Dall’11 al 13 settembre, nei prati di BAM, l’undicesima edizione del festival porta in città il cinema di Venezia 83, e un programma che intreccia diritti, ambiente e cultura popolare

Nato nel 2016 da un’idea di Cristiana Mainardi e Cristiana Capotondi, Fuoricinema ha attraversato un decennio trasformandosi in un luogo di confronto, dove artisti, protagonisti della cultura e cittadini si incontrano per riflettere insieme sui grandi temi del nostro tempo. La direzione artistica, che oggi comprende anche Lionello Cerri, Gino e Michele, Gabriele Salvatores, Mauro Pagani, Silvia Posa e Paolo Baldini, ha saputo tenere insieme, edizione dopo edizione, il linguaggio del cinema e quello dell’attualità, senza mai perdere di vista il pubblico che ogni anno si siede sui prati di BAM, la Biblioteca degli Alberi.
Quest’anno il festival compie undici anni, e torna dall’11 al 13 settembre, prodotto da Anteo insieme ad Associazione Visione Milano e Corriere della Sera, con il sostegno di BPER Banca come main sponsor. Il filo conduttore resta quello dei diritti, umani, civili e sociali, raccontati attraverso il cinema, la musica, la letteratura e lo spettacolo dal vivo.
Il manifesto: una barca come bandiera
L’immagine scelta per raccontare l’undicesima edizione di Fuoricinema è quella di una barca. Non un vascello da guerra, ma un’imbarcazione che sostituisce il cannone con un proiettore, e che issa una bandiera bianca non come segno di resa, bensì come gesto di pace. Naviga lungo un confine sospeso tra cielo e terra, in uno spazio che il festival vuole immaginare attraversato dallo sguardo della speranza e del sogno, consapevole però delle crisi e delle guerre che segnano questo tempo storico. Una scelta visiva che non è solo estetica: è la sintesi di quello che Fuoricinema prova a essere ogni settembre, un luogo dove il cinema, invece di sparare certezze, prova a costruire ponti.
Tre giorni, tre atti
Ad accompagnare il pubblico lungo le tre giornate sarà Lodovica Comello, che con la sua verve intreccerà i diversi linguaggi del festival, mentre le musiche dei Pax Side Of The Moon apriranno ogni serata, per il secondo anno consecutivo colonna sonora fissa della manifestazione.
Venerdì 11 settembre l’apertura ufficiale di Fuoricinema vede sul palco i direttori artistici insieme a Francesca Colombo, direttore generale culturale di BAM, e Luca Altieri, vicepresidente marketing di IBM Technology per Europa, Medio Oriente e Africa. Il primo incontro è con Enzo Iacchetti, in dialogo con Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Giorgio Gaber. Segue un appuntamento cinematografico attesissimo, quello con il regista Tommaso Landucci e gli attori Riccardo Scamarcio e Fausto Russo Alesi, per presentare “I figli della scimmia”, film nella sezione Orizzonti di Venezia 83, che racconta il legame tra un padre e un figlio con disabilità, messo alla prova da desideri inespressi e proiezioni mai dette.
La stessa sera arriva anche “The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro, con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, tratto dall’ultima sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi, una storia d’amore in cui cura e dipendenza, presenza e assenza, finiscono per confondersi.
Sabato 12 settembre si apre con un dialogo tra cucina e diritti, protagonista lo chef Cesare Battisti del Ratanà, seguito da un tributo a Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, affidato a Mauro Pagani e ai contributi video di Lella Costa e Moni Ovadia. Il tema ambientale trova spazio nell’intervento di Viola Follini di C40 Cities e nel panel con Greenpeace Italia, che vede insieme la direttrice Chiara Campione e l’attrice Cristiana Capotondi.
In serata, doppia anteprima dal Lido di Venezia: “Nessun Dolore” di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi e Valeria Golino, e “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis, con Adriano Giannini, storia di memoria e giustizia ambientata tra Italia e Argentina.
Domenica 13 settembre, giornata conclusiva, si passa dalle risate dello stand up comedian Max Angioni alla musica di Tosca, che presenta “Feminae”, il suo ultimo album dedicato al femminile come spazio di creazione e libertà, in un incontro che sarà anche occasione per ricordare Francesco Guccini.
Il pomeriggio prosegue con un secondo appuntamento su “Ritorno a Buenos Aires” e si chiude con due anteprime, “Dio Ride” di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Paolo Rossi, e “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher, film in concorso a Venezia 83 sulla sottile linea tra compromesso e compromissione nel mondo del lavoro.
Omaggi, memoria e ironia
Accanto alle anteprime, Fuoricinema dedica la sua terza giornata a due figure che hanno segnato la cultura italiana. Un omaggio a David Riondino, artista eclettico capace di muoversi tra letteratura, palcoscenico e televisione, con Paolo Rossi e Gino e Michele. E una celebrazione per il centenario della nascita di Dario Fo, ricordato dalla nipote Mattea Fo, presidente della Fondazione Fo Rame, insieme a Claudio Bisio e al regista Giorgio Gallione, per raccontare un teatro che ha saputo narrare il mondo attraverso la satira e lo sguardo di chi si ribella.
Non manca poi lo spazio per l’ironia, sabato 12 settembre con il ritorno della Gialappa’s Band e con il racconto della carriera di Raul Cremona, guidato da Gino e Michele.
Un tema che attraversa tutto: minori, social e responsabilità
Tra i panel più attesi c’è quello dedicato al rapporto tra minori e social media (venerdì 11), con Francesca Barra, Enrica Brenna di Posso ETS, le senatrici Lavinia Mennuni e Simona Malpezzi, lo psicoterapeuta Alberto Pellai e l’attore Edoardo Purgatori. Un confronto su un tema che riguarda famiglie, scuola e istituzioni insieme, tra responsabilità educative, rischi digitali e il difficile equilibrio tra libertà e tutela dei più giovani.
Una piazza aperta, prima di tutto
Quello che tiene insieme film di Venezia, panel civili e momenti musicali è, ancora una volta, l’idea originaria del festival: uno spazio pubblico gratuito, aperto a tutti, dove il cinema diventa pretesto per stare insieme. È lo stesso spirito che le due direttrici artistiche, Cristiana Mainardi e Cristiana Capotondi, rivendicano parlando di un’edizione pensata per intercettare temi sensibili senza rinunciare al piacere della condivisione. Un’idea che trova eco anche nelle parole di Anteo, da 47 anni impegnata a costruire un rapporto di fiducia con il pubblico milanese attraverso il cinema di qualità e gli incontri con registi e protagonisti, da AriAnteo fino ad Anteo nella città.
Fuoricinema 2026 si conferma così quello che è sempre stato fin dal 2016: non un festival chiuso agli addetti ai lavori, ma una piazza a cielo aperto dove il cinema si mescola all’attualità, e dove la comunità che si forma sui prati di BAM resta, forse, il vero protagonista di ogni edizione.
