Fino al 22 febbraio 2027, “Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884-1961” segue la trasformazione del capoluogo piemontese dalle Esposizioni ottocentesche a Italia 61, usando il corpo come luogo in cui la modernità diventa visibile

È aperta fino al 22 febbraio 2027 a Palazzo Madama di Torino “Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884-1961”. Negli spazi del museo gli abiti non stanno lungo le pareti. Occupano il centro, davanti alle opere, e sono dipinti e sculture a disporsi intorno a loro. Il percorso è pensato come un prisma, con le sezioni distribuite come i lati di un poligono, mentre quinte grafiche e frammenti di architettura costruiscono attorno lo spazio della città. È una scelta che chiarisce subito dove guarda la mostra, cioè alle persone, a come si vestivano e si muovevano, più che ai monumenti.
“Il corpo della città” chiude un percorso iniziato con MonumenTo. Se quella mostra interrogava il rapporto tra la città e i suoi monumenti, qui lo sguardo scende ai gesti e agli abiti di chi quella città l’ha abitata. Palazzo Madama ha scelto questo progetto per inaugurare la stagione autunnale, e gli ha affidato il compito di tenere insieme un unico racconto attraverso Torino.
Una ferita diventata progetto
Il punto di partenza è ciò che alla città tolse il ruolo di capitale. Invece di consumarsi nella nostalgia, Torino reagisce e impara a diventare un’altra capitale, industriale e manifatturiera. Quella trasformazione lascia segni nel suo corpo, cioè in quello che produce, in come lavora, in come si presenta.
La data da cui tutto parte è il 1884, quando l’Esposizione Generale Italiana offre alla città un’immagine nuova di sé da mostrare al mondo. A renderla è il dipinto che apre il percorso, firmato da Enrico Junck, un pittore che esponeva anche a Parigi e che segnala fin dall’inizio la vocazione internazionale di Torino. La storia, in questo racconto, smette di essere memoria e diventa una risorsa con cui progettare il futuro. Il Po e la Gran Madre attraversano le sale come due presenze costanti: sul fiume si tenevano le Esposizioni internazionali, e da lì passava il legame con l’Europa.
La moda come lingua
La moda è il centro dichiarato della mostra, e la scelta ha una ragione storica precisa. Torino è stata il riferimento più aggiornato, patrimonio della capitale e dei Savoia, e per molto tempo ha copiato modelli francesi e stranieri prima di arrivare a una personalità propria.
Oltre quaranta abiti di sartorie torinesi restituiscono quel passaggio, ma raccontano anche un mondo di lavoro: l’abbigliamento e la modisteria, a inizio Novecento, occupavano circa un quinto della forza lavoro cittadina, in larga parte femminile.
Quando l’arte entra in casa
Ceramica, vetro, tessuti, oggetti: la mostra insiste su un’idea che attraversa il secolo, quella di un’arte che esce dai musei per entrare nelle abitazioni e negli spazi pubblici. Nelle sezioni dedicate agli anni Venti e Trenta emergono figure come Felice Casorati, Lionello Venturi e Carlo Mollino, ciascuno impegnato a cercare una forma nuova dell’arte, capace di vivere negli oggetti di tutti i giorni. Accanto alla pittura e alla scultura, tra le arti applicate compaiono modelli di automobili, giocattoli, bambole, a ricordare quanto il moderno sia passato anche dalle mani dei bambini.
Il corpo, nel frattempo, cambia. Le linee degli abiti si semplificano e seguono corpi in movimento, la città ridisegnata dal razionalismo fa spazio a un’emancipazione soprattutto femminile, il corpo dello sport e dell’aria aperta lascia poi il posto al rigore dei codici e, con la guerra, alla sobrietà imposta dalla scarsità.
Dalle Esposizioni a Italia 61
Il racconto copre ottant’anni in cui è successo moltissimo, e lo fa senza pretendere di esaurirli. Un nucleo di opere prestate dalla GAM di Torino costituisce la colonna vertebrale della mostra, a cui si aggiungono lavori conservati in città e provenienti da collezioni private. L’intento dichiarato è offrire spunti e suggestioni, aprire argomenti più che chiuderli.
Nel dopoguerra la città guarda all’arte internazionale, tra le mostre Francia Italia, l’arrivo di Michel Tapié e il fiorire delle gallerie, fino a una scena in cui compaiono nomi come Carol Rama e Merz. Il traguardo è Italia 61, nel centenario dell’Unità, con quasi cinque milioni di visitatori. Torino celebra il futuro, mentre il futuro cambia il suo volto.
Il corpo, oggi
C’è un’ultima ragione per cui questa mostra parla al presente. Il corpo è uno dei temi su cui il contemporaneo continua a interrogarsi, tra arte, performance e teatro, e guardare a come Torino lo ha vestito, disciplinato e liberato aiuta a capire come lo si racconta adesso. Una città che si è reinventata più volte offre, in fondo, un buon modo per ripensare anche le nostre trasformazioni.
