Osaka Flu, Palazzeschi e il diritto al divertimento con istinto punk

La band aretina torna con “Lasciateci divertire”, un album che è una dichiarazione di guerra all’inutilità del serio

osaka flu
Ufficio stampa

“Lasciateci divertire”, quinto album degli Osaka Flu, non ha bisogno di molte spiegazioni: è già un manifesto, una presa di posizione, quasi una provocazione. Sei anni dopo “La Strana Famiglia”, il trio di Arezzo torna con tredici brani pensati per essere ascoltati in fila, dall’inizio alla fine, come si faceva una volta quando un disco era ancora un’esperienza unitaria e non una playlist frammentata.

Il titolo porta con sé una genealogia precisa. È un omaggio a Aldo Palazzeschi, poeta e scrittore tra i fondatori del Futurismo italiano, che nel 1910 scrisse E lasciatemi divertire per rispondere a chi non capiva la sua arte fatta di suoni, giochi di parole e nonsense deliberato. Palazzeschi rivendicava la libertà di giocare contro la pesantezza dell’accademia. Gli Osaka Flu fanno lo stesso, in un contesto dove a fare da accademia è il mercato musicale contemporaneo, con le sue logiche di monetizzazione, visibilità immediata e produttività compulsiva.

Punk, Gramsci e provincia

I singoli “Odio gli indifferenti “e “Urlo” avevano già anticipato il tono del disco: diretto, politico nel senso più ampio del termine, radicato in una tradizione italiana di canzone civile che attraversa Gaber e De André ma non rinuncia a guardare ai Clash e ai Rancid. “Ci siamo lasciati divertire affrontando temi complessi con attitudine punk e dissacrante”, raccontano. “L’album racconta la realtà di provincia, scavando nei sentimenti più profondi come l’amicizia e l’amore, ma attraversa anche la parità di genere, la critica al lavoro-prigione, la decrescita felice e la difesa dell’ambiente. In questo percorso, la lezione di Gramsci resta centrale: in un’epoca di apatia, rivendichiamo il valore della partecipazione attiva. Lasciateci divertire è il grido di chi sceglie di essere partecipe del mondo, rifiutando il ruolo di spettatore passivo”.

I testi, scritti in collaborazione con Alice Vittoria Berti, costruiscono un paesaggio letterario insolito per una band rock: Gramsci convive con Calvino, Rodari con Seneca e Ungaretti, e tutto questo si mischia con il racconto di una provincia italiana colta nei suoi angoli più veri, quelli che non finiscono nelle cartoline.

Quindici anni

Gli Osaka Flu nascono nel 2010 ad Arezzo e da allora hanno costruito un percorso coerente, fatto di concerti, aperture per band come Tre Allegri Ragazzi Morti, Punkreas e Fask, e dischi, a partire da “L’Italia è fuori dal mondiale” del 2018, disco del giorno su Rockit.

Sono loro stessi a raccontarlo: “Siamo uniti da 15 anni e questo è il nostro quinto album. 15 anni di musica, di concerti, di serate in sala prove a rifare un accordo, di sessioni di registrazione, di sigarette, birre, viaggi in furgone e imprevisti. Fino ad ora ci sembra di avere capito poco di tutto, ma rivendichiamo il diritto al divertimento puro e alla libertà di esprimerci con la musica, anche se ad ascoltarci fossero solo in tre”. In fondo, è esattamente quello che diceva Palazzeschi.