Il Teatro tascabile di Bergamo mette in scena l’incontro tra Oriente e Occidente

Una donna balla in controluce su sfondo rosso Federico Buscarino

Dal 25 al 31 luglio il gruppo bergamasco apre le porte del suo teatro-laboratorio con un percorso dedicato alle pedagogie teatrali di due mondi, tra pratiche indiane, antropologia della scena e due spettacoli aperti al pubblico

Il Monastero del Carmine di Bergamo torna a essere, per una settimana, un luogo di studio e di scena insieme. Dal 25 al 31 luglio 2026 il Teatro tascabile di Bergamo (TTB) propone “Oriente–Occidente: pedagogie a confronto. Una settimana di lavoro con il TTB“, secondo appuntamento del 2026 dopo “Il movimento della tradizione. Dal Kutiyattam al Kathakali”, che nei mesi scorsi aveva portato in città l’interprete Kapila Veenu. L’iniziativa fa parte di un ciclo avviato dal Tascabile nel 2024 e dedicato al teatro contemporaneo, alle sue pratiche e alle sue radici: un percorso che intreccia i maestri del Novecento europeo con le tradizioni sceniche asiatiche, la danza, il cinema, le arti visive e la musica. Al centro del programma, questa volta, c’è il lavoro pedagogico del TTB stesso, con particolare attenzione al teatro-danza classico indiano, terreno di ricerca del gruppo da quasi cinquant’anni.

Sette giorni di laboratorio, dalle tecniche ai principi pedagogici

Il cuore del programma è un laboratorio intensivo di sette giorni aperto alle tecniche, alle metodologie e ai principi pedagogici messi a punto dal Tascabile nel corso della sua storia artistica. Non è un ripasso di esercizi, ma la messa a nudo di un metodo, quello con cui il gruppo ha costruito negli anni il proprio linguaggio scenico mettendo a confronto gli strumenti della tradizione teatrale europea con quelli del teatro-danza indiano. Il pubblico entra in questo lavoro da due porte laterali: due spettacoli serali, aperti a tutti, che restituiscono in forma compiuta ciò che nelle sale prove resta processo.

Fuochi d’artificio, l’autobiografia scenica del Tascabile

Sabato 25 luglio, alle 20.30, il Tascabile si racconta attraverso il proprio repertorio in “Fuochi d’artificio. Uno spettacolo-dimostrazione sull’arte dell’attore tra Oriente e Occidente“: una specie di autobiografia recitata, più che scritta. La chiave è quella dell’Antropologia teatrale, la disciplina nata dal lavoro di Eugenio Barba e dalle riflessioni dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology) sul corpo dell’attore come strumento primario della scena, in dialogo con la lezione di Jerzy Grotowski: qui conta più il corpo che parla del testo che si recita, più l’energia messa in forma che la parola pronunciata. “Fuochi d’artificio” ha una struttura aperta e frammentaria, fatta di brani teatrali molto diversi tra loro, tenuti insieme da brevi introduzioni e commenti che ne spiegano il contesto. Il titolo non è casuale: come un fuoco d’artificio, lo spettacolo vive della tensione tra la scintilla istintiva e la misura tecnica che la contiene e le dà forma.

Al ritmo delle cavigliere, il mito all’origine del teatro indiano

La sera dopo, domenica 26 luglio alle 20.30, tocca ai più giovani del gruppo: gli attori formati nelle discipline del teatro-danza indiano )Bharata Natyam, Kathakali, Orissi) portano in scena “Al ritmo delle cavigliere“. Alle sue spalle c’è un mito induista che vale la pena raccontare: finita l’età dell’oro, l’umanità si corrompe e nemmeno i quattro Veda bastano più a raddrizzarla; il dio Indra chiede allora a Brahma di creare qualcosa di piacevole per gli occhi e per le orecchie, capace di insegnare attraverso la bellezza. Nasce così il Nāṭyaveda, il “quinto Veda”, la scienza dell’arte drammatica, che il saggio Bharata e i suoi cento figli mettono per iscritto nel Nāṭyaśāstra, il più antico trattato di teatro che si conosca. Da quella stessa fonte nasce “Al ritmo delle cavigliere”: narrazione poetica, colore come veicolo dell’emozione e tecnica del teatro-danza indiano si intrecciano seguendo proprio i principi del Nāṭyaśāstra.

Il Teatro tascabile di Bergamo, mezzo secolo di ricerca sull’arte dell’attore

Dietro questi due appuntamenti c’è la storia di un gruppo con alle spalle 53 anni di attività. Fondato nel 1973 da Renzo Vescovi sul modello dei teatri-laboratorio europei del secondo Novecento, il TTB – Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche ha sede nel Monastero del Carmine e riunisce oggi quattordici persone di cinque generazioni diverse. Il doppio nome del gruppo racconta i suoi due volti: da un lato gli spettacoli e il legame con il territorio bergamasco, dall’altro la pedagogia e la ricerca sulle tecniche dell’arte dell’attore.

Un’attività che portato a 32 spettacoli originali in 45 Paesi su quattro continenti, un’ottantina di produzioni realizzate con altre formazioni, oltre 250 gruppi e artisti da 40 paesi diversi ospitati in Italia: tra questi, nomi noti a livello internazionale ma anche compagnie allora sconosciute che avrebbero poi trovato la propria strada. A questo si aggiungono 26 edizioni dei festival “Sonavan… le vie d’intorno” e “Il Centro e la Circonferenza”, e dal 2015 al 2019 “Arcate d’Arte. Consonanze di teatro, cultura e arte”, pensato apposta per il chiostro del Monastero del Carmine. Nel biennio 2022-2023, infine, il gruppo ha realizzato “Il Mantello di Arlecchino”, un progetto di teatro e arte partecipata rivolto alle comunità dei quartieri di Bergamo.