Vinicio Capossela festeggia il ventennale di “Ovunque Proteggi” con un concerto a Pompei

Vinicio Capossela Valerio Spada

Un disco che invoca protezione contro la fragilità dell’esistenza rivive nel luogo che di questa fragilità è simbolo eterno. Lunedì 13 luglio il cantautore porta dal vivo uno dei suoi lavori più amati e visionari in un concerto unico e irripetibile all’Anfiteatro degli Scavi del Parco Archeologico

C’è un luogo dove il tempo si è fermato per sempre, dove la vita quotidiana è stata congelata dalla furia del Vesuvio e restituita intatta ai nostri occhi duemila anni dopo. Pompei è questo: fine e permanenza, polvere ed eternità, vanitas vanitatum fatta pietra. Ed è proprio qui che Vinicio Capossela ha scelto di riportare in vita “Ovunque Proteggi”, il disco che vent’anni fa ha ridefinito i confini del cantautorato italiano. Lunedì 13 luglio, l’Anfiteatro degli Scavi del Parco Archeologico di Pompei ospiterà un concerto unico, non una semplice rievocazione nostalgica, ma un intervento a cuore aperto su un’opera che continua a invocare protezione contro la caducità dell’esistenza.

Pompei: il solo posto possibile


“Abbiamo deciso di eseguire Ovunque Proteggi a venti anni dalla sua pubblicazione, in una data speciale”, spiega Vinicio Capossela. “Non si tratta di una operazione museale, ma di un intervento a cuore aperto. Tante, profonde e rumorose sono le ragioni per le quali queste canzoni sono vive e sanguinano. La sede scelta per questa convocazione di prodigi è l’anfiteatro romano dell’area archeologica di Pompei. La scelta è dovuta più alla colata lavica terminale che all’emulazione dei Pink Floyd”.

Pompei non è un palco qualunque. È un luogo dove la grandezza e la finitezza del genere umano si toccano con mano. “La quotidianità che ci occupa la vita, nel momento in cui viene travolta dalla fine, è proiettata in un’immobile eternità: una condizione alla quale siamo costantemente esposti”, continua l’artista. “Pompei è il luogo in cui l’havel havalim, il vanitas vanitatum, il fumo di fumi del Qohelet, tradotto e articolato dalla voce di Guido Ceronetti può risuonare. Per sempre. Nel sacro Niente del vuoto eterno”.

È un disco nato dall’antichità, e nelle rovine trova il suo eco naturale. Sotto il cielo aperto dell’Anfiteatro, all’interno della rassegna B.O.P – Beats of Pompeii, Ovunque Proteggi verrà attraversato integralmente, canzone dopo canzone, come un rito collettivo che ci ricorda quanto siamo fragili e quanto abbiamo bisogno di protezione.

Un capolavoro senza tempo

Sesto album dell’artista, pubblicato nel 2006 e vincitore della Targa Tenco come Miglior Album in Assoluto, “Ovunque Proteggi” è una pietra miliare del cantautorato italiano e uno dei lavori più apprezzati di Capossela, sia dal pubblico che dalla critica nazionale e internazionale. Il Sunday Times scriveva che Capossela “canta come Tom Waits e scrive come Ovidio”, mentre Giovanni Ansaldo nel suo libro “La strada di Vinicio Capossela” (Nottetempo, 2026) lo definisce “un album che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la musica italiana del nuovo millennio, indicando la strada a una generazione di cantautori. Un album arrivato a sorpresa al primo posto in classifica in un’epoca in cui non c’era Spotify e i dischi si vendevano ancora per davvero”.

Un viaggio nelle viscere del sacro

Ovunque Proteggi è un’opera nata in viaggio, inseguendo le canzoni come si inseguono i segni, affidandosi all’intuizione, al pellegrinaggio, all’incontro. Un disco che si muove con libertà e lucidità tra i mondi sonori più vari, registrato in modo nomade dentro grotte e chiese, che scava nelle Sacre Scritture e nella mitologia pagana, nell’antropologia e negli archetipi umani.