Gli anni Settanta tra arte, moda e design in mostra a Gorizia

sandalo collezione quinto tinarelli Luigi Vitale

“Italia Settanta” a Palazzo Attems Petzenstein racconta un decennio di fermento e sperimentazione, in cui sono stati elaborati nuovi codici estetici ed espressivi che ancora oggi continuano ad avere effetti sul mondo in cui viviamo

La moda non è mai solo abbigliamento. Il design non è solo arredamento. Entrambi sono linguaggi estetici, che racconto la cultura (o le subculture) di un luogo o di un’epoca. I vestiti che ci mettiamo addosso o il modo in cui arrediamo la nostra casa dicono molto di noi, forse più di quanto vorremmo e quanto siamo disposti ad ammettere. E guardando le foto del passato, non è mai difficile stabilire il decennio (se non l’anno esatto) in cui sono state scattate a partire dalle informazioni che ci danno gli abiti o gli oggetti che compaiono.

Rottura degli schemi, colori accesi e linee scultoree caratterizzano gli anni Settanta. È un’epoca segnata da radicali mutamenti economici, politici e culturali, durante la quale design e moda si concentrano sul superamento della dimensione della quotidianità e della funzione, mentre parallelamente l’arte si orienta verso la sperimentazione di linguaggi inediti e la definizione di nuovi modelli espressivi. È a questo periodo di rivoluzione dei costumi e della società che Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia dedica fino al 29 novembre la mostra “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design”. Non un mero esercizio di memoria storica, ma una chiave di lettura per interpretare la nostra contemporaneità.

Il concept della mostra

Promossa dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli-Venezia Giulia, curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Michelli ed Enrico Minio Capucci e allestita dallo studio Roberto Festi, la mostra aggiunge una nuova tappa al percorso iniziato con le esposizioni dedicate agli anni Cinquanta e Sessanta.

Gli anni Settanta sono stati un decennio determinante in ogni campo artistico e, più in generale, ogni ambito sociale. La rottura degli schemi e la liberazione dei costumi, iniziata verso la fine del decennio precedente, arriva in questo periodo a pieno compimento. La voglia di osare e sperimentare sono centrali nel panorama culturale. Arte, moda e design sviluppano e percorrono strade e linguaggi mai approcciati prima. Facendolo, tessono tra loro un fitto dialogo che oggi costituisce il cuore della mostra a Palazzo Attems Petzenstein.

Burri, Afro, De Dominicis e gli altri: gli anni Settanta nell’arte

Dal punto di vista delle arti visive, negli anni Settanta trovano il loro spazio numerosi linguaggi artistici che si muovono in direzioni anche divergenti. Da un lato le esperienze concettuali privilegiano il progetto rispetto all’idea, dall’altro la pittura e i suoi fondamenti vengono analizzati in maniera critica, e intanto acquistano predominanza le installazioni e le esperienze ambientali. Mentre si sentono ancora gli echi della stagione Pop che va tramontando, si vedono già i bagliori dell’alba dell’estetica anni Ottanta.

La mostra “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design” sottolinea proprio come la sperimentazione di nuovi linguaggi e modelli nelle arti figurative si analoga a quella che avviene nella moda e nel deisgn. Lo fa con le opere di Alberto Burri e Afro, autori di riferimento per il periodo, accanto alle quali si trovano quelle di Gino De Dominicis, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò, Marco Gastini, Getulio Alviani, Carlo Ciussi, Lucio Saffaro, Ugo Nespolo e Michelangelo Pistoletto.

Da Armani a Fiorucci la rivoluzione nella moda

Sul fronte della moda, gli anni Settanta sono uno spartiacque. Milano diventa la capitale di un settore che in questo periodo completa definitivamente la propria industrializzazione, mentre la figura del sarto viene sostituita da quella dello stilista. Una metamorfosi che è anche concettuale, con la sperimentazione di linee scultoree e di materiali insoliti da un lato e la semplificazione più rigorosa dall’altro.

Un momento in cui tutto sembra possibile e, almeno sul fronte moda, concesso. In mostra lo raccontano il cappotto-scultura Cretto di Roberto Capucci e le geometrie e gli accostamenti cromatici della maglieria di Missoni. Ma anche le linee destrutturata e l’estetica genderless proposta da Giorgio Armani e lo stile pop e dirompente di Elio Fiorucci che trasforma un semplice paio di jeans in un fenomeno globale.

La stagione del design con Sottsas, Aulenti e Mendini

Sul fronte del design, gli anni Settanta non avrebbero potuto essere più vitali. Si sperimenta con audacia, si testano le potenzialità delle materie plastiche, si ridefinisce il panorama domestico lasciando libero sfogo all’ironia. La libertà espressiva è totale e anche in questo caso si biforca in tendenze divergenti che convivono serenamente: da un lato quella più giocosa e iconoclasta, da un altro quella più rigorosa e industriale, da un altro ancora un ritorno alla natura, all’autoproduzione e all’uso di materiali poveri fino alle provocazioni più aperte che si incontrano alla fine del decennio.

Tutto questo si ritrova nei pezzi di design in mostra a Gorizia, dove sono esposte la poltrona “Joe” di De Pas-D’Urbino-Lomazzi insieme alla “Divisumma 18” di Mario Bellini per Olivetti, alla lampada “Valigia” di Ettore Sottsass ai progetti di Joe Colombo, Giancarlo Piretti, Gufram, Alessandro Mendini, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper, Gae Aulenti, Enzo Mari, Mario Ceroli e Gabriella Crespi.

Gli anni Settanta raccontati da Palazzo Attems Petzenstein sono quindi un grande laboratorio espressivo, in cui, tra sperimentazione e rottura degli schemi, vengono piantati semi destinati a germogliare nei decenni successivi.