Isabelle Huppert è “La donna più ricca del mondo”, il film ispirato all’affaire Bettencourt

L’attrice torna al cinema nei panni di un’icona dello scandalo. Dal 16 aprile nelle sale italiane il nuovo film di Thierry Klifa, tra potere, tradimento e fragilità umana

Isabelle Huppert "La donna più ricca del mondo"
Manuel Moutier

C’è qualcosa di ipnotico nell’idea di vedere Isabelle Huppert, algida, infallibile, regale, alle prese con la gioia di vivere. Eppure è esattamente quello che succede ne “La donna più ricca del mondo”, il nuovo film del regista francese Thierry Klifa che arriva nelle sale italiane il 16 aprile, distribuito da Europictures, dopo essere stato presentato al Festival di Cannes 2025.

Il film si ispira liberamente al celebre affaire Bettencourt, lo scandalo che tra il 2009 e il 2010 scosse la Francia intera: Liliane Bettencourt, ereditiera dell’impero L’Oréal, accusata di essere stata manipolata e convinta a elargire fortune a persone del suo entourage. Una vicenda esplosiva, fatta di segreti di famiglia, manovre di potere e verità scomode.

Klifa però non vuole fare il cronista. “Non per raccontare di nuovo un fatto di cronaca sensazionalistico», dice il regista, “ma per dare vita a una narrazione finzionale e universale”.

Una saga familiare tra ombre e lusso

La protagonista si chiama Marianne, nome di fantasia per una donna reale, e Huppert la abita con quella capacità unica di stare contemporaneamente dentro e fuori al personaggio. Al suo fianco, Laurent Lafitte nei panni di un fotografo insolente e carismatico, che entra come un virus in una famiglia già fragile: un marito debole, una figlia non amata, segreti sepolti da decenni. Un ruolo che a Lafitte è valso il Premio César 2026 come Miglior Attore.

La storia scorre tra dimore sontuose e stanze del potere, ma è nelle pieghe intime, nei silenzi, nei tradimenti, negli sguardi, che il film trova la sua vera anima. “Una saga famigliare commovente, piena di segreti e di una storia sepolta”, la descrive lo stesso Klifa, che non si sottrae nemmeno alla dimensione storica più scomoda: la fortuna di quella famiglia costruita anche sul collaborazionismo durante la guerra, un capitolo buio che il film porta alla luce senza sconti.

Isabelle Huppert: “Non ho mai rinunciato a me stessa”

A Roma, per la presentazione del film, Isabelle Huppert è come sempre magnetica. Settantatré anni portati con la stessa grazia con cui porta ogni ruolo.

“La protagonista passa dalla felicità alla gioia di vivere, come se a un certo punto aprisse una porta verso un aspetto della sua vita che fino a quel momento si era sempre negata” racconta l’attrice. E in quella porta semiaperta c’è tutta la potenza del personaggio: una donna che per anni è stata solo figlia di suo padre o moglie di suo marito, e che a un certo punto fa saltare tutto.

Come sceglie i suoi ruoli? La risposta è una dichiarazione d’identità: “Ho avuto la fortuna di accettare ruoli totalmente diversi senza dovermi trasformare completamente. Credo che in tutti noi ci siano diverse persone capaci di interpretare tanti ruoli diversi. Non ho mai rinunciato a me stessa”.