Dopo una carriera lunga oltre quarant’anni, l’autore di “Ratataplan” e “Ladri di saponette” porta in scena un racconto che intreccia vita privata e storia del Paese, dal boom economico all’intelligenza artificiale. Sei le tappe, da Pavia a Roma, tra ottobre e gennaio 2027
Dal racconto degli altri a racconto di sé. È quello che accade a Maurizio Nichetti con “Occhi aperti! Serata tra amici”, lo spettacolo teatrale con cui il regista milanese si mette per la prima volta a nudo davanti al pubblico, non più nascosto dietro un personaggio o una macchina da presa, ma in scena come narratore della propria vita e, insieme, di quella di un intero Paese.
Una serata, tanti mondi
Il titolo lo dice già tutto, o quasi. “Occhi aperti!” non è soltanto un modo di dire, è un programma dichiarato: quello di uno sguardo che in oltre quattro decenni non ha mai smesso di posarsi sull’Italia con curiosità, ironia e un pizzico di stupore. Sul palco, tra aneddoti mai raccontati prima e ricordi personali, Maurizio Nichetti costruisce un percorso che attraversa le grandi trasformazioni del Paese, dal boom economico agli anni di piombo, dall’esplosione delle televisioni commerciali fino alla rivoluzione digitale e, oggi, alle domande poste dall’intelligenza artificiale.
Non è un semplice bilancio di carriera. È piuttosto un dialogo tra chi quelle stagioni le ha vissute e raccontate da dentro, con gli strumenti del cinema, e chi oggi si trova a doverle rileggere alla luce del presente. I suoi film, da “Ratataplan” a “Ho fatto Splash” fino a “Ladri di saponette”, diventano tappe di questo viaggio: opere che hanno spesso saputo intuire in anticipo i cambiamenti sociali e culturali dell’Italia, prima ancora che diventassero evidenti a tutti.
Il capitolo di una vita nel cinema italiano
Per capire il senso di questo spettacolo bisogna fare un passo indietro e ripercorrere, almeno per sommi capi, il percorso artistico di Maurizio Nichetti, una delle figure più originali e trasversali del panorama culturale italiano degli ultimi decenni. Nato a Milano, Nichetti arriva al cinema dopo un apprendistato nel mondo del cabaret e dell’animazione, un retroterra che si sente ancora oggi nel suo modo di costruire immagini: fisico, ritmico, capace di far ridere e riflettere contemporaneamente.
Il suo esordio alla regia con “Ratataplan”, nel 1979, lo consacra subito come una voce fuori dal coro: un cinema comico ma mai banale, fatto di gag visive costruite con precisione quasi coreografica e di un umorismo che osserva il quotidiano con occhio disincantato. Da lì in avanti, la sua filmografia si sviluppa come un lungo esercizio di equilibrismo tra intrattenimento popolare e sperimentazione linguistica, una qualità che pochi autori italiani della sua generazione hanno saputo coltivare con altrettanta continuità.
Sono gli anni Ottanta e Novanta a consegnargli i titoli più noti al grande pubblico. “Ho fatto Splash” conferma la sua vena comica, mentre “Ladri di saponette”, del 1989, diventa forse il suo lavoro più celebrato: un film che gioca con i confini tra finzione e realtà, tra il grande schermo e la vita di tutti i giorni, anticipando riflessioni sulla televisione e sui suoi effetti sulla società che solo più tardi diventeranno patrimonio comune del dibattito culturale. Non è un caso che quel film venga ancora oggi studiato come uno degli esempi più lucidi di cinema metalinguistico realizzato in Italia.
Ma la carriera di Maurizio Nichetti non si esaurisce nella regia di lungometraggi. È stato anche pioniere nell’uso creativo delle tecnologie audiovisive, un innovatore che ha saputo intercettare per primo le potenzialità narrative di strumenti nuovi, dalla televisione al digitale, senza mai perdere la sua cifra ironica e la sua attenzione al racconto umano. Attore oltre che regista, ha costruito nel tempo una maschera riconoscibile, fatta di goffaggine apparente e intelligenza sottile, che lo ha reso amatissimo da generazioni diverse di spettatori.
Quello che colpisce, ripercorrendo oggi il suo percorso, è la coerenza di uno sguardo che non ha mai smesso di interrogare il proprio tempo. Nichetti non ha mai scelto la strada più comoda della nostalgia, preferendo invece continuare a confrontarsi con le trasformazioni in corso, anche quelle più recenti e spiazzanti, come quella portata dall’intelligenza artificiale. È proprio questa capacità di restare curiosi, senza cedere né al cinismo né alla facile celebrazione di sé, a rendere “Occhi aperti!” un naturale approdo teatrale di una carriera così lunga e sfaccettata.
Il filo che unisce memoria privata e storia comune
Ciò che rende particolare questo spettacolo è la scelta di intrecciare due piani solitamente tenuti separati: la biografia personale dell’artista e la storia collettiva del Paese. Le opere di Nichetti diventano così punti di riferimento condivisi, capaci di far riconoscere al pubblico, nel racconto di una vita, anche pezzi della propria. Guardare al passato per capire meglio il presente, e guardare al presente per provare a immaginare cosa verrà: è questo, in fondo, l’invito che “Occhi aperti!” rivolge a chi sceglierà di sedersi in platea.
Uno spettacolo che si presenta dunque non come semplice celebrazione di una carriera, ma come esercizio vivo di quella curiosità intellettuale che ha sempre contraddistinto il suo autore, e che continua a renderlo una delle voci più originali della cultura italiana contemporanea.
Le date in calendario
“Occhi aperti! Serata tra amici” toccherà sei città italiane tra l’autunno e l’inizio del 2027. Si comincia il 5 ottobre 2026 al Teatro Volta di Pavia, per poi proseguire il 4 novembre al Teatro Carcano di Milano. Lo spettacolo farà tappa il 29 novembre al Teatro Celebrazioni di Bologna, il 2 dicembre al Teatro Puccini di Firenze e il giorno successivo, 3 dicembre, all’Auditorium San Francesco al Prato di Perugia. Il tour si chiuderà il 27 gennaio 2027 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma.
