Il Padiglione della Grecia trasformato nella caverna di Platone: attraverso un meccanismo giocoso l’artista parla di ascesa dei populismi, nazionalismo e neofascismo

Escape Room di Andreas Angelidakis è un gioco ma funziona così: entri per farti un selfie ed esci pieno di domande su cosa sia reale e cosa no, in un’epoca in cui tutto diventa prodotto ed esperienza consumabile. Forse all’inizio può sembrare solo un altro spazio instagrammabile, tra rovine gonfiabili, monitor e ambienti immersivi fatti per essere fotografati.
Poi però basta mettersi in posa, scattare, e tutto cambia. Il selfie allo specchio del bagno è un attivatore che fa reagire l’ambiente portandolo nell’Anno Zero: il 1934, quando i nazisti iniziarono a perseguitare gli omosessuali, e Hitler e Mussolini si incontrarono per la prima volta a Venezia dopo la vittoria elettorale. Tutt’altro che un passatempo innocente, insomma.
Leggere il mondo attraverso il gioco
«Rifletto sulla storia come gioco, piuttosto che come discorso preordinato», spiega l’artista. Nella sua pratica la dimensione ludica è la lente attraverso cui osservare il mondo: «Si gioca quando si guardano le cose senza nozioni preconcette, come farebbe un bambino o una giovane intelligenza artificiale». Un registro leggero che non deve ingannare perché la riflessione è cupa e affonda nella post-verità, nell’ascesa dei populismi nazionalisti e nel modo in cui tutto ciò viene affrontato: «Stiamo gestendo il trauma escludendo parole dal nostro vocabolario, senza sfidare davvero il sistema che ha generato quelle parole», commenta Angelidakis.
L’esposizione alla Biennale
Da questa riflessione nasce l’idea di trasformare il Padiglione della Grecia, durante la Biennale, in una versione contemporanea della caverna di Platone. Nell’allegoria alcuni prigionieri possono vedere solo le ombre delle cose sul fondo della grotta, e pensano che sia quella la verità, ignari di tutto ciò che esiste alle loro spalle. Una condizione sorprendentemente simile alla nostra: mentre guardiamo il mondo attraverso uno schermo, i confini tra la realtà e la sua rappresentazione diventano sempre più instabili.
«Basta guardare la sezione commenti di qualsiasi evento storico odierno: le prime discussioni riguardano il fatto che sia accaduto o meno. Le immagini non detengono più la verità», dice l’artista. E alla fine, il dubbio resta: uscire dalla Escape Room sarà davvero possibile?
