Il producer britannico torna con un album che si apre a una dimensione più luminosa e contemplativa. Due le date italiane del tour

“Evaporator”, settimo album di Nathan Fake, trasuda pace interiore: la fotografia sonora di una felice maturità acquisita nel panorama dell’elettronica contemporanea. Il disco ha quella fluidità organica che si ottiene solo quando smetti di correggere e inizi ad abitare davvero la musica. Sulla copertina, per la prima volta, c’è il suo volto (“Sono molto fortunato a sopravvivere in questo mondo, dove i media favoriscono gli estroversi e le persone dall’aspetto interessante. Non è il mio mondo, ma in qualche modo ci sono ancora dentro”, rivela). Non è un dettaglio secondario. Vent’anni anni dopo il debutto discografico, il producer britannico ha trovato il proprio centro di gravità permanente.
Vent’anni di un piccolo grande caso
Quest’anno ricorrono vent’anni da quando Nathan Fake diventò un piccolo caso discografico con “Drowning in a Sea of Love”, pubblicato dalla Border Community di James Holden capace di tracciare una traiettoria precisa che portava dall’IDM di casa Warp all’indie elettronico degli anni Zero.
La melodia come arma segreta
Se c’è una cosa che distingue Nathan Fake dai tanti epigoni del suono Warp anni ’90, è la melodia. Non le architetture tonali cerebrali, non i pattern ritmici sovrapposti con precisione analitica: la melodia, semplice, diretta. Per tutto l’arco dell’album, la melodia è regina. “Bialystok” ruota attorno a una sequenza di quattro accordi capace di evocare una malinconia confortante.
“The Ice House”, invece, nasce da un riff di tastiera così misticamente invitante che Fake, a suo dire, non riusciva proprio a smettere di suonarlo. “Black Drift” e “Yucon” ricordano da vicino i Boards of Canada degli anni 90. Ma Nathan Fake porta queste influenze senza citazionismi compiaciuti, facendole proprie con una naturalezza che è frutto di anni di sedimentazione.
Lui stesso definisce il suono di Evaporator come “daytime aerial music”, sottolineando un ribaltamento di prospettiva rispetto alle atmosfere notturne e immersive del passato.
Dal vivo in Italia
Per chi vuole vivere “Evaporator” dal vivo, Nathan Fake tornerà in Italia per due date. Si esibirà il 6 marzo al Circolo Magnolia di Milano e il 7 marzo al Monk Club di Roma.
