Il film film di Kitao Sakurai mescola nostalgia, picchiaduro e ironia, aprendo una nuova fase nel rapporto tra cinema e arcade
Il 16 ottobre arriva al cinema “Street Fighter”, che sembra sanare definitivamente il burrascoso matrimonio tra cinema e videogiochi. Il film è ambientato nel 1993, nel cuore della golden age delle sale giochi, quando i ragazzi dopo scuola si riunivano davanti agli arcade per sfidarsi a colpi di Hadouken. Diversa invece l’aria che tira tra gli amici fraterni Ryu (Andrew Koji) e Ken Masters (Noah Centineo), che sembrano essere incamminati sul viale del tramonto dopo i fasti degli anni Ottanta. Ryu ha voltato le spalle al mondo dei combattimenti e tira avanti proponendo ai turisti una tipica (e quanto mai disgustosa) zuppa di piccione; Ken si è venduto al mondo dello spettacolo e ha ormai perso il rispetto degli altri combattenti. Le cose cambiano quando entra in scena la misteriosa Chun-Li (Callina Liang), intenzionata a reclutarli per il nuovo torneo World Warrior.
Giocando la carta della nostalgia, il regista Kitao Sakurai riporta in vita i guerrieri e le loro mosse iconiche, ma non solo. Durante le due ore di film si intrecciano temi diversi: competizione maschile, vendetta, sete di potere e le difficoltà dei due protagonisti a ritrovarsi dopo un evento traumatico che li aveva allontanati sei anni prima.
Ad alleggerire il picchiaduro ci si mettono l’ironia affettuosa verso un decennio frivolo, fatto di apparenze più che di sostanza, l’eccentrico annunciatore del ring Don Sauvage (Eric André) pronto a tutto per salvarsi la pelle, e l’interpretazione di Jason Momoa nei panni di un Blanka insospettabilmente mammone. Il ruolo di Bison è invece affidato a David Dastmalchian, un villain malvagio e a tratti perverso. Nel cast anche qualche outsider come il wrestler Roman Reigns (Akuma) e il rapper 50 Cent nei panni di Balrog. “Street Fighter” non sembra volersi prendere troppo sul serio: l’abbraccio del lato clamorosamente trash della saga è un punto a suo favore.
Da flop a fenomeno: la rivalsa dei film tratti dai videogiochi
A “Street Fighter” si è però arrivati dopo un processo durato qualche anno. La fiamma tra gli Studios e i videogiochi si è riaccesa gradualmente a partire dal 2020 con “Sonic“: dopo un passo falso (il design del primo trailer fece infuriare gli appassionati), il riccio blu si è riscattato al botteghino. La fortuna è continuata con i due capitoli successivi, tanto che oggi la trilogia ha superato un miliardo di dollari di incassi mondiali. Il terzo capitolo ha inoltre il merito di essere l’adattamento videoludico meglio accolto dalla critica di sempre.
Nel 2023 è arrivato “The Super Mario Bros. Movie”, una scommessa ad altissimo rischio: i fan dell’idraulico italiano lo aspettavano da oltre trent’anni, dopo il fallimentare adattamento del 1993 con protagonista Bob Hoskins. Riapparso in forma smagliante, Mario ha sbaragliato la concorrenza con un incasso da 1,36 miliardi di dollari, diventando il film tratto da un videogioco più redditizio della storia.
Anche i picchiaduro hanno fatto la loro parte: il reboot di “Mortal Kombat” del 2021, nonostante gli incassi non eccellenti, ha aperto la porta a un secondo capitolo uscito a maggio 2026. Era previsto anche un terzo film, ma il botteghino deludente dei primi due capitoli ha messo in discussione il progetto.
La ricetta del successo
La ricetta, alla fine, sembra banale: rispetto. Dopo decenni in cui Hollywood ha trattato i videogiochi come miniere da spremere, oggi gli studios hanno capito che i fan premiano chi prende sul serio il materiale di partenza. Non a caso Capcom, la casa madre di Street Fighter, è direttamente coinvolta nella produzione così come è successo con “The Super Mario Bros. Movie” e “Sonic”.
Il futuro: Sonic 4, Zelda e la nostalgia anni ’80-’90
Esaurito il filone dei supereroi, ora potrebbe essere quello degli arcade a imporsi. Il calendario dei prossimi anni è particolarmente promettente: si riparte il 19 marzo 2027 con “Sonic 4” e Paramount ha già confermato il ritorno di Jim Carrey come Dr. Robotnik e l’esordio di Amy Rose (Kristen Bell). Poche settimane dopo, il 7 maggio 2027, la scommessa più grande di tutte: “The Legend of Zelda in live action“, co-prodotto da Nintendo e Sony Pictures. Si narra che Shigeru Miyamoto si fosse sempre rifiutato di vedere il suo Link su uno schermo non interattivo, ma dopo l’incasso record di Mario è tornato sui suoi passi.
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