“Glen(n). Una variazione”: in scena la solitudine e la bellezza delle differenze minime nei giorni uguali

Giovanni Franzoni interpreta Glenn GOuld Ufficio Stampa

Il 14 debutta giugno in prima nazionale all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano lo spettacolo teatrale scritto da Jonathan Lazzini e con Giovanni Franzoni: un viaggio nel subconscio del geniale pianista canadese che ha riscritto il rapporto di artista e pubblico

La solitudine non è per forza una condanna. Può essere anche uno spazio di bellezza, dove i piccoli gesti di ogni giorno si vestono di un particolare incanto intimo diventando fonte di gioia che si rinnova. Ce lo ha detto Wim Wenders al cinema, con quel capolavoro di “A perfect day”, e ce lo ricorda a teatro l’organismo di produzione Pallaksch con “Glen(n). Una variazione”, scritto da Jonathan Lazzini e in scena il 14 giugno in prima nazionale all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, nell’ambito della rassegna teatrale Da vicino nessuno è normale. Uno spettacolo che porta lo spettatore nella mente del musicista Glenn Gould, che a un certo punto della sua vita decide di scomparire dalla scena pubblica e di isolarsi in studio di registrazione.

Chi era Glenn Gould

Nato a Toronto nel 1932, Glenn Gould è stato uno dei pianisti più celebri e rivoluzionari di tutti i tempi, dotato di un’abilità tecnica formidabile. Aveva una visione musico-filosofica del tutto personale che intrecciava estetica, etica e tecnologia che andava ben oltre la semplice esecuzione dello spartito. Ma era noto anche per un carattere singolare e particolarmente abitudinario: aveva diverse manie, era solitario ed estremamente geloso della sua privacy, ipocondriaco e dipendente da farmaci. Si è ipotizzato che potesse soffrire di disturbo bipolare, o che fosse affetto da Sindrome di Asperger o da un disturbo ossessivo-compulsivo. Il 10 aprile 1964 salì sul palco per l’ultima volta al Wilshire Ebell Theatre di Los Angeles, dopo di che smise di esibirsi in pubblico per dedicarsi alle registrazioni in studio e non cambiò idea fino alla morte, nel 1982, a causa di un ictus.

Lo spettacolo teatrale

La storia di Glenn Gould è importante per avvicinarsi allo spettacolo di Jonathan Lazzini, perché dalla biografia del musicista prende le mosse il testo teatrale. Il perno su cui ruota la messa in scena sono le due incisioni delle Variazioni Goldberg a distanza di ventisei anni. La musica è la stessa, ma a cambiare sono il tempo, il respiro, il modo di abitare il suono. Due versioni che restituiscono un disegno diverso di chi le interpreta, e che tracciano le linee della trasformazione dell’essere umano nel tempo.

Quello portato in scena non è un percorso lineare, o un susseguirsi di eventi che ricostruiscono una cronologia. Sul palco prendono vita grazie all’interpretazione di Giovanni Franzoni frammenti che seguono l‘andamento delle Variazioni Goldberg, l’opera di Bach di cui il pianista ha fatto le due versioni iconiche, che rappresentano i pilastri della sua carriera (e dell’esecuzione pianistica contemporanea). Le trentadue variazioni in cui si articola il testo, sullo schema del componimento musicale, intrecciano materiali biografici, riflessioni e visioni poetiche in un monologo che oscilla tra racconto e immaginazione.

La bellezza di una solitudine scelta

“Glen(n). Una variazione” porta il pubblico in un viaggio subconscio di Glenn Gould, nel tentativo di afferrarne l’eleganza, la poesia e la determinazione. Lo spettacolo parla di una solitudine cercata e scelta, fatta di gioie quotidiane piccole ma preziose. Ma racconta anche come la scelta di non fare più concerti ha ridefinito il rapporto tra artista e pubblico e il loro ruolo.

Nello spettacolo Glenn Gould, l’uomo oltre al musicista, è scandagliato al microscopio fin nel profondo delle sue manie, dei suoi dolori da artista lontano dai riflettori. Un’esperienza singolare che riveste un valore universale, e che ci interroga sul ruolo dell’arte (e dell’artista) nel nostro tempo e i suoi effetti sull’essere umano.