Videocittà 2026 nel segno dell’acqua: al Gazometro con Mace e Populous

Torna a Roma dal 10 al 12 luglio il Festival della Visione e della Cultura Digitale tra installazioni immersive e live audiovisivi

Populous
Salento Death Valley

Torna a Roma, dal 10 al 12 luglio, Videocittà, il festival dedicato alla visione e alla cultura digitale ideato da Francesco Rutelli. La nona edizione porta con sé un nome nuovo, Watercult, e un tema che difficilmente potrebbe essere più urgente: l’acqua. Non solo come elemento naturale, ma come specchio del nostro tempo, risorsa sempre più contesa, simbolo di fragilità ecosistemica, lingua universale che attraversa culture e geografie. Il Gazometro, la più grande area di archeologia industriale urbana d’Europa, si conferma il palcoscenico ideale per tre giorni di installazioni, performance, realtà virtuale, talk e musica elettronica.

La direzione artistica è affidata ad Anna Lea Antolini, quella creativa a Michele Lotti. Natalia Bagnato entra nel festival nel nuovo ruolo di consulente strategica, mentre Guido Pietro Airoldi si occupa dello sviluppo e delle partnership internazionali. Eni si riconferma main partner della manifestazione.

Il festival si accende: le grandi installazioni

Come da tradizione, il grande Gazometro G4 si illuminerà con un’installazione luminosa visibile dal quadrante sud della capitale. Ma è all’interno che il festival dispiega la sua forza visiva più intensa. Negli spazi dell’Opificio 41 prende vita “In Lympha”, installazione immersiva ideata e prodotta da Eni in collaborazione con Videocittà, che interpreta l’acqua come principio generativo, come ciò che nutre, mette in moto e da cui ogni forma si evolve. Un ambiente in continua trasformazione, in cui lo spettatore non osserva ma viene letteralmente attraversato dalla visione.

Il Gazometro G2, il centrale tra i tre gazometri minori, diventa invece uno spazio di connessione tra immagini, tecnologia e corpo. Qui prende forma “Water: always the same, always different”, opera multidisciplinare che unisce la ricerca visiva di Giuseppe La Spada, artista italiano che ha collaborato con figure come Ryuichi Sakamoto e Franco Battiato, le sonorità di Francesca Heart e la ricerca performativa della brasiliana Amanda Lana. Oceani, fiumi e piogge da ogni angolo del mondo si fondono in un racconto sensoriale che cambia senza mai ripetersi.

All’Opificio 60 Nord, spazio aperto per la prima volta grazie alla collaborazione con eFM, platform company nel digital real estate e co-founder di ROAD, arriva per la prima volta in Italia il lavoro di Cao Yuxi, tra le voci più significative dell’arte contemporanea cinese. La sua installazione “Nature’s Computility” è una cascata generata da algoritmi che decodifica la bellezza della natura restituendola in visualizzazioni dinamiche ad altissima risoluzione: la tecnologia che impara a guardare il mondo come farebbe l’acqua, con fluidità e intelligenza.

Sul palco: la musica come elemento liquido

La sezione audio-visual music costruisce un main stage concepito come ibrido tra installazione e spazio performativo, con una lineup che attraversa tre serate. Il 10 luglio apre Sara Persico insieme a Mika Oki, vincitrici dei Videocittà Awards 2025 nella categoria AV performance: elettronica sperimentale, sound art e vocalità radicale in un live che non lascia scampo. A seguire, Mace, tra i producer più influenti della scena italiana, già protagonista di due Forum sold out e dell’Opening delle Olimpiadi invernali, porta un dj set audiovisivo costruito con Sugo Design in cui natura e dimensione spirituale si intrecciano, e immagini organiche dialogano con flussi sonori in tempo reale.

L’11 luglio è la sera di Nziria, cantante e performer nata a Ravenna da origini napoletane, che presenta dal vivo “Syysma”, il suo nuovo album in uscita il 26 giugno. Il disco nasce dall’ispirazione del bradisismo e di Napoli, città di mare e stratificazioni, e immagina un suono futuro del Mediterraneo sospeso tra memoria e trasformazione. Segue Populous, con i visual di Furio Ganz, che porta sul palco “Isla Diferente”, scritto a Lanzarote, dove il silenzio dei vulcani incontra l’oceano.

