“Un giorno senza donne” di Pamela Hogan arriva al cinema il 10 settembre e ricostruisce la giornata del 24 ottobre 1975, quando il 90 per cento delle donne islandesi si fermò per rendere visibile il valore del lavoro femminile

Il 24 ottobre 1975 il 90% delle donne islandesi decise di non lavorare, né dentro né fuori casa. Non cucinarono, non si occuparono dei figli e lasciarono uffici, fabbriche, negozi e scuole a fare i conti con l’assenza di una parte essenziale della forza lavoro. Fu una giornata epocale, che dimostrò all’Islanda e al mondo intero quanto il contributo delle donne fosse fondamentale, in una società che non si ostinava a riconoscerlo.
Quella che in Islanda è ricordata come Women’s Day Off, è raccontata dal documentario Un giorno senza donne, in uscita il 10 settembre al cinema. Diretto da Pamela Hogan, combina testimonianze delle donne che parteciparono allo sciopero, immagini d’archivio e animazioni, e si arricchisce di brano inedito firmato da Björk. La cantante torna a comporre musica per un film dopo 25 anni e lo fa per un progetto che è anche una presa di posizione come artista, donna e cittadina islandese.
Björk, un ritorno al cinema dopo 21 anni
Era dal 2009 che Bjork non scriveva per il cinema. L’ultima volta era stata nel 2005, quando scrisse la colonna sonora per Drawing Restraint 9 di Matthew Barney. Prima ancora c’era stata la sua incredibile performance in Dancer In The Dark, capolavoro di Lars von Trier del 2000 premiato con le Palma d’Oro al Festival di Cannes per il miglior film e per la migliore attrice.
Negli anni Björk ha costruito una carriera nella quale si muoveva lungo i confini tra pop, musica sperimentale, arti visive e tecnologia. La dimensione artistica è stata anche uno strumento per portare avanti in prima persona le battaglie su temi importanti come quelle ambientali legate all’Islanda e dalla tutela degli ecosistemi. Nel 2023 ha pubblicato con Rosalía il brano Oral destinando i proventi alla causa contro l’espansione degli allevamenti ittici nei fiordi islandesi. È una continuità importante rispetto alla scelta di partecipare a Un giorno senza donne: il suo intervento non serve semplicemente ad aggiungere un nome celebre al film, ma si inserisce in una pratica di presa di posizione attraverso la musica.
Pamela Hogan racconta una protesta attraverso le sue protagoniste
Nel documentario Pamela Hogan ricostruisce lo sciopero del 1975 attraverso le testimonianze di alcune sue protagoniste i cui racconti si alternano a immagini d’archivio e ad animazioni per ricostruire i punti salienti della giornata. Lo scopo non è quello di offrire allo spettatore una cronaca dettagliata di un avvenimento storico, ma darne una lettura più ampia che getti luce anche su quello che è venuto dopo.
Tra le testimonianze c’è quella di Vigdís Finnbogadóttir, che partecipò alla giornata del 1975 e cinque anni più tardi diventò presidente dell’Islanda, prima donna al mondo eletta democraticamente alla guida di uno Stato. La sua presenza fu fondamentale, perché spianò la strada a una successiva trasformazione della presenza femminile nelle istituzioni. Ma il successo della mobilitazione non fu dovuto all’azione di una singola figura e questo il documentario lo chiarisce bene. La ricostruzione insiste sulla dimensione collettiva della giornata e sulle diverse esperienze delle donne coinvolte. Il lavoro, la famiglia, la maternità, la partecipazione politica e l’indipendenza economica sono parti diverse di un racconto, con ruoli distinti ma tutti importanti.
Che cosa cambiò dopo quello sciopero
Sarebbe ingenuo pensare che da sola la giornata del 24 ottobre 1975 abbia potuto cancellare le disuguaglianze tra uomini e donne. Il merito suo merito fu però creare una prima crema sul soffitto di cristallo, con conseguenze sulla discussione politica islandese. Con la loro mobilitazione le donne islandesi non si limitarono a dare una spiegazione astratta o in linea di principio ma dimostrarono con la pratica qual era, e quale è, la loro importanza.
È un fatto che l’anno dopo venne approvata una legge sulla parità tra uomini e donne, che nel 1980 Finnbogadóttir fu eletta presidente, e che il movimento femminista abbia continuato anche negli anni successivi a esercitare una forte influenza sulla politica nazionale. Gli effetti non si sono fatti sentire solo in Islanda: l’onda ha valicato i confini nazionali fornendo un precedente per altre mobilitazioni femminili in tutto il mondo.
In questo senso la presenza di Bjork, artista che appartiene pienamente all’identità culturale islandese contemporanea ma che ha costruito nel tempo una dimensione internazionale, assume un valore nuovo. La sua presenza aiuta a focalizzare che l’esperienza del 1975 non va chiusa nei confini della memoria storica di un Paese specifico, ma va proietta all’esterno verso un orizzonte universale.
