La progettazione perfetta della natura negli animali dipinti di Marco Grasso, a Milano la mostra “Wild by Design”

due zebre in un dipinto di marco grasso Ufficio Stampa

L’esposizione all’ADI Design Museum, curata da Elena Di Raddo e sostenuta dalla Loffredo Foundation for Arts & Inclusion, mette in scena il circolo virtuoso tra natura, arte e design con opere che ritraggono gli animali nel loro slancio vitale, sottolineando come questi siano “prototipi” ai quali ispirarsi per creare un mondo più sostenibile

Lasciandosi accogliere dall’oscurità della sala al piano terra di ADI Design Museum, a Milano, si possono incontrare leoni, cavalli, gufi e orsi. Animali che si stagliano fieri sulla tela con i colori vividi con cui li ha dipinti Marco Grasso, e sembrano invadere tutto lo spazio in una sorta di Narnia metropolitana in cui, ascoltando bene, si potrebbero sentire fruscii di ali, ruggiti e rumore di zoccoli.

“Wild by Design” mette in mostra un circolo virtuoso in cui natura, arte e design si rincorrono e si legano. Marco Grasso ha il merito di cogliere l’essenza degli animali che raffigura, immortalati nel pieno dello slancio vitale. Non sono figure statiche e inerti, ma piene di energia, di movimento.

Sono pennellate che catturano sì la forma, ma soprattutto l’anima e la funzione dei soggetti ritratti. Gli animali dipinti smettono di essere semplici soggetti estetici o al massimo metafore delle caratteristiche umane a cui vengono associati: la forza, l’astuzia, la saggezza, l’audacia… In questi dipinti, nelle prospettive non scontate, nel momento fotografico in cui sono colti suggeriscono qualcosa in più: la maniera in cui la natura li ha progettati come prototipi perfetti, soluzioni viventi a problemi complessi.

La natura come prima designer da copiare

E in questo sta il collegamento della natura con il design. Da sempre le due cose sono state percepite in contrapposizione: la prima forza ancestrale, vergine e incontaminata, la seconda regno corrotto dell’artificio e della produzione in serie. Ma è un punto di vista quantomeno parziale, se non del tutto errato.

 
 
 
 
 
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La natura, a ben guardare, ha messo in atto le prime e più complete forme di progettazione, ha scovato le soluzioni più immediate per permettere agli animali (a tutti gli animali, uomo compreso) di sopravvivere. Osservandole e interpretandole si può trovare la risposta anche a esigenze contemporanee, magari meno vitali ma pur sempre impellenti.

Così la forma del becco del martin pescatore ispira il design aerodinamico dello Shinkansen, il treno proiettile giapponese; il collo del cigno dà lo spunto per realizzare bracci robotici; i tessuti tecnici imitano l’architettura della pelle del pinguino. “Quando ero bambino, andavo con mio fratello Nicolò nei boschi del Piemonte all’alba. Ci dicevamo sempre: ‘Guarda come vola quel gufo – non fa rumore.’ Anni dopo, ho scoperto che gli ingegneri della Siemens hanno passato mesi a studiare esattamente quelle piume, quelle micro-dentellature sui bordi delle ali che frantumano il flusso d’aria. Oggi, le pale eoliche più silenziose del mondo replicano quella stessa geometria”, ha raccontato l’artista.

Ecco perché i dipinti di Marco Grasso sono stati esposti proprio al Museo del Design (dove resteranno fino al 13 aprile) e non altrove: perché nessun luogo poteva essere più indicato per raccontare una serie così vasta di soluzioni tanto geniali da essere il più delle volte date per scontate, un destino condiviso con i progetti di design più rivoluzionari.

La spinta verso la sostenibilità

La disciplina che “ruba” le migliori idee della natura di chiama biomimicry: studia i sistemi viventi e li imita per produrre innovazione che parta dalla natura, per un futuro più sostenibile. E qui arriviamo a un altro tema cardine di “Wild by Design”: il concetto di sostenibilità, che assume un’accezione più ampia diventando il principio fondativo della vita stessa. L’evoluzione in sostanza è un’economia circolare perfetta, in cui ogni animale è di per sé sostenibile al 100%. Non perché sia buono o etico, ma molto più banalmente perché altrimenti non potrebbe esistere.

L’esposizione all’ADI Design Museum

“Wild by Design” è un’esposizione dall’allestimento minimalista, curata da Elena Di Raddo, e realizzata grazie al sostegno della Loffredo Foundation for Arts & Inclusion, realtà nata da poco per valorizzare il talento degli artisti emergenti.

 
 
 
 
 
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Il percorso espositivo si snoda attraverso quattro aree tematiche che esplorano il legame profondo tra mondo biologico e design d’avanguardia. Dalla prima sezione dedicata al mimetismo strutturale, dove l’aerodinamica animale ispira soluzioni ingegneristiche per la mobilità, si passa all’analisi della natura come sistema di comunicazione e protezione, in cui pattern e criniere diventano strumenti di difesa ottica. La mostra prosegue poi indagando le leggi matematiche sottese alla bellezza naturale, fondamentali per una progettazione sostenibile, per concludersi con una riflessione sull’integrazione funzionale, dove la forma organica coincide perfettamente con la sua utilità futura.

Quelli che ci mostra Marco Grasso è quindi qualcosa di più che semplici ritratti, per quanto stupendamente eseguiti, di animali selvatici: ci sta offrendo nuove chiavi di lettura per un mondo in continuo cambiamento in cui, si spera, il rapporto tra umano e animale, tra artificiale e naturale, possa essere non più dicotomico ma di coesione e continuità.