Il 12 luglio il main stage si chiude con due progetti di grande intensità: Voices From The Lake, il progetto di Donato Dozzy e Neel che esplora universi sonori subacquei e naturali, e FREEFALL, il nuovo live audiovisivo di Liminal State, studio transmediale, in cui suono, luce e visual generativi si costruiscono in tempo reale come una caduta libera nel presente.

La realtà virtuale: dentro l’acqua, dentro se stessi

Ritorna una delle sezioni più amate del festival, quella dedicata alle esperienze in realtà virtuale, con un programma che quest’anno è interamente declinato sull’elemento acquatico. In prima assoluta all’Anfiteatro viene presentato “In Pinus”, un’esperienza tutta italiana dedicata al pino domestico, prodotta da Impersive per Videocittà in collaborazione con la Tenuta presidenziale di Castelporziano nell’ambito del progetto europeo CO-VISION. La regia è di Guido Geminiani, con la performer Delfina Stella, il testo di Simone Arcagni e la musica di Vincenzo Pizzi.

Al primo piano del G3 si entra invece in un corpus di quattro esperienze in VR curate da Diversion, realtà francese tra le più influenti nel panorama delle arti immersive: “Jellyfish” di Mélodie Mousset, “Biolum” di Abel Kohen, “Plastisapiens” di Edith Jorisch e Miri Chekhanovich, e “The world came flooding in” di Van Sowerwine e Isobel Knowles, tutte in prima italiana. Completa il programma “Sweet end of the world!”, documentario in VR di Stefano Conca Bonizzoni, selezionato dalla library di Rai Cinema, partner confermato del festival.

Video arte e installazioni interattive: il pensiero che prende forma

La sezione Video Arte, curata da Damiana Leoni e Rä di Martino, ospita il 10 luglio opere di artisti internazionali che si confrontano con il tema del festival ciascuno con il proprio linguaggio. L’11 luglio è la volta di Adrian Paci, uno degli artisti più noti sulla scena internazionale, che presenta in dialogo con le curatrici Turn on e due lavori in cui l’acqua è protagonista: “Di queste luci si servirà la notte”, video installazione nata da una performance nel fiume Arno, e “The Column”, potente metafora visiva sul lavoro, la migrazione e il dialogo tra Oriente e Occidente.

Il Tevere, presenza silenziosa e vitale di Roma, ispira invece il giovane artista digitale Tommaso Cherubini, che traduce dati idrologici e ambientali in un sistema particellare immersivo nell’opera “Invisible Ecologies: Tevere”, presentata qui in prima assoluta. Confluence, prodotto da Signal nell’ambito di CO-VISION, porta invece l’attenzione sulla foresta alluvionale più grande d’Europa, nel punto in cui confluiscono i fiumi Morava e Dyje, attraverso il lavoro di un team internazionale di artisti.

Nel Giardino, il festival si apre all’interazione: Particle Catharsis di Giuseppe La Spada invita il pubblico a entrare in comunione con l’elemento primordiale attraverso il gesto e il movimento, mentre Maelstrom dell’americano Lake Heckaman, a cura di Luca Martinelli, è un’installazione audiovisiva generativa in cui la turbolenza dei fluidi interagisce con il codice in tempo reale, generando un vortice che non si ferma mai.

I talk: l’acqua come questione politica e culturale

Videocittà non è solo festival della visione ma anche luogo di pensiero. La sezione AQUA propone tre incontri con Francesco Rutelli su temi quanto mai urgenti: la geopolitica di mari e oceani, la scarsità idrica e le città del futuro capaci di assorbirla, e gli insegnamenti di Roma antica nella gestione dell’acqua su scala continentale.

A questi si affiancano tre AQUA talk informali e multidisciplinari condotti dal docente ed esperto di nuovi media Simone Arcagni, in dialogo con artisti, creator e personalità che fanno della ricerca e della sperimentazione il proprio metodo, tra cui N.A.I.P., Valentina Tanni, Valerio Ferrara, Matilde De Feo e Federico Ferrazza. Chiude un panel pubblico dedicato alla produzione di In Pinus, con la partecipazione del professor Giuseppe Scarascia Mugnozza.