Da ottobre a giugno, sessanta titoli tra produzioni di casa, ospitalità, teatro civile e nuove drammaturgie: un cartellone che usa la scena per rallentare, avvicinarsi e tornare a farsi domande
Due dita reggono con delicatezza lo stelo di un fiore. I petali sono occhi: chiusi, semiaperti e spalancati, un invito a guardare l’essenza profonda delle cose e le loro sfumature, oltre a forma e colori. È l’immagine che l’artista Valeria Petrone ha disegnato per la nuova stagione del Teatro Elfo Puccini di Milano, intitolata “Nuovi sguardi”, e che accompagna il cartellone come una dichiarazione d’intenti.
L’Elfo la descrive come un fiore che invita a guardare con “leggera intensità”. Ed è una formula che regge bene anche come chiave di lettura del programma: empatia ed emozione da una parte, ribaltamento e ironia dall’altra, per guardare la realtà negli occhi senza distogliere lo sguardo.
Il punto di partenza è una convinzione semplice: il teatro è il luogo dove le storie tornano a farsi domande, sul potere, sulla verità, sulle nostre inquietudini e sulle conseguenze di ciò che facciamo. Parafrasando Picasso, potremmo dire che è la menzogna che ci permette di conoscere la verità. Da qui l’idea di attraversare il nostro tempo, con le sue accelerazioni, usando gli strumenti della scena. Elio De Capitani, presentando il cartellone, ha ricordato che l’Elfo è un collettivo e che il teatro è plurale: sulla scia di Pasolini, la verità non abita in un solo sogno, ma in molti.
Le produzioni di casa: Miller, Wilde e Conrad
Si parte con due produzioni dell’Elfo Puccini che guardano a un mondo che cambia in fretta e a una società piena di contraddizioni. Dal 23 ottobre al 1 novembre De Capitani torna ad Arthur Miller con L’orologio americano, ma stavolta lascia da parte i titoli che conosciamo tutti, per il testo più sperimentale dell’autore. È un’opera corale, perfetta per la giovane Compagnia dell’Accademia, costola dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, che coproduce lo spettacolo. Il regista promette un circo-cabaret a metà strada tra Brecht e Fellini, adatto a un’epoca di accelerazioni brutali.
Subito dopo, dal 12 novembre al 6 gennaio, tocca a Oscar Wilde con “Un marito ideale“, firmato da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura. Sotto la superficie della commedia brillante si nasconde il meccanismo con cui si conquista il potere, tra doppiezze e ambiguità. Lo scenografo Carlo Sala ha immaginato un ambiente fatto di inganni ottici e arte cinetica, un mondo scenico che ci invita a non fidarci di quello che vediamo o sentiamo. In scena ci sono volti di casa e nuovi arrivi: Giuseppe Lanino, Giulia Amato, Massimo Bernardo Dolci, Carolina Cametti, Ciro Masella, Ginestra Paladino, Alma Poli e Angelo Di Figlia.
Il viaggio dentro Wilde si chiude dal 20 novembre al 13 dicembre con “Il ritratto di Dorian Gray“, affidato alla sola voce di Ferdinando Bruni. Per lui e Frongia Dorian è il riassunto perfetto delle gabbie sociali in cui l’autore rinchiude tanti dei suoi personaggi più celebri, e completa il dittico aperto da “Un marito ideale”.
Più avanti, dal 19 maggio al 13 giugno, Elio De Capitani si misura con Cuore di tenebra di Conrad, un classico del Novecento che sembra scritto per oggi. Nel romanzo ritrova lo stesso suono cupo e profondo che vibrava in “Moby Dick alla prova”: Ahab e Kurtz, dice, nascono dalla stessa ossessione distruttiva e dalla stessa volontà di potenza.
Ritorni e tournée
Alcuni spettacoli non finiscono mai davvero. “Amadeus” ritorna a Milano dal 7 al 28 maggio, dopo una tournée partita con successo dall’Ambra Jovinelli nell’ottobre 2025 e destinata a proseguire nel 2027. Bruni è un Salieri che ripercorre la propria vita a ritroso, come in una confessione dolorosa, passando in un attimo dalla vecchiaia alla giovinezza. Daniele Fedeli è il suo Mozart, compagno di gioco e nemico perfetto.
“Erano tutti miei figli”, forte del debutto dello scorso ottobre, si mette invece in viaggio: un lungo tour nelle piazze italiane da novembre 2026 a marzo 2027. Porta con sé la modernità feroce del teatro di Miller, che De Capitani fa vibrare senza enfasi ma con lucidità, attraversando i silenzi come lame.
Coproduzioni e compagnie sostenute
L’Elfo Puccini ha l’abitudine di sostenere gli artisti indipendenti con cui condivide sguardi e scelte, e quest’anno la lista è lunga. Tra le novità c’è “Fuggire, cadere e altre cose inutili” di Carrozzeria Orfeo (dal 28 gennaio al 21 febbraio), coprodotto con TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatro Nazionale di Genova, Teatri di Bari e Teatro Biondo Stabile di Palermo. Prende spunto dalla poetica di Raymond Carver e, tra realismo e simbolismo, continua l’osservazione ironica di come gli esseri umani sappiano perdersi e ritrovarsi. Il gruppo di Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti torna anche con Cuore di porco, dal 30 marzo al 1 aprile.
Invisibile Kollettivo, con la musicista Alessandra Novaga e l’artista Giovanni De Francesco, trasforma il libro di Joseph Merrick e Frederick Treves in un reading-concerto, “The Elephant Man“, dal 19 febbraio al 7 marzo. Lo stesso gruppo riporta in scena” Il teatro comico di Carlo Goldoni” (10-28 febbraio) e “Open, la mia storia” (9-25 giugno). La compagnia residente Eco di fondo sceglie invece un testo francese mai visto in Italia, “Aleksej e Yulia” di Sabrina Kouroughli e Gaëtan Vassart (3-25 marzo), che racconta il destino tragico di Naval’nyj e di sua moglie, diventati mito perché hanno resistito alla paura.
C’è poi “Non per amore ma per odio” (13-17 gennaio), il lavoro di Rosario Tedesco, che propone un Amleto ricavato dalla “sceneggiatura per un film mai realizzato” di Giovanni Testori, e “Re Lear è morto a Mosca” (9-25 marzo), con cui César Brie e Isola del Teatro tornano sul palco grazie al sostegno dell’Elfo.
Due produzioni annunciate e poi rinviate trovano finalmente il loro posto. Frongia dirige Ginestra Paladino in In riva al mare (8-31 gennaio), racconto di Véronique Olmi sconvolgente e profondamente umano. E Due vecchiette vanno a nord di Pierre Notte, un on the road rocambolesco e divertente con Corinna Agustoni ed Elena Callegari, debutta il 13 giugno al Campania Teatro Festival e arriva a Milano dal 3 al 28 febbraio.
Ospitalità: tra famiglie, guerre e voci scomode
Le ospitalità cominciano con un doppio appuntamento, dal 27 ottobre al 1 novembre. In sala Fassbinder va in scena “Madri“, atteso dal pubblico e applaudito dalla critica: lo ha scritto Diego Pleuteri, ventisettenne direttore junior del Teatro Stabile di Torino, lo interpretano Valentina Picello e Vito Vicino, lo dirige Alice Sinigaglia, e ci fa guardare dentro la voragine dei rapporti familiari. Negli altri spazi si festeggia un compleanno: ATIR compie trent’anni e porta “La trilogia della montagna” di Mattia Fabris e Jacopo Maria Bicocchi, poi il 2 novembre “Di a da in con su per tra fra Shakespeare“, dove Serena Sinigaglia ha per compagni di scena Mattia Fabris e Arianna Scommegna.
Poi c’è il filone del teatro civile, quello che non deve tacere. Ottavia Piccolo torna con “Donna non rieducabile” (22-24 gennaio), ritratto della giornalista Anna Politkovskaja e riflessione sulla brutalità del potere verso le voci indipendenti. Alessandro Lussiana e Massimo Somaglino portano “Salām/Shalom. Due padri” (15-20 dicembre), dal romanzo “Apeirogon” di Colum McCann, che mette accanto le storie di un padre ebreo e di uno palestinese. Filippo Dini e Frédérique Loliée sono i protagonisti di Incendi (12-17 gennaio), testo del libanese Wajdi Mouawad diretto da Marco Lorenzi. E Elio Germano con Teho Teardo dà voce e musica alle parole di Gino Strada in La guerra com’è (23-28 febbraio).
Classici che non invecchiano, novità che pungono
Tra le ospitalità c’è molta letteratura che sa parlare al presente. “Le Dieu du carnage” di Yasmina Reza (7-10 gennaio), diretto da Antonio Zavatteri che recita anche in un quartetto dai ritmi ferocemente perfetti, dimostra quanto sia ormai un classico dissacrante. “L’uomo, la bestia e la virtù” (2-7 marzo), con Vanessa Gravina, Max Malatesta e Nicola Rignanese, la regia di Roberto Valerio, è un altro giro tra opportunismi e ipocrisie sociali. In “Orlando” (10-14 marzo) Arturo Cirillo e Viola Graziosi, diretti da Giuseppe Dipasquale, attraversano i secoli con le pagine di Virginia Woolf. E “Improvvisamente l’estate scorsa” (16-21 marzo), con Laura Marinoni e la regia di Stefano Cordella, ci porta nei territori oscuri di ciò che di solito non abbiamo il coraggio di ammettere.
Sul versante contemporaneo arriva il monologo di Richard Gadd, “Baby Reindeer/Piccola renna” (19-24 gennaio), già un piccolo cult tra teatro e schermi: parla di stalking e relazioni tossiche, e in Italia lo interpreta Francesco Mandelli. “A Mirror” di Sam Holcroft (31 marzo-4 aprile), successo del West End, dichiara il suo umore già dal sottotitolo, “uno spettacolo falso e NON autorizzato”. Ninni Bruschetta, Claudio “Greg” Gregori, Fabrizio Colica, Paola Michelini e Gianluca Musiu ci trascinano dentro una performance clandestina, mentre cercano di sfuggire alla repressione di uno Stato totalitario dove il Ministero della Cultura deve approvare ogni opera d’arte.
Non manca la risata amara. Pino Strabioli e Fabio Masi giocano con l’ironia e il paradosso in “Ve ne dico quattro” (2-4 aprile), mentre Valerio Aprea in “Lapocalisse” (14-16 giugno) ci porta sull’orlo dell’abisso con la leggerezza inconfondibile di Makkox.
Ritorni, riprese e voci amate
Dopo una breve assenza, tornano su richiesta Rezza/Mastrella con “Metadietro” (5-8 novembre) e la compagnia Tedacà con “Dittico dei confini fragili” (2-7 febbraio), una personale dei loro lavori che ha un titolo significativo. Marco Baliani ricompare all’Elfo con “L’ombra perduta di Peter Schlemihl” (7-10 gennaio), dove intreccia una partitura di suoni alla sua voce unica in un clima di sospensione continua.
E poi le riprese. Cristina Crippa ed Elio De Capitani rimettono in scena la lettura di “Il torto del soldato” (26-27 gennaio), Cinzia Spanò riporta sul palco “L’Agnese va a morire” (28-31 gennaio) e Michele Costabile affronta ancora Safari Pomodoro (6-23 maggio), storia autobiografica che ha affidato alla scrittura del giovane Nicolò Sordo e alla regia di De Capitani e Frigerio.
Guardando al domani
L’Elfo scommette da sempre sui giovani, e lo fa con Sottopalco, il progetto curato da Francesco Frongia e dedicato ogni anno a un autore o un’autrice, tra letture sceniche e allestimenti in divenire. Dopo Tobia Rossi e Giulia Trivero, quest’anno i riflettori sono su Luca Cardetta con “Giuseppe: il padre putativo” (1-6 dicembre) e “A cosa serve il petrolio?” (10-20 dicembre), interpretati da Michele Di Giacomo, Giovanni Franzoni e Toni Bia.
La rassegna Nuove storie, con il ciclo Sconfinamenti, prova a incrinare la quarta parete e ad accorciare la distanza tra palco e platea, mettendo al centro chi guarda. Sono quattro appuntamenti: “Eight” di Le Città visibili e Alchemico Tre (3-8 novembre), “Abracadabra” di Babilonia Teatri (11-16 maggio), La più grande tragedia dell’umanità di Malmadur (7-12 giugno) e “Infinita bellezza” di Fondamenta zero (14-18 giugno).
Chiude il cerchio il pubblico più piccolo. Piccoli Elfi propone otto spettacoli per bambine e bambini dai 3 anni, con Madame Rebiné, Teatro medico ipnotico, Quintoequilibrio con Teatro Evento, Gek Tessaro, Eco di fondo e Opificio sonoro, quest’ultimo in collaborazione con il 36° Festival Milano Musica. In mezzo debutta il nuovo lavoro di Elena Russo Arman, che dopo il lungo successo di Leonardo, che Genio! racconta “Sofonisba. Le avventure di una pittrice” (16 novembre-6 dicembre): la storia di Sofonisba Anguissola, prima pittrice europea a raggiungere la fama internazionale nel Cinquecento, con pupazzi, ombre e figure animate. Un modo per parlare ai bambini del potere trasformativo dell’arte, dell’autonomia femminile e del diritto alla creatività.
Torna così, a chiudere il cerchio, l’immagine del fiore: un teatro che si guarda con occhi diversi, chiusi per rielaborare, aperti per accogliere, e che si rivolge anche a chi ha appena cominciato a guardare.
