Il collezionismo ha abbattuto i confini dell’arte nel Luxury Day di Kruso Art

Un servizio da tavola di Richard Ginori Ufficio Stampa

Dalle aste record dei grandi maestri alle borse e ai servizi da tavola d’autore, il confine tra arte, moda e design si assottiglia sempre di più. Il Luxury Day di Kruso Art, il 9 luglio a Milano, ne è la fotografia più recente

Quando viene battuto all’asta il capolavoro di un grande artista per una cifra esorbitante, nessuno batte ciglio. Il prezzo, per quanto vertiginoso, viene accettato come naturale conseguenza del genio, della rarità, della storia che quell’opera porta con sé. Molto meno scontato, fino a pochi anni fa, sarebbe stato applicare lo stesso ragionamento a una borsa, a un foulard, a un servizio da tavola. Oggi non è più così. Il mercato del collezionismo ha allargato i suoi confini, e la moda vi entra a pieno titolo, non come eccezione ma come categoria riconosciuta.

Arte e moda parlano la stessa lingua

La distanza tra le due discipline si è ridotta perché i criteri con cui vengono giudicate sono ormai gli stessi: manualità, rarità, capacità di raccontare un’epoca. Prendiamo la Kelly di Hermès. Un prodotto riconoscibile, che racconta una storia, che parla di un’epoca. Una carica simbolica a cui si unisce una storia di lavorazione artigianale, rispondendo così alla stessa logica di un dipinto. La borsa, vista da questa prospettiva, non è più soltanto un accessorio ma un documento di gusto e di costume. Chi colleziona moda oggi, in sintesi, non cerca un capo da indossare, cerca un pezzo che racconti un momento preciso della cultura materiale.

È in questa cornice che il 9 luglio si inserisce il Luxury Day di Kruso Art. Una giornata che racconta la stessa materia da un punto di vista opposto. L’oggetto in vendita non è l’ultimo prodotto sul mercato, ma qualcosa che ha già vissuto e, proprio per aver affrontato indenne il tempo, acquista con un valore riconosciuto.

La moda come icona, non come accessorio

Sul fronte del Luxury Fashion, protagonista della vendita sarà una Hermès Kelly II Sellier 32 in pelle Epsom Gold, utilizzata una sola volta. È uno degli esempi più chiari di come gli accessori di alta gamma siano entrati a pieno titolo nel linguaggio del collezionismo. Più che come oggetti da consumare e sostituire, sono pezzi da conservare e tramandare, esattamente come un’opera d’arte.

A confermare che non si tratta di un fenomeno isolato ci pensano anche i numeri. Secondo l’Art Basel & UBS Survey of Global Collecting 2025, le collezioniste ad alto patrimonio sono in crescita. Un dato che ci dice che è il pubblico stesso a non distingue più nettamente tra arte e moda quando sceglie cosa portare a casa. Sono due facce dello stesso gusto, due modi diversi di custodire memoria e identità.

Il debutto dell’Art de la Table

A rendere questa edizione del Luxury Day particolarmente significativa è il debutto di un nuovo dipartimento, l’Art de la Table. Gli oggetti proposti raccontano la cultura della convivialità e dell’abitare. Tra i lotti più rappresentativi, la Max Collection disegnata da Massimo Vignelli per Heller, un raro portaghiaccio della serie Mascheroni di Piero Fornasetti e un servizio Richard-Ginori del 1932 composto da sessantasei pezzi.

La curatela è affidata a Roberto Radisa, architetto ed esperto di ceramiche e design del Novecento. Una scelta emblematica, che conferma come questi pezzi vengano letti con gli strumenti della storia del design, non con quelli del semplice mercato dell’usato. La dimostrazione che il valore non lo fa più soltanto la funzione o l’innovazione che l’oggetto porta, ma quanto questo riesca a restare attuale con il passare del tempo, continuando a raccontare una storia.