Nel palazzo anni Quaranta che ospita il primo Thompson italiano, restauro, collezione e mostre fanno dell’albergo un luogo dove l’arte contemporanea incontra la storia della città

A volte, sotto gli strati di decenni si nascondono opere d’arte stupefacenti, come una parete scultorea e una pavimentazione intarsiata di Gio Pomodoro, oggi riportate alla luce dai lavori di ristrutturazione dell’edificio in via delle Botteghe Oscure a Roma che ospita l’Hotel Thompson Rome. Conservate e rimesse in primo piano negli spazi, le due opere hanno dato il tono a un progetto che intreccia restauro, collezione d’arte e programma culturale.
Un palazzo del dopoguerra in una via simbolo
Siamo in via delle Botteghe Oscure, a pochi passi da Piazza Venezia, una delle strade più significative della città, legata anche alla storia politica italiana del secondo dopoguerra. L’identità dell’hotel nasce dal carattere architettonico dell’edificio che lo ospita: per questo il restauro ha recuperato con cura gli elementi originali, a partire dalla scenografica scala in marmo, e ha riportato in luce, dopo decenni, le opere dell’artista italiano. Arredi su misura, finiture curate e materiali naturali di pregio completano il lavoro, come una lettura contemporanea della storia del palazzo.
«Roma ha un’identità così forte che abbiamo voluto partire proprio dalla città per dare forma a Thompson Rome», ha dichiarato Amar Lalvani, Chief Creative Officer di Hyatt Corporation. L’edificio, il quartiere, la cucina, le persone e le abitudini dei romani hanno contribuito a definire l’anima del progetto.
Dalla Scuola Romana a Piazza del Popolo
L’hotel sorge nei pressi dell’antica Crypta Balbi, testimonianza della stratificazione urbana di Roma, in una zona che nei secoli ha preso forma grazie al passaggio di mercanti, pellegrini, artisti, studiosi e viaggiatori arrivati da tutta l’area mediterranea e dall’Europa. È a questa vocazione di crocevia che guarda la collezione custodita nell’edificio. Comprende opere di artisti legati alla Scuola Romana e alla Scuola di Piazza del Popolo, accanto a lavori contemporanei che riflettono la storica apertura culturale della città e le influenze internazionali che l’hanno attraversata. Tra i nomi presenti ci sono Francesco Del Drago, Giangaetano Patanè e Guido Strazza.
Le opere non sono confinate in una sala dedicata ma sono esposte negli spazi comuni e nelle camere, e fanno parte dell’esperienza degli ospiti. Il loro compito è collegare la memoria del luogo alla creatività della Roma di oggi, in una vocazione che richiama, per affinità, quella di Cittadellarte, l’hotel collegato alla fondazione di Michelangelo Pistoletto a Biella, dove arte e ospitalità si intrecciano nello stesso luogo.
Mostre, incontri con gli artisti e Roma dal settimo piano
Il rapporto con la comunità creativa romana sarà sviluppato attraverso un programma di mostre temporanee, incontri con gli artisti e altre iniziative culturali. Nel corso dell’anno sono previste anche esperienze gastronomiche, artistiche e creative, tra cui laboratori di cucina e degustazioni guidate. Tra le proposte c’è Empire of Light, un’esperienza fotografica che invita a osservare Roma dall’alto, dal settimo piano dell’hotel.
L’idea, spiega il General Manager Arturo Gomez, è che la scoperta delle opere esposte diventi per gli ospiti il punto di partenza per conoscere la città in modo più personale. E che per chi a Roma ci vive l’hotel diventi un luogo di aggregazione in cui tornare spesso.
