Fino a ottobre quattro sedi tra Châtillon, Aosta e Courmayeur ospitano un progetto corale che mette in dialogo grandi nomi dell’arte contemporanea italiana con astronauti, scienziati e filosofi, per interrogarsi su come lo spazio stia riscrivendo il nostro rapporto con il mondo

Questa estate un filo collega alcuni luoghi suggestivi della Valle d’Aosta. Un filo fatto di luce, orbite e sguardi rivolti verso l’alto. Si intitola Sotto il cielo di stelle, Costellazioni di arte, scienze e culture, il progetto curato da Fortunato D’Amico che, tra luglio e ottobre, trasforma il Castello Gamba di Châtillon, il MegaMuseo di Aosta, Les Maisons de Judith in Val Ferret e la Chiesa Valdese di Courmayeur in altrettante stazioni di un unico sistema in orbita, ciascuna capace di raccontare a modo suo la relazione sempre più intensa tra creatività umana e conquista dello spazio.
Un dialogo tra arte e cosmo
La mostra nasce dall’esigenza di leggere il presente attraverso una lente inedita, quella che intreccia arte, intelligenza artificiale, tecnologia ed esplorazione spaziale. Non è un caso che il progetto, promosso dalla Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con Moebius edizioni, riunisca in un unico percorso alcuni dei nomi più autorevoli dell’arte italiana contemporanea, da Michelangelo Pistoletto a Mimmo Paladino, da Grazia Toderi a Gilberto Zorio, accanto a scienziati, astronauti, archeologi, filosofi e teologi. Il risultato è una riflessione a più voci su come l’uomo stia progressivamente riscrivendo il proprio rapporto con il cielo, tra satelliti, missioni spaziali, droni e nuovi sistemi di osservazione.
Traiettorie di luce al Castello Gamba
Ad aprire il percorso, dal 23 luglio al 18 ottobre, è la sezione ospitata al Castello Gamba di Châtillon, che ruota idealmente attorno a Orbita, l’installazione permanente firmata da Massimo Uberti che dal 2022 avvolge la torre centrale del castello in un anello di luce.
Attorno a quest’opera si sviluppa un percorso che raccoglie lavori di Mimmo Paladino, Grazia Toderi, Gilberto Zorio, Marco Nereo Rotelli, Angelo Bonello, Daniela Pellegrini e Franco Perrotti, tutti impegnati a esplorare, ciascuno con il proprio linguaggio, il tema della luce come traiettoria e come nuova forma di percezione dello spazio contemporaneo.
Il cielo come archivio del tempo, al MegaMuseo
Sempre dal 23 luglio al 18 ottobre, il MegaMuseo di Aosta ospita un capitolo che guarda al cosmo da una prospettiva archeologica, mettendo in relazione i segni del passato con l’energia dell’universo.
Le opere di Grazia Toderi, Giuliana Cunéaz, Gilberto Zorio, Daniela Pellegrini, Angelo Bonello e Michelangelo Pistoletto costruiscono qui un dialogo tra microcosmo e macrocosmo, invitando a leggere le trasformazioni del presente come tappe di una storia molto più lunga, quella dell’umanità che da sempre guarda alle stelle per orientarsi.
Les Maisons de Judith, tra Pistoletto e le missioni spaziali
A Courmayeur, in Val Ferret, dal 18 luglio al 27 agosto, le baite di Les Maisons de Judith accolgono una selezione di opere di Michelangelo Pistoletto dedicate al rapporto tra umanità, natura e tecnologia. Tra queste, l’installazione permanente del Terzo Paradiso, Rotazione dei corpi, Autoritratto di stelle e Spac3, quest’ultimo frutto della collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana durante la missione VITA dell’astronauta Paolo Nespoli.
Un percorso che si interroga sulla coscienza planetaria e sulle nuove connessioni tra Terra e spazio, in un momento storico in cui i confini tra i due mondi appaiono sempre più sottili.
Il volo controllato, alla Chiesa Valdese
Dal 25 luglio al 27 settembre, la Chiesa Valdese di Courmayeur ospita invece un capitolo più inquieto del progetto, dedicato interamente all’artista e designer Franco Perrotti. La sua serie Dissuader nasce da uno studio sui dispositivi utilizzati nelle città per allontanare i volatili dagli spazi urbani, e trasforma piccioni e colombe, simboli storici di pace e libertà, in immagini ambivalenti del presente, specchio di un cielo sempre più attraversato da droni, sistemi di sorveglianza e confini tecnologici.
Ad accompagnare le opere, installazioni ambientali interne ed esterne che riflettono sul volo e sulla migrazione come metafore delle trasformazioni contemporanee.
Uno sguardo verso l’alto, a Saint Barthélemy
Il percorso si chiude idealmente all’Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta e al Planetario di Lignan, a Saint Barthélemy, dove in collaborazione con la Fondazione Clément Fillietroz sono in programma incontri, serate di osservazione astronomica e conferenze dedicate alle nuove tecnologie di lettura del cosmo, tra ottica, digitale e intelligenza artificiale applicata alla ricerca. Un modo per riportare il pubblico, letteralmente, a guardare il cielo con occhi nuovi.
