Performative torna al MAXXI L’Aquila: tre giorni per abitare il museo senza un percorso preordinato

Dall’11 al 13 settembre Palazzo Ardinghelli si trasforma in un palcoscenico diffuso con oltre cinquanta appuntamenti tra musica, danza, poesia e video arte, tutti gratuiti: la sesta edizione del festival curato da Fanny Borel e Oscar Pizzo si intitola “Combinatorie” e chiede al pubblico di costruirsi da solo la propria mappa dell’esperienza

Performative06 Al MAXXI L'Aquila
Lucie Jansch

La sesta edizione di Performative al MAXXI L’Aquila chiede al pubblico di rinunciare al programma. Niente prenotazioni, niente sequenza obbligata, solo un flusso continuo di performance che dalla mattina alla sera occupa ogni sala di Palazzo Ardinghelli, per la prima volta cuore unico della manifestazione. Il visitatore entra ed esce quando vuole, torna sui propri passi, sceglie di perdersi tra concerti, installazioni e incontri che spesso si sovrappongono. Il tema di quest’anno, Combinatorie, non è un’etichetta ma una regola del gioco: linguaggi diversi convivono nello stesso spazio e lasciano che sia chi guarda a comporli.

Tre omaggi per tre modi di intendere la sperimentazione

Il festival si apre a un compleanno importante: Philip Glass, che nel 2027 compirà novant’anni, viene celebrato attraverso i suoi celebri “12 Études”, riletti in chiave di danza e video arte da un gruppo di interpreti internazionali tra cui Lucinda Childs e Shirin Neshat, in una produzione firmata MP3 Dance Project e Change Performing Arts.

A ottant’anni dalla nascita tocca poi a Daniele Lombardi, tra le figure che più hanno lavorato al recupero delle avanguardie musicali del Novecento italiano: il pianista Andrea Riccio ne esegue in prima assoluta due composizioni, mentre le sue partiture visivo-musicali del ciclo Costellazioni vengono esposte negli spazi del museo. Il terzo omaggio guarda oltre il Mediterraneo, verso il lavoro del videoartista libanese Ziad Antar, a cui è dedicato un focus che raccoglie diversi suoi lavori sul rapporto tra ritmo, gesto e immagine.

Corpo, suono e macchine del tempo

Il cuore musicale del festival intreccia nomi storici e voci più giovani. Andrea Riccio affronta anche le “Sonatas & Interludes” di John Cage, mentre Giulia Lo Giudice e Vittoria Di Grazia portano in scena rispettivamente le ricerche elettroacustiche di Pierre Jodlowski e Thierry De Mey e quelle percussive di Javier Álvarez, dove le maracas dialogano con materiali elettronici costruendo un paesaggio sonoro che attraversa culture diverse.

Gli studenti del Conservatorio Casella eseguono “Drumming” di Steve Reich e, nella Sala della Voliera, la sua opera multimediale “Three Tales”, costruita intorno a tre snodi cruciali della storia della scienza, insieme ad Attica di Frederic Rzewski, pagina che resta una delle denunce più dirette della violenza del potere. Tra le proposte più singolari c’è la Sala dei Metronomi, dove un centinaio di questi strumenti mette in scena dal vivo il celebre “Poema sinfonico” di György Ligeti, allestito seguendo esattamente le indicazioni originali del compositore, in dialogo con un video di Ziad Antar.

Voci, corpi, comunità

Accanto ai concerti, Performative 06 continua a coltivare la propria vocazione partecipativa. Nella Sala Polifunzionale, Camilla Barbarito lavora con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila su “La foresta di voci”, un laboratorio che usa la voce come strumento di relazione più che di esecuzione. Le collaborazioni con l’Università dell’Aquila e il Teatro Stabile d’Abruzzo portano invece in scena due progetti ispirati alle filastrocche di Toti Scialoja: un workshop di poetry slam curato da Matteo Di Genova ed Eleonora Fisco e Carpa che ama l’arpa di Ariele Vincenti, che trasforma quei versi surreali in gesti e vocalità inattese.

Nel pomeriggio di sabato la città stessa diventa scena, con “La conferenza degli uccelli” di Bedirhan Dehmen e Silvia Di Gregorio, processione che da Piazza Santa Maria Paganica riporta in vita il poema persiano di Farid al-Din ‘Attar attraverso danza, teatro e maschere costruite nei laboratori partecipativi. La giornata si chiude con il set della dj Trixie, che mescola house ed elettronica proprio nella stessa piazza.

Sguardi critici sul presente

Il festival lascia spazio anche alla parola che riflette su se stessa. Domenica, Oscar Pizzo rende omaggio al compositore d’avanguardia Cornelius Cardew eseguendo “For Cornelius” di Alvin Curran, mentre due con-formance, a metà tra conferenza e performance, chiudono idealmente il percorso: “Autoritratto in tre atti” di Diana Anselmo, che indaga lo sguardo a partire dal proprio corpo, e “Il (vero) problema di questo paese” di Valerio Aprea, monologo paradossale che trasforma l’analisi dei mali italiani in materia comica. A completare il programma, una serie di incontri tra artisti, curatori e pubblico invita a discutere apertamente di ciò che si è appena visto, restituendo al festival la sua natura più autentica: non una rassegna da consumare ma un laboratorio aperto, da attraversare e da interrogare.