Sesta edizione della rassegna valtellinese tra boschi e frazioni abbandonate, che guarda in alto, verso quei luoghi esposti e solitari in cui il paesaggio somiglia a noi: fino al 22 agosto performance, laboratori ed esperienze in natura nella provincia di Sondrio

Dorsale è una parola che unisce la geografia al corpo umano con una precisione quasi poetica: indica la linea che corre lungo i punti più alti di una catena montuosa, la cresta che divide i versanti, ma evoca anche la schiena, la colonna che sorregge e al tempo stesso espone. È da questa sovrapposizione tra paesaggio e anatomia che prende forma la sesta edizione di Rami d’ORA, la rassegna di arti performative promossa dal collettivo Laagam che fino al 22 agosto torna ad animare i boschi e i sentieri delle Orobie valtellinesi.
“Dedichiamo la sesta edizione a questi punti alti, esposti alle intemperie, elogiandone la solitudine, la bellezza e, forse, la fragilità in cui ci rispecchiamo quest’anno”, così la descrivono Erica Meucci e Francesca Siracusa, direttrici artistiche della rassegna. Una fragilità che non è debolezza, ma condizione del vivere in quota, dove il vento arriva da ogni lato e il paesaggio non concede ripari.
Il quartier generale rimane ORA, Orobie Residenze Artistiche, a Castellaccio, frazione abbandonata di Piateda, luogo-simbolo di quella tensione tra presenza umana e abbandono che attraversa l’intera rassegna. Da lì, il programma si irradia verso i comuni della provincia di Sondrio, toccando spazi urbani, borghi con un solo abitante come Prebottoni, e mete montane incontaminate come il Monte Padrio e i Laghi di Torena.
Sentieri danzanti: la novità dell’edizione
La novità più significativa di quest’anno porta un nome che già racconta tutto: Sentieri danzanti. Quattro escursioni con performance, realizzate in collaborazione con il Parco delle Orobie valtellinesi, in programma tra luglio e agosto. Alcune si svolgeranno in notturna, trasformando l’esperienza in qualcosa di difficilmente classificabile, a metà tra camminata, rito e spettacolo. L’idea è semplice e radicale insieme: portare il gesto artistico laddove non ci sono palcoscenici, solo roccia, luce e silenzio.
Il programma: da Tirano alle vette
Come da tradizione, la rassegna apre con un evento pensato per la comunità locale. Il 30 maggio dalla Libreria Tiralistori di Tirano prende avvio “Just walking” di Campsirago Residenza, una camminata performativa guidata da Michele Losi: il pubblico attraversa le vie della città con musica e parole nelle orecchie, in una riscoperta del senso di appartenenza allo spazio urbano. Un esordio volutamente basso, quasi quotidiano, che introduce però con precisione il tema del corpo in cammino.
Il 21 giugno tocca a Morbegno accogliere i trentini Filippo Porro e Silvia Dezulian con “Oltrepassare”, performance itinerante in cui i due artisti indossano sculture sonore che amplificano e trasformano ogni loro movimento, scivolando tra i passanti come presenze insieme familiari e aliene. Porro torna il 26 giugno con l’anteprima di “Sogni al campo”, azione collettiva ispirata alla sua infanzia in un piccolo comune agricolo del cuneese, in cui una processione silenziosa attraversa e riabita il paesaggio rurale come un gesto di memoria e di speranza.
Il 24 e 25 giugno è il momento del duo composto dalla performer Marta Magini e dal sound artist Nicola Di Croce. Il primo appuntamento, a Sondrio, è “I cieli non sono umani”, lettura performativa dal romanzo di Bohumil Hrabal “Una solitudine troppo rumorosa”, intrecciata con musica dal vivo in una riflessione su oppressione e resistenza. Il giorno dopo, a ORA, il duo propone “Richiamo (se fosse nel silenzio che i merli si parlano)”, performance-concerto in cui la voce umana entra in dialogo con i suoni dell’ambiente naturale attraverso l’intermediario di un registratore.
Il fine settimana del 27 e 28 giugno porta tre appuntamenti di altrettante compagnie. Alla chiesa di Sant’Antonio a Piateda Alta, “Tremore”, del collettivo Micorrize, è una performance itinerante site-specific nata come gesto di cura verso la Terra e verso l’acqua, un viaggio sensoriale attraverso ambienti ispirati alla mitologia di questo elemento.
Nella stessa location, “VENI, a goodbye” di ALOT è uno spettacolo corale in cui dodici performer reinterpretano canti polifonici di tradizione orale del Mediterraneo, con frammenti di sacro in latino che perdono il loro involucro religioso per restituire qualcosa di più arcaico e universale. La domenica, a ORA, “Coro” di Amalia Franco chiude il weekend con un’opera che mescola danza, marionette e poesia in un viaggio ipnotico in cui un buffone-poeta guida il pubblico attraverso qualcosa che assomiglia a un sogno e a un rito insieme.
Sentieri danzanti
C’è un modo di andare in montagna che non è solo camminare. Con i Sentieri danzanti, novità di questa edizione, Rami d’ORA porta le performance fuori da qualsiasi spazio convenzionale e le colloca dove l’arte non è mai stata annunciata: in quota, lungo sentieri, davanti a panorami che già da soli tolgono il fiato. Quattro escursioni tra luglio e agosto, due diurne e due pomeridiane con rientro al tramonto o alla luce delle torce, condotte dalla guida Giorgio Tanzi del Parco delle Orobie valtellinesi insieme alla direttrice artistica Erica Meucci.
Si comincia l’11 luglio con una salita pomeridiana al Rifugino di Ponte in Valtellina, a 1.860 metri. L’attesa del tramonto diventa cornice per il duetto di danza e tromba “Ettore”, firmato da Carmine Dipace e Sofia Weck, prima di scendere al rifugio per cena e poi tornare a valle con le torce accese.
L’8 agosto la meta è il Monte Padrio, 2.150 metri, con uno dei panorami più vasti delle Orobie: la Valtellina, la Valposchiavo e la Val Camonica, e nelle giornate limpide lo sguardo che arriva fino al Monte Rosa a ovest e alle Dolomiti a est. Qui la luce del tramonto illuminerà “L’incanto del fuoco” di Selene Tognoli, performance ispirata al rapporto intimo tra corpo umano e natura. Cena al sacco in vetta, poi rientro in serata.
Il 12 agosto si sale ai Laghi di Torena, a 2.050 metri, per una mattinata che culmina con “Storia di un ruscello” di Erica Meucci, in cui i corsi d’acqua diventano metafora del tempo e della vita. Ultima tappa il 22 agosto alla Motta di Olano in Valgerola, 1.702 metri, dove “Radici intrecciate” di Zuzana Marletta chiude la stagione esplorando il legame profondo tra esseri umani e Terra. Pranzo al rifugio, e il senso di aver vissuto qualcosa che difficilmente si trova altrove.
