasi un secolo di vita attraversato con gli occhi di un bambino che non ha mai smesso di sognare. Marc Chagall è sempre rimasto ai margini delle etichette: non cubista, non surrealista, anche se con il Surrealismo condivide la fiducia nell’inconscio come sorgente di verità.
La sua è una pittura che procede per ritorni e associazioni, non per linearità: il tempo, nelle sue tele, segue una logica emotiva, non cronologica. Nei lavori in mostra affiorano le stesse immagini che lo hanno accompagnato per tutta la vita: il villaggio dell’infanzia, le figure familiari, le case dello shtetl ebraico, gli oggetti del quotidiano trasformati in simboli. Un universo dolceamaro che nelle opere più tarde si apre a tonalità più luminose, dove la malinconia lascia spazio allo slancio vitale.
Gli amanti, i cieli, i corpi che volano
Al centro della mostra, inevitabilmente, ci sono loro: gli amanti. Corpi uniti, spesso sollevati da terra, che attraversano lo spazio come se la gravità non li riguardasse. Non è una semplice dichiarazione sentimentale, è la forma visiva di un’idea di amore come fusione, come perdita dei confini tra sé e l’altro.
A poco a poco, nelle opere della maturità, i contorni sfumano, le cromie si accendono, le composizioni sembrano voler uscire dalla tela. Come scrisse Lionello Venturi con quella sintesi folgorante che ancora regge: “Picasso è il trionfo dell’intelligenza, Chagall la gloria del cuore”.
Rabbini, agnelli e la possibilità della redenzione
Accanto all’amore, la spiritualità. Rabbini e scene religiose, l’agnello e i riferimenti alla tradizione ebraica: in Chagall non sono mai decorazione, ma strumento per parlare di esilio e dolore, di speranza e redenzione. Senza mai imporre una lettura univoca, sempre con un finale aperto. È questa ambiguità generosa che rende il suo lavoro così accessibile e insieme così profondo.
La finestra come soglia tra i mondi
C’è un elemento che percorre tutta la mostra quasi in sordina, ma che i curatori hanno scelto di mettere a fuoco con precisione: la finestra. In Marc Chagall non è mai una semplice apertura architettonica. È una soglia, tra interno ed esterno, tra vissuto e immaginato, tra il peso della memoria e la leggerezza del sogno.
Cieli rosa, azzurri e violacei si affacciano su interni caldi e luminosi, trasformando lo sguardo in esperienza e il ricordo in materia viva. È in questa apertura, visiva e mentale insieme, che i quadri del maestro trovano ogni volta un’intensità nuova.
