Dittico Shakespeariano d’estate a Torino, tra farse borghesi e foreste d’amore

Dal 18 giugno al 12 luglio il Teatro Stabile di Torino porta in scena al Carignano due commedie in prima nazionale dirette da Marta Cortellazzo Wiel e Giulia Odetto, in un’atmosfera volutamente informale e fuori dagli schemi

Come vi piace
Andrea Macchia

Torna l’appuntamento estivo a Torino con William Shakespeare. La rassegna Prato Inglese promossa dal Teatro Stabile, Teatro Nazionale, vede anche per la stagione 2025/2026 un programma con opere del Bardo in una formula più informale e immersiva. Dal 18 giugno al 12 luglio al Teatro Carignano, due commedie in prima nazionale: “Le allegre comari di Windsor” e “Come vi piace”, entrambe tradotte e adattate da Diego Pleuteri, con la regia rispettivamente di Marta Cortellazzo Wiel e Giulia Odetto.

Un dittico pensato non per fare il verso alla tradizione, ma per interrogarla, attraverso tagli registici che portano i testi verso domande tutt’altro che antiche. Prato Inglese non è solo un titolo evocativo: è una scommessa sulla possibilità di incontrare i grandi classici in un contesto meno formale, più respiro, più disponibile all’imprevisto. Forse è esattamente quello di cui Shakespeare ha bisogno, per continuare a parlarci.

Windsor, anni Cinquanta: la noia come motore della vendetta

La prima delle due produzioni è affidata a Marta Cortellazzo Wiel, che sceglie di spostare le coordinate temporali della commedia shakespeariana nel secondo dopoguerra, in un’Inghilterra borghese appagata e, proprio per questo, annoiata fino al midollo. Alice Ford e Margaret Page, le protagoniste, non hanno nulla da conquistare: hanno già tutto. Ed è esattamente questa saturazione a diventare il terreno fertile per la storia.

Quando Falstaff, generale da salotto che si vanta di imprese belliche mai davvero combattute, invia alle due donne la stessa lettera d’amore, parola per parola, virgola per virgola, l’orgoglio ferito si trasforma in qualcosa di molto più gustoso: finalmente c’è un piano da costruire, un’avventura da vivere, una vendetta da orchestrare con precisione artigiana. La commedia, unica opera di Shakespeare ambientata interamente in Inghilterra, intreccia farsa e satira sociale con una leggerezza che non esclude lo sguardo critico.

Ma Cortellazzo Wiel aggiunge una prospettiva ulteriore: dentro questo universo chiuso e compiaciuto si muovono anche Anne Page e il suo innamorato Fenton, due giovani che guardano fuori dalla finestra e che la regista legge come figure proiettate verso le rivoluzioni culturali del decennio successivo, il vento del Sessantotto, la voglia di rompere con i valori dominanti e inventarsi nuovi modi di stare al mondo. Una commedia sulla vendetta che diventa, tra le righe, una commedia sulla libertà.

La foresta di Arden: perdersi per capire cosa si ama

Il secondo pannello del dittico porta la firma di Giulia Odetto, che a Come vi piace si è avvicinata attratta soprattutto da un rapporto, quello tra Rosalinda e Celia, due amiche che crescono insieme, si perdono e si ritrovano, attraverso identità mobili e desideri in trasformazione. La foresta di Arden, luogo simbolico della commedia shakespeariana, diventa nelle sue mani uno spazio mentale oltre che fisico: un territorio dove i contorni si fanno sfumati, le gerarchie cedono e il sé può finalmente permettersi di essere incerto.

La domanda che Odetto porta sul palco è semplice nella forma, tutt’altro che banale nella sostanza: come si ama? La risposta, contenuta nel titolo stesso, è volutamente aperta. Ci sono molte forme di amore in questo testo, e la regista le vuole tenere tutte in campo, senza forzarne nessuna verso una risoluzione definitiva. Per questo ha scelto di non chiudere il discorso nemmeno nel finale, affidato a un personaggio femminile, cosa già rara nei classici, ma trattato non come ultima parola bensì come apertura verso qualcosa che continua oltre il sipario.