“Resto qui” di Marco Balzano a teatro: “Una storia di resistenza, identità e memoria storica”

Al Piccolo Teatro di Milano Francesco Niccolini dirige Arianna Scommegna e Mattia Fabris

Arianna Scommegna e Mattia Fabris
Ufficio Stampa

A partire da “Resto qui”, romanzo di Marco Balzano del 2018, prende forma, con la regia di Francesco Niccolini, un racconto teatrale a due personaggi e molte più voci, affidato ai corpi e all’interpretazione di Arianna Scommegna e Mattia Fabris.

Storia di mani sporche e tenacia, rabbia, violenza e rimorsi“, racconta il regista. “Storia di donne e uomini semplici che non hanno accettato la resa e ora – davanti al Tribunale dell’Umanità e per una figlia che non c’è più – ripercorrono la loro lunga e umiliante sconfitta”.

Trina ed Erich: una storia di resistenza

Sul palco Trina, giovane donna e madre, nata e cresciuta a Curon, paesino del Sudtirolo al confine con Austria e Svizzera, oggetto delle violenze del fascismo prima e del nazismo dopo, sommerso infine, nel 1950, da una diga, che ha lasciato visibile solo il campanile, oggi popolare meta turistica, un’opera, che ha cancellato la vita di centinaia di famiglie, sopravvissute al fascismo, a due guerre mondiali e alla scelta forzata tra restare italiani o emigrare in Germania.

Trina si oppone ai fascisti, che hanno messo al bando la lingua tedesca e le impediscono di fare la maestra e continua a lottare per rallentare, attraverso le parole, lo sgretolarsi del rapporto con la lingua madre e la perdita della propria casa, della propria “Heimat”, che in tedesco significa proprio luogo di appartenenza.

Accanto a lei c’è il marito Erich, disertore durante la guerra, con il quale Trina non ha paura di fuggire sulle montagne e che la sostiene nella sua caparbia volontà di resistere.

Uno spettacolo di teatro civile sulla memoria

Niccolini affida al flusso di coscienza di Trina, ormai vecchia, sola e “invasa dai ricordi”, un racconto nel quale le sofferenze, le vicissitudini e l’ingiustizia vissute dalla coppia, si affrancano da una dimensione privata per acquistare una valenza comunitaria. “Quando a un popolo viene impedito di esprimersi nel proprio idioma, lo si annienta”, ha spiegato Balzano.

“Resto qui” è un racconto che “guarda all’indietro” per guardare al presente con il filtro rivelatorio della distanza. Francesco Niccolini ci restituisce la storia “sommersa” narrata da Marco Balzano, attraverso un toccante e antiretorico scavo nelle ferite della memoria incarnato nelle parole, nei gesti e nei corpi di Arianna Scommegna e Mattia Fabris.

Cristallino esempio di un teatro di narrazione civile e comunicativo, la messinscena si affida all’arte del racconto – alla sua capacità di riattivare i fatti accaduti e di dare loro un senso, stabilendo nessi e tracciando coordinate – per presentare una vicenda del secolo scorso che continua a parlarci (e a parlare di noi).