Dopo le settimane dedicate all’ascolto classico di sarv, dal 21 al 23 agosto la XXXVI edizione del festival si sposta nel cuore del paese con musica, installazioni e camminate sonore che chiudono un percorso triennale sul gioco come forma di relazione

In Alta Valle Cervo c’è un torrente che secondo la leggenda locale nasconde una dea-demone capace di emergere dalle acque in piena e ridisegnare per qualche notte lo spazio e il tempo del paese. Si chiama lüria, ed è lei a dare il nome alla sezione più sperimentale del Piedicavallo Festival, giunto quest’anno alla trentaseiesima edizione con un titolo che suona quasi come un programma: Sorgenti.
Non è un caso che la parola scelta richiami l’acqua che scorre e si rinnova. Il festival, promosso da Sotterranea APS insieme al Comune di Piedicavallo, chiude con questa edizione un percorso triennale che negli ultimi anni lo ha portato dalle mappature affettive del territorio fino alla complessità delle convivenze, e oggi approda al tema del gioco, letto non come semplice intrattenimento ma come chiave per capire come si costruiscono i legami, tra la comunità valligiana e chi arriva da fuori per abitare per qualche giorno questi luoghi.
Da sarv a lüria, un cambio di passo
Dopo le due settimane dedicate al repertorio classico e da camera di sarv, diffuso tra i borghi dell’Alta Valle con concerti e performance itineranti pensate per un ascolto lento dei luoghi, il festival cambia completamente registro.
Dal 21 al 23 agosto la scena si concentra tutta a Piedicavallo con lüria: tre giorni intensi di concerti, dj set, interventi performativi, camminate sonore, proiezioni di cinema sperimentale e installazioni partecipative, in un crescendo che il direttore artistico Alessandro Gambo descrive come un vero e proprio gioco di squadra tra artisti, pubblico e territorio.
Il gioco come regola e come rottura
Dietro la scelta del tema c’è una riflessione che va oltre la semplice suggestione linguistica. Mettersi in gioco significa accettare di uscire dalla propria zona di comfort, esporsi, rischiare per raggiungere un obiettivo, e il Piedicavallo Festival lo sa bene: da cinque anni a questa parte ha scelto proprio questa strada, aprendosi a linguaggi artistici sempre più radicali, fino a diventare uno dei punti di riferimento del panorama musicale alternativo italiano.
È una logica che si riflette anche nel modo in cui viene pensata la programmazione di lüria, dove la tradizione musicale e la sperimentazione più estrema convivono e si scontrano, un po’ come accade quando i bambini più scaltri provano a piegare le regole di un gioco senza infrangerle del tutto. È in quello spazio ambiguo, tra rigore e libertà, che secondo gli organizzatori nasce la vera scintilla della manifestazione.
Un ecosistema sonoro in movimento
Il programma di lüria si presenta come un mosaico difficile da racchiudere in un’unica etichetta. Si passa dalle fratture ritmiche della techno mutante di Elena Colombi alle atmosfere ipnotiche di Anasbri, fino al rap sperimentale di Nappy Nina, capace di destrutturare le forme convenzionali del genere.
Le radici mediterranee riaffiorano nell’elettronica viscerale di Big Hands e nel folk sciamanico degli Širom, mentre il violino minimale di Mira dialoga con le sonorità oniriche di Leo La Nuit e con la decostruzione sonora del collettivo Heart of Snake. Non manca una componente più naturalistica, affidata alla ricerca ecologica di Roxane Métayer e alla soundwalk itinerante di Arthur Chambry, mentre le proiezioni espanse di Gaëlle Rouard e la voce scultorea di Ute Wassermann promettono di allargare ulteriormente i confini percettivi del pubblico.
A completare il quadro arrivano i dj set più oscuri di Bubble Wrap e quelli magmatici di Fouturista, l’improvvisazione digitale di Trampa, le derive sinestetiche di Rrradiant e il lavoro sulla memoria sonora del Gruppo di Ricerca Cartografica Liquida. Spazio anche alla dimensione performativa più fisica, con gli interventi site-specific firmati da Martina Auddino con CIFRA Danzateatro, Davide Ellena, Edoardo Tritto e Marco Martino Filippo, oltre ai live di Jonquera & Officium e ai set di Foresta, Kreggo e Kuba’97.
Un paese che diventa palcoscenico
Quello che colpisce, sfogliando il programma, è la volontà di far coincidere il festival con il paesaggio stesso di Piedicavallo, l’ultimo abitato della Valle e il primo toccato dalle acque del torrente Cervo. Non ci sono palchi isolati dal contesto, ma un intreccio continuo tra installazioni, camminate e performance che invitano il pubblico a partecipare attivamente, quasi a somiglianza di quella dea leggendaria che dà il nome alla rassegna, capace di riconfigurare per qualche giorno lo spazio comune.
È un festival che, con la sua doppia anima fatta di rigore classico e sperimentazione senza freni, continua a raccontare la stessa idea di fondo: la musica come luogo di incontro, di rischio condiviso e, appunto, di gioco.
