Fino al 28 febbraio 2027, allo Spazio Varesina 204, settanta scatti guardano al lavoro del fotografo britannico attraverso due parole sole, ironia e amore, tra vacanze affollate, coppie annoiate e autoritratti kitsch
Fino al 28 febbraio 2027, nel Milano Certosa District, lo Spazio Varesina 204 ospita “Martin Parr. Ironia & Amore: istruzioni per una vita felice”, a cura di Arianna Rinaldo. La mostra è prodotta e organizzata da Varesina 204, da un progetto di Monstrum e YourPictureditor, e porta a Milano settanta fotografie scattate in oltre trent’anni, tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio.
Il titolo dichiara un metodo. Parr è stato per tutta la carriera un osservatore ironico e partecipe, e la mostra lo riassume in un binomio che diventa anche una possibile chiave di lettura della vita e delle sue contraddizioni, da affrontare con leggerezza e coinvolgimento. Il percorso non segue la cronologia. Si costruisce attorno a ciò che attraversa tutto il suo lavoro, cioè la curiosità per gli esseri umani e il gusto di trovare qualcosa di inatteso nelle situazioni più comuni.
La vacanza come geografia universale
Il primo nucleo della mostra porta nei luoghi in cui le persone si concedono una pausa dalla quotidianità: spiagge, località turistiche, piste da sci, monumenti presi d’assalto. Dalle spiagge di Benidorm alle piste svizzere, dalle piramidi d’Egitto a quelle maya del Messico, Martin Parr osserva come si abita il tempo libero e finisce per disegnare una mappa comune a tutte le latitudini. Tornano spesso gli inglesi, presenza fissa del suo sguardo, colti nelle abitudini e nelle piccole eccentricità.
Le immagini arrivano da alcuni dei suoi libri più noti, tra cui “Common Sense”, “Sign of the Times” e “The Last Resort”. È in queste pagine che si vede meglio il suo talento: partire da una scena ordinaria e, grazie a un dettaglio o a un gesto, farle dire qualcosa di più ampio sulla società.
Coppie annoiate e amore popolare
Dalla dimensione collettiva si passa a quella intima. La sezione sull’amore ruota attorno alla serie “Bored Couples”, dove Parr ritrae coppie alle prese con una quotidianità in cui la complicità sembra essersi consumata. Tra gli scatti compaiono anche quelli con la moglie, e il fotografo entra così nel mondo che ha sempre osservato.
Per contrasto, intorno a queste coppie si compone una celebrazione dell’amore sentimentale e popolare: baci, abbracci, cuori, dolci e oggetti di estetica volutamente kitsch, in cui il romanticismo diventa rituale e immagine condivisa. Anche qui Parr non giudica. Mantiene quella miscela di distanza e partecipazione che rende il suo sguardo subito riconoscibile.
Dall’altra parte dell’obiettivo
A chiudere il percorso sono gli autoritratti. Dopo una vita dietro la macchina fotografica, Martin Parr si fa fotografare in diversi luoghi e situazioni, spesso come un turista qualsiasi davanti a un monumento, in uno studio scenografico o in un Photo Booth a tema turistico, con uno stile volutamente kitsch. Diventa così uno dei personaggi delle proprie immagini, ultimo rovesciamento di un lavoro costruito sull’osservazione degli altri.
La stessa possibilità è offerta ai visitatori, che potranno farsi fotografare in scenari ispirati a quelli delle immagini di Parr e diventare per qualche istante protagonisti della mostra.
Il mondo, senza retorica
Ironico e colorato, Martin Parr resta uno dei fotografi britannici più celebri per il modo in cui ha raccontato il quotidiano. La sua è una narrazione quasi antropologica della società contemporanea, in particolare di quella occidentale ed europea, con le sue pieghe più contraddittorie, restituita da una cronaca fotografica tagliente, senza filtri e lontana dalla retorica, a volte con un sarcasmo pungente. Gli bastano una spiaggia affollata, una coppia, un turista, un gesto quotidiano. E, naturalmente, un po’ di ironia.
Martin Parr e la fotografia
Nato a Epsom, nel Surrey, nel 1952 e scomparso a Bristol nel 2025, Parr ha attraversato più di cinquant’anni di storia della fotografia, lasciando un segno profondo in quella contemporanea. L’interesse per la macchina fotografica nasce da bambino, incoraggiato dal nonno George, fotografo amatoriale. Tra il 1970 e il 1973 studia fotografia al Manchester Polytechnic.
Nel 1994 entra a far parte dell’agenzia Magnum, di cui sarà presidente dal 2013 al 2017. Nel 2013 diventa visiting professor di fotografia alla University of Ulster. Al lavoro di fotografo affianca quello di curatore, dirigendo il festival di Arles nel 2004 e la Brighton Biennial nel 2010. Le sue opere sono conservate in istituzioni come la Tate, il Centre Pompidou e il Museum of Modern Art di New York, e nel 2019 la National Portrait Gallery di Londra gli ha dedicato la grande mostra “Only Human”.
Nel 1999 il suo progetto “Common Sense” è entrato nel Guinness World Records: il 1° aprile fu presentato in contemporanea in 41 gallerie del mondo, per toccare poi 44 sedi complessive tra marzo e maggio. Nel 2021 è stato nominato CBE, Commander of the Order of the British Empire, e nel 2024 ha ricevuto il Lifetime Achievement Award del La Gacilly-Baden Photo Festival ed è entrato nella International Photography Hall of Fame. Nel 2017 ha fondato a Bristol la Martin Parr Foundation, dedicata alla conservazione e alla valorizzazione della fotografia britannica.
