Sottsass, Branzi, Zanini e Caleca: quattro sguardi sull’eredità di Memphis

Il disegno di una mela in un portafrutta a forma di corona Teapot and fruit bowl serie, Camomilla 1973, litografia, cm 70 x 50 / Ufficio Stampa

Alla galleria Antonia Jannone di Pietrasanta in mostra ceramiche, litografie, serigrafie e fotografie raccontano quarant’anni di Memphis attraverso lo sguardo di chi quel linguaggio lo ha vissuto da vicino, come collaboratore o come amico

Milano, la fine degli anni Settanta. Antonia Jannone apre la sua galleria scegliendo un campo di indagine allora poco battuto: il disegno d’architettura, inteso non come semplice strumento di lavoro ma come forma d’arte autonoma, capace di restituire il pensiero più intimo e poetico di chi progetta. È un’intuizione che nel tempo la porterà a lavorare fianco a fianco con alcuni dei protagonisti assoluti dell’architettura e del design italiano e internazionale: Ettore Sottsass, Aldo Rossi, Álvaro Siza, Andrea Branzi, Alessandro Mendini, Michele De Lucchi, Mario Botta. Un catalogo di nomi che racconta, meglio di qualsiasi descrizione, la fisionomia della galleria e il tipo di relazioni (professionali, ma anche personali) che ne hanno definito l’identità nel corso di oltre quarant’anni di attività.

Da quella stessa rete di legami nasce la mostra che apre il 25 luglio nel nuovo spazio della galleria a Pietrasanta. Ceramiche, litografie, serigrafie e fotografie realizzate da Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Marco Zanini e Santi Caleca compongono un percorso che non si limita a celebrare l’eredità del gruppo Memphis, ma ne segue le diramazioni attraverso il lavoro di chi quel linguaggio lo ha costruito, interpretato o fotografato da vicino.

Un legame che nasce dalla storia della galleria

A tenere insieme questi quattro autori non è solo l’appartenenza a una stessa stagione del design italiano, ma un rapporto diretto con la galleria stessa, che fin dai suoi esordi ha dedicato loro mostre personali. C’è poi la rete di relazioni cresciuta attorno alla figura di Ettore Sottsass: Andrea Branzi e Marco Zanini sono stati tra i protagonisti dell‘esperienza di Memphis, mentre Santi Caleca è stato amico e collaboratore di Sottsass per oltre trent’anni. Insieme, nel 1988, fondarono la rivista “Terrazzo“, e fu proprio Caleca a firmare alcuni dei ritratti fotografici più noti del designer.

Sottsass e il linguaggio di Memphis, quarant’anni dopo

Di Ettore Sottsass, fondatore del gruppo Memphis, saranno esposte ceramiche e litografie della serie The Indian Memory, insieme a una litografia dedicata a Frank Lloyd Wright. Tra le opere in mostra figura anche un vaso in ceramica realizzato nel 1982, testimonianza del percorso progettuale di uno dei protagonisti del gruppo, capace di far dialogare architettura, design e dimensione narrativa dell’oggetto. A oltre quarant’anni dalla nascita di Memphis, questi lavori conservano intatta la forza sperimentale di un’esperienza che ha ridefinito il linguaggio del design italiano, e continuano a suggerire nuovi modi di immaginare il progetto e l’abitare.

Branzi e Zanini, due strade nate dalla stessa amicizia

Le opere di Andrea Branzi nascono dalla lunga collaborazione con la galleria Lithos, avviata alla fine degli anni Novanta grazie alla comune amicizia con Sottsass. Riflettono una ricerca che attraversa l’intero percorso dell’architetto e designer, incentrata sul dialogo tra natura e artificio, tra materiali organici e produzione industriale: tronchi, rami e legni diventano così presenze cariche di valore simbolico e antropologico. Di Marco Zanini saranno invece esposte tre serigrafie, il modellino realizzato grazie alla collaborazione con Gibe Fischer, Villetta Modello Primavera–Estate 1984, che ne riprende il soggetto, e Tanganyka, un vaso in ceramica realizzato nel 1982.

Caleca, lo sguardo fotografico su Sottsass

A completare il percorso è una selezione di fotografie di Santi Caleca, autore del celebre ritratto di Ettore Sottsass scattato a Siviglia nel 1992 e presentato dalla galleria in occasione dell’edizione 2026 di MIA Photo Fair. Caleca inizia a fotografare nel 1967, lavorando come reporter per quotidiani e periodici; dal 1976, dopo l’incontro con Isa Vercelloni, direttrice di Casa Vogue, si dedica anche a design, architettura e arte. La mostra include inoltre due fotografie dedicate ad altrettante ceramiche di Sottsass, realizzate da Caleca per il volume Ceramics Ettore Sottsass, pubblicato da Chronicle Books, Thames & Hudson e Stemmle: un’ulteriore testimonianza del lungo dialogo tra fotografia e progetto che attraversa il suo lavoro.

Un percorso tra materia, memoria e sguardo fotografico

La mostra restituisce così modi diversi di raccontare la stessa eredità. Da un lato la materia, con le ceramiche e le litografie di Sottsass e le opere di Branzi che indagano il rapporto tra natura e artificio, tra legno e produzione industriale. Dall’altro il segno grafico delle serigrafie di Zanini, testimonianza diretta del linguaggio Memphis applicato al progetto di architettura domestica. A chiudere il percorso, lo sguardo fotografico di Caleca, che non si limita a documentare ma costruisce a sua volta un racconto per immagini. Chi visiterà la mostra troverà quindi non una semplice rassegna di opere accostate per prossimità biografica, ma un dialogo tra discipline e generazioni diverse, tenuto insieme da relazioni professionali e personali che hanno attraversato oltre quarant’anni di storia del design italiano.