Carla Dal Forno, chi si rivede: in Italia con “Confession” e il lato oscuro dell’intimità

Carla dal Forno in Italia per prsentare l'ultimo album "Confession" sito ufficiale

Il 25 settembre al RoBOt Festival di Bologna e il 26 all’Arci Bellezza di Milano, la musicista australiana presenta il suo quarto album, che trasforma il disagio emotivo in una scrittura pop sospesa e ipnotica

Nella geografia sempre più affollata del dream pop, quello fatto di sintetizzatori bassi e atmosfere notturne, Carla Dal Forno occupa da anni un posto a parte. La sua musica non insegue mai l’effetto immediato: costruisce invece spazi acustici rarefatti, quasi architettonici, dentro cui la voce si muove come un corpo che attraversa una stanza vuota. È un’estetica che deve molto al post-punk e alla new wave più cupa, ma che l’artista ha reso personale attraverso un uso del silenzio e del riverbero che la avvicina più a certa musica ambient che al pop canonico.

Anche se ha un nome italiano, Carla è nata e cresciuta a Melbourne, e ha iniziato a muovere i primi passi nella scena musicale australiana nel 2010, dividendosi tra progetti collettivi come Mole Houser, F Ingers e Tarcar, prima di trovare nella dimensione solista il proprio linguaggio più compiuto. Da allora ha costruito una discografia fatta di dischi sospesi, quasi alieni nel loro rapporto con il tempo, capaci di suonare al contempo intimi e distanti. Un percorso che l’ha portata a diventare un riferimento per chi cerca nella musica un luogo di raccoglimento, uno spazio in cui la malinconia diventa materia da lavorare con precisione quasi chirurgica.

A distanza di otto anni dall’ultima volta, Carla Dal Forno torna finalmente in Italia, con due concerti per presentare l’ultimo album “Confession” uscito nel corso del 2026: il 25 settembre sarà al RoBOt Festival di Bologna e il 26 all’Arci Bellezza di Milano.

Un’ossessione raccontata sottovoce

“Confession” si apre con “Going Out”, un brano che mette subito in chiaro la posta in gioco: il desiderio di trasformare un legame di amicizia in qualcosa di più. Da lì il disco si sviluppa come un racconto a tappe, che culmina nella title track, il momento in cui la protagonista confessa un’infatuazione covata a lungo. È un arco narrativo che va dall’ossessione fuori controllo fino alla presa di coscienza, il bisogno di liberarsi da un sentimento diventato ingombrante.

Colpisce il contrasto tra la materia trattata, che sfiora territori scomodi come lo stalking emotivo e la devozione malata, e la scrittura musicale, che resta sempre composta. Le linee di basso reggono l’impianto dei brani con naturalezza, la voce di Carla Dal Forno arriva filtrata da riverberi morbidi che le conferiscono un timbro quasi angelico. Anche quando le chitarre si fanno più seducenti, l’album mantiene una coerenza sonora che accompagna l’ascolto senza mai spezzarlo, regalando un’esperienza dai contorni onirici.

Uno spazio ampio per le sfumature

Il titolo dell’album promette intimità, e il disco la mantiene, aprendo però uno spazio quasi cosmico dentro cui far muovere sfumature diverse. C’è il tono quasi infantile di “Drip Drop”, la semplicità disarmante di “Off The Beaten Track”, ci sono riflessioni più mature su relazioni concluse o appena nate. Il tutto avvolto in un’atmosfera kosmische che scalda un paesaggio altrimenti gelido, attraversato da una voce sempre sussurrata, mai gridata, come accade in “Under The Covers” o nella grazia rarefatta di “Gave You Up”.

“Alone With You” porta dentro il disco una vena pop più dolce, che guarda all’elettronica introspettiva degli anni Ottanta, mentre il brano che chiude l’album si dissolve in un ronzio ipnotico, un’eco fredda che resta sospesa anche dopo l’ultimo ascolto.

Da Londra alla campagna, una scrittura nata nella quiete

“Confession” ha preso forma nell’arco di circa un anno, in un periodo di grandi cambiamenti per Carla Dal Forno, che si è trasferita con la famiglia da Londra alla campagna dello stato di Victoria. Quella scelta di vita più raccolta si sente nel disco, che alterna momenti cupi a una calma contemplativa, come se l’intero lavoro oscillasse tra determinazione e abbandono sognante. Quattro dei brani disseminati nel disco sono strumentali, piccole pause che lasciano respirare la narrazione.

Per l’artista, scrivere questo disco ha significato accettare la vulnerabilità come punto di forza. Lo ha spiegato lo scorso giugno in un’intervista a The Creative Independent, sottolineando come sentirsi esposti nel momento della creazione sia spesso il segnale di aver toccato qualcosa di autentico, capace di parlare anche agli altri.

Il peso delle etichette e la risposta di Carla Dal Forno

Temi come l’infatuazione travolgente o la noia che si trasforma in cotta sono universali, eppure parte della critica ha scelto di leggere “Confession” attraverso un filtro giudicante, descrivendo l’artista come una voce inattendibile o attribuendole comportamenti da stalker. In un’intervista di maggio a Trend Report, Carla Dal Forno ha risposto con chiarezza, mettendo in luce la disparità con cui vengono trattati uomini e donne quando raccontano ossessione, desiderio o autodistruzione: agli uomini viene spesso riconosciuto lo status di poeti tormentati, alle donne quello di figure instabili.

Una riflessione che non cambia la musica del disco, ma che invita ad ascoltarla con uno sguardo più consapevole. E che trasforma “Confession” in qualcosa di più di un monologo intimo: una dichiarazione ferma di autonomia, che le due date italiane porteranno dal vivo